“Mille volte il nome di Putin: nei file Epstein riemerge l’ombra del ricatto di Mosca”; “Perché Trump è l’asset perfetto di Putin”; “Epstein gestiva il patrimonio di Putin?”. Sono alcuni dei titoli che la stampa mainstream ha dedicato a un presunto rapporto intercorso tra Jeffrey Epsein e il Cremlino, lasciando addirittura intendere che il finanziere di Brooklyn fosse un “asset russo” e che la sua rete di intrighi e ricatti fosse eterodiretta da Mosca. Dai tre milioni di nuovi documenti pubblicati dal Dipartimento della Giustizia statunitense il 30 gennaio 2026, emergono tracce di contatti intensi con il mondo russo, ma nulla di concreto nei riguardi di Vladimir Putin, il cui nome compare 996 volte. Questa fitta ricorrenza nei files ha alimentato titoli sensazionalistici e ipotesi suggestive su un fantomatico legame tra il presidente russo ed Epstein. Un’analisi rigorosa dei documenti mostra, tuttavia, come la stragrande maggioranza di queste occorrenze derivi da ritagli di stampa allegati ai fascicoli, non da comunicazioni dirette o rapporti personali. Nei materiali ufficiali del Dipartimento di Giustizia americano non esiste alcuna prova documentale che Epstein abbia mai incontrato il leader russo, né che tra i due sia esistito un qualsivoglia legame operativo, politico o di intelligence. Questo approfondimento è parte del nuovo lavoro che la redazione de L’Indipendente sta compiendo per esaminare cosa i documenti desecretati degli Epstein Files dicono realmente: Epstein Files. I documenti verificati che fano tremare le élite globali.
Per il Daily Mail Epstein era un “asset russo”
Nonostante l’assenza di prove, alcuni media hanno suggerito che Epstein fosse addirittura una spia russa. Il Daily Mail, ad esempio, nell’articolo dal titolo eloquente, Epstein’s sex empire was “KGB honeytrap”, basa la propria tesi su due sole menzioni indirette del nome Putin nelle e-mail, ammettendo però, che «non esiste alcuna evidenza documentaria che colleghi Putin e le sue spie direttamente alle attività illecite di Epstein». La speculazione nasce più dal bisogno di spiegare lo stile di vita ultraricco di Epstein «in contrasto con la sua carriera di finanziere», che da fatti verificabili. Un’e-mail dell’11 settembre 2011 cita un non meglio identificato “Igor”, secondo cui Epstein avrebbe parlato di un appuntamento con Putin durante un viaggio in Russia. Ma il Daily Mail stesso non è in grado di verificare né il viaggio né l’incontro. Un altro scambio del 2014 con l’imprenditore e venture capitalist giapponese Joi Ito riporta: «Ehi Jeffrey, non sono riuscito a convincere Reid a modificare il suo programma per andare a incontrare Putin con te», riferendosi a Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn, amico di Epstein. Anche questo incontro viene successivamente cancellato.
Una teoria che non regge
La teoria di Epstein come “uomo del Cremlino” viene ulteriormente indebolita da una mail cruciale inviata l’11 gennaio 2012 dal medico e investitore che ha ricoperto il ruolo di consulente capo per la scienza e la tecnologia di Bill Gates, Boris Nikolic, a Epstein, nel contesto del World Economic Forum. Nikolic scrive: «Dovremmo andare presto in Russia e tu dovresti incontrare il mio amico Ilya Ponomarev. È un membro della Duma e lui e Alyona (la sua fidanzata molto intelligente e carina =)) sono i principali organizzatori dell’insurrezione contro Putin. Rappresenta la regione di Novosibirsk ma vive a Mosca. Ho paura di cosa potrebbe succedergli. La posta in gioco è enorme. Potrebbe rimpiazzare Putin e diventare presidente lui stesso (prima o poi) se non viene ucciso prima. È super pericoloso – hai qualche idea su come aiutarlo???».
Un’ossessione a senso unico
Le e-mail private di Epstein, soprattutto tra il 2010 e il 2018, rivelano piuttosto una sequenza ripetuta di tentativi falliti di avvicinamento al Cremlino. Il finanziere appare ossessionato dall’idea di incontrare Putin, percepito come un interlocutore strategico su investimenti, economia e potere globale. Un ruolo centrale è attribuito all’ex primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland, all’epoca figura influente nei circuiti diplomatici europei.
Uno dei documenti più interessanti è del 21 maggio 2013. Epstein scrive all’ex premier israeliano Ehud Barak affermando: «Putin ha chiesto che lo incontrassi a San Pietroburgo nello stesso periodo della sua conferenza economica. Gli ho detto no. Se vuole incontrarmi, dovrà riservare tempo reale e privacy, vediamo cosa succede». La frase, spesso decontestualizzata, è stata utilizzata da testate come il New York Post per sostenere che Putin “implorasse” un incontro con Epstein e che quest’ultimo lavorasse come una superspia (se la ricostruzione dei media fosse esatta, non si capisce perché Epstein avrebbe liquidato il “suo capo”, negandogli udienza). In realtà, il testo dimostra che è Epstein a costruire una narrativa auto-celebrativa, attribuendosi un ruolo di importanza che i documenti non confermano.
Le mail con Jagland
Nello stesso anno, Epstein insiste con Jagland affinché sollevi la questione durante una visita ufficiale a Mosca. In una mail scrive: «So che incontrerai Putin il 20. È disperato e vuole investire nel suo Paese… Ho la sua soluzione». Anche qui, il linguaggio è rivelatore: Epstein si presenta come detentore di una “soluzione” salvifica per la Russia, rafforzando l’immagine narcisistica che emerge costantemente dalla sua corrispondenza. Le mail successive, però, mostrano assenza totale di riscontri: nessuna risposta, nessun avanzamento, nessun invito ufficiale.
Nel gennaio 2014, Jagland informa Epstein che incontrerà Putin a Sochi e gli chiede: «Perché non vieni?». I documenti non indicano che Epstein abbia dato seguito all’invito. Pochi mesi dopo, nel luglio 2014, un contatto riferisce di non essere riuscito a convincere una terza persona a modificare i piani «per andare a incontrare Putin con te». Anche in questo caso, nessun incontro ha luogo. Le richieste continuano: nel luglio 2015 Epstein chiede ancora a Jagland di aiutarlo a organizzare un incontro «per parlare di economia»; tentativi analoghi emergono nel 2016, nel 2017 e persino nel giugno 2018, quando Epstein scrive laconicamente: «Mi piacerebbe incontrare Putin». Tutti senza esito.




NULLA
Putin non e’ ricattabile con le diavolerie della elitte.
Ecco il vero motivo della guerra.