Al 7 aprile 2026, le carceri italiane risultano occupate da 63.940 persone a fronte di 46.331 posti regolarmente disponibili: significa che ben 17.607 detenuti eccedono la capienza, con un indice di sovraffollamento che è ormai pari al 138%. Il dato è inserito nel rapporto del Garante nazionale sui diritti delle persone private della libertà personale, che ha delineato un sistema stabilmente oltre soglia. La pressione non riguarda solo i grandi numeri nazionali, distribuendosi in modo assai diseguale sul territorio, fino a trasformare alcuni istituti in luoghi di vera emergenza gestionale.
Il rapporto del Garante mostra nel dettaglio la geografia del sovraffollamento. In Puglia il tasso di affollamento raggiunge il 175%, in Lombardia supera il 157%, mentre Veneto e Molise si attestano oltre il 148%. L’unica regione al di sotto del 100% è la Valle d’Aosta. Quattro istituti penitenziari superano addirittura il 200% della capienza: Lucca tocca il 242% (qui si contano 242 detenuti ogni 100 posti), Foggia il 220%, Brescia Canton Monbello il 208% e Lodi il 206%. Solo 23 strutture carcerarie su 189 operano sotto la soglia regolamentare. Il fenomeno, peraltro, non accenna a diminuire nel tempo: nell’ultimo anno hanno fatto ingresso in galera 41.633 individui, mentre ne sono usciti solo 29.972, con un saldo negativo di oltre 11mila unità. Un deficit che alimenta la spirale del sovraffollamento e compromette la tenuta dell’intero sistema.
Rispetto alle specificità della popolazione in detenzione, dal rapporto si constata come il 76,1% sconti una condanna definitiva, mentre oltre il 22% sia ancora in attesa di giudizio. Gli stranieri rappresentano il 31,5% del totale (20.124 persone), con una netta predominanza di extracomunitari (86,6%). La loro presenza è più elevata tra i giovani e tra chi aspetta il primo giudizio (37%). Le regioni del Nord registrano le percentuali più alte, con punte in Trentino-Alto Adige, Liguria e Veneto, mentre al Sud l’incidenza è decisamente più bassa. Gli uomini sono 61.142, pari al 95,62%, mentre le donne sono 2.798, il 4,38%. Dal punto di vista dei reati, i delitti contro il patrimonio (23,6%) e contro la persona (18,7%) sono le categorie più frequenti, seguiti dalla legge sugli stupefacenti (13,9%).
Oltre la metà dei detenuti (51,1%) ha una pena residua inferiore ai tre anni: si tratta di 24.873 persone. Al netto dei reati che impediscono l’accesso alle misure alternative, circa 20.900 individui – quasi un terzo della popolazione carceraria – potrebbero teoricamente scontare la pena fuori dalle mura. Eppure, tra aprile 2025 e aprile 2026, le uscite in misura alternativa sono state 18.902: un numero significativo, ma ancora insufficiente a contenere la pressione. Emerge anche un altro dato delicato: nel sistema penitenziario vivono 21 madri con 25 bambini al seguito, quasi la metà dei quali stranieri. Un intreccio di esigenze di sicurezza e diritti fondamentali che rende ancora più urgente ripensare le politiche detentive.
L’analisi riassuntiva sul mondo carcerario riferita al 2025, pubblicata all’inizio dell’anno corrente dall’associazione Antigone, ha testimoniato come l’affollamento estremo negli istituti penitenziari si traduca in violazioni quotidiane della dignità dei detenuti. «Nel 42,9% delle 120 carceri visitate, e delle 71 schede di cui sono già stati elaborati i dati – ha attestato la ricerca – non sono garantiti i 3 metri quadrati di spazio vitale per persona». Le carenze strutturali sono pervasive: nel 10% degli istituti il riscaldamento non era sempre funzionante, nel 45,1% si riscontravano problemi con l’acqua calda o condizioni igieniche inadeguate, e oltre la metà delle carceri (56,3%) presenta ancora celle prive di doccia, nonostante il regolamento del 2000 ne preveda l’obbligatorietà. Vengono meno anche gli spazi fondamentali per un trattamento rieducativo: il report ha confermato come, in un’alta percentuale di istituti, manchino locali per la socialità, per la scuola e per le attività lavorative.




