Sulla scorta dell’apertura di Giorgetti a possibili ridimensionamenti delle spese belliche, la maggioranza parlamentare ha messo nero su bianco l’ipotesi di impegnare l’esecutivo a promuovere una revisione dell’obiettivo di spendere il 5% del PIL in armi entro il 2035 nell’ambito degli impegni presi con la NATO. Lo ha fatto con una mozione firmata dai veterani di partito e dai medesimi capigruppo della triade governativa al Senato, in cui quello del 5% veniva definito un «obiettivo irrealistico», che comporta un impegno di una portata tale «da non potere essere affrontato con improvvisazione». Una manciata di ore dopo la presentazione del testo, tuttavia, il passaggio relativo al riarmo è scomparso: la mozione ripulita è stata approvata e l’impegno preso in sede NATO resta. L’improvvisa retromarcia non è passata inosservata, con le opposizioni che hanno colto la palla al balzo e accusato l’esecutivo di incoerenza, chiedendosi chi abbia imposto ai senatori un dietrofront che odora di spaccatura tra governo e parlamento.
La mozione affronta il tema della crisi economica tessendo le lodi alle misure messe in atto dal governo e impegnandolo a concentrarsi sulla priorità del momento: l’energia. Le richieste approvate dal Senato sono sette: consolidare la catena di approvvigionamento; continuare a proporre misure di contenimento delle spese dei cittadini; impegnarsi in sede europea a richiedere deroghe al patto di stabilità per gli interventi sull’energia; rafforzare la produzione domestica di rinnovabili e integrarle con gas e nucleare; candidare l’Italia come hub energetico mediterraneo per lo sviluppo integrato di gas, rinnovabili, idrogeno verde e materie prime critiche; promuovere l’inclusione delle spese per infrastrutture energetiche e transizione nel computo delle capacità di investimento relative al piano di riarmo europeo. Il testo originale ne conteneva, appunto, un ottavo: «mantenere un impegno realistico e credibile in ambito NATO, confermando il raggiungimento del 2 per cento del PIL per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali, includendo nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche, al fine di garantire una difesa collettiva efficace senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici».
La premessa della mozione originale riservava notevole spazio alla questione della difesa, intrecciandola con il tema dell’energia: «L’Unione europea ha posto al centro difesa e sicurezza, con strumenti come “Readiness 2030”; l’Italia ha contribuito in modo determinante, raggiungendo nel 2025 l’obiettivo del 2 per cento del PIL per la spesa per la difesa, circa 45 miliardi di euro, in linea con gli impegni NATO e con una visione pragmatica che rifiuta obiettivi irrealistici al 5 per cento ma rafforza la componente di infrastrutture critiche e sicurezza energetica», si legge nel testo. «Un impegno di tale portata non può essere affrontato con improvvisazione, né sulla base di logiche emergenziali, potendo, al contrario, tale obiettivo diventare un’opportunità per modernizzare le infrastrutture critiche del Paese, per rafforzare il settore industriale, per investire in tecnologie, con ricadute civili importanti». Quello che serve, continua il testo, è una revisione delle regole europee orientata agli investimenti in energia e sicurezza che mantenga «un approccio realistico alla spesa per la difesa», perché «la sicurezza energetica è oggi parte integrante della difesa nazionale e europea» e «gli investimenti in infrastrutture, diversificazione, rinnovabili e nuove tecnologie costituiscono la vera “prima linea” di protezione dei cittadini e delle imprese dai ricatti geopolitici»; senza simili interventi, il rischio è che l’Europa rimanga «intrappolata in una spirale di bassa crescita e dipendenza». Il testo approvato taglia interamente queste considerazioni, centrali all’interno dell’economia della mozione.
Non è chiaro per quale motivo il testo della mozione sia stato modificato tanto radicalmente: «Era una mozione sull’energia. Quel punto era del tutto estraneo», ha commentato una autorevole fonte parlamentare all’agenzia di stampa Adnkronos, sorvolando sugli svariati passaggi in cui il tema dell’energia veniva messo in relazione proprio all’aumento delle spese militari. L’esecutivo, continua l’agenzia, sarebbe addirittura stato all’oscuro della versione iniziale del testo: «Nessuno del governo sapeva nulla», ha commentato una fonte governativa, aggiungendo che dopo la diffusione del testo sulla stampa i vertici di governo avrebbero fatto pressioni per rimuovere la parte relativa al riarmo per evitare scontri con Trump. Nonostante ciò, dai banchi di Palazzo Madama, i capigruppo hanno rivendicato le modifiche al testo, appellandosi alla estraneità del «tema» rispetto al resto della mozione e alla sua «delicatezza».





Semel criminalis semper criminalis.
Bravi, Mentre la gente morirà di fame… Faranno la fine di Mussolini ai quali molti sono legati, compreso il PD