lunedì 5 Gennaio 2026

Stragi del ’92: il giudice ordina nuove indagini sui mandanti esterni, i pm si oppongono

Sulle stragi del 1992 si riapre per l’ennesima volta la partita, all’insegna di uno scontro istituzionale senza precedenti. Per la seconda volta dal 2022, il gip di Caltanissetta, Graziella Luparello, ha infatti deciso di opporsi alla richiesta di archiviazione della Procura nissena sui mandanti esterni degli attentati, ordinando ulteriori indagini. I pm hanno però reagito ricorrendo in Cassazione contro il provvedimento, giudicato “abnorme”, rifiutandosi di porre in essere attività urgenti. Sullo sfondo, gli elementi sempre più centrali sul possibile ruolo dell’eversione di destra e dei servizi deviati dietro la pianificazione e l’esecuzione degli attentati di Capaci e via D’Amelio.

Nel suo provvedimento, tra le altre indagini, la gip Luparello ordinava anche «attività a sorpresa», dunque connotate da forte urgenza, che però i magistrati non hanno eseguito, avendo preferito presentare ricorso alla Suprema Corte contro il rigetto della stessa Luparello. Chiaro il rischio: bruciare indagini che potrebbero essere essenziali – attraverso atti non ripetibili – per avvicinarsi alla verità. In seguito alla richiesta di archiviazione da parte della Procura, Luparello in estate aveva riaperto la camera di Consiglio su richiesta dell’avvocato di Salvatore Borsellino, Fabio Repici, che aveva depositato una nota in cui si evinceva che Paolo Borsellino fosse interessato al collaboratore Alberto Lo Cicero, braccio destro del boss di San Lorenzo Mariano Tullio Troia – condannato per l’attentato del 23 maggio ’92, detto “‘U Mussolini” per le sue simpatie di estrema destra e, a detta di Lo Cicero, legato al capo di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie. A provarlo sarebbe infatti un verbale, risalente a una riunione andata in scena a Palermo il 15 giugno 1992, alla quale presero parte cinque magistrati, tra cui Borsellino. Dal documento si evidenzia come i giudici presenti si scambiarono informazioni legate alla strage di Capaci e alle intercettazioni disposte nei confronti di Lo Cicero

Inoltre, nella puntata andata in onda ieri sera, la trasmissione Report ha trasmesso un audio inedito di un interrogatorio del 5 giugno 2007, in cui Lo Cicero racconta al pm Gianfranco Donadio i sopralluoghi attribuiti a Stefano Delle Chiaie sui luoghi della strage di Capaci. Lo Cicero ha affermato di aver visto Delle Chiaie a Palermo nel ’92, in contatto con ambienti mafiosi e con il boss Mariano Troia, e di aver riferito sospetti e movimenti anomali a Paolo Borsellino. A rispondere alle domande del pm c’è anche Maria Romeo, compagna di Lo Cicero e sorella dell’autista di Delle Chiaie. Il 9 dicembre scorso, audito in Commissione Antimafia, il Procuratore di Caltanissetta, Raffaele De Luca, aveva affermato che «l’ipotesi della pista nera per quanto riguarda le stragi di mafia del 1992, legata al terrorista Stefano delle Chiaie, vale zero tagliato». Evidentemente, la gip non la pensa così.

Nel frattempo, è arrivata un’altra notizia: il 2 gennaio Fabio Repici ha diffidato i pm nisseni a «eseguire senza indugio» le indagini, in particolare «l’attività a sorpresa». «La Procura, con iniziativa inusitata, ha proposto ricorso per Cassazione», ha scritto l’avvocato nella diffida, ma «non esiste alcuna possibilità per cui la Procura della Repubblica possa omettere l’espletamento delle ulteriori indagini ordinate dal Giudice». Addirittura, secondo Repici, «l’eventuale inazione del pm integrerebbe le fattispecie delittuose di cui agli artt. 328 e 378 cp», ovvero rifiuto di atti di ufficio e favoreggiamento. «A fronte di quanto ascoltato nella puntata di Report, per quanto portato avanti dalla Procura di Caltanissetta non si può più parlare di depistaggio ma di vero e proprio occultamento delle prove – ha scritto in un comunicato Salvatore Borsellino –. E la deposizione del Procuratore De Luca alla Commissione Parlamentare Antimafia, non secretata, si configura come un atto pubblico di sottomissione ai voleri del Governo di eliminare e nascondere la partecipazione dell’eversione di destra alle stragi di Capaci e di Via D’Amelio». Il clima, dunque, si fa sempre più rovente.

Nel maggio del 2022, respingendo la prima richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, Luparello aveva dato impulso a nuove indagini ed esplicitato anche i “binari” sui quali far convogliare le energie investigative dei pm: la possibile rilevanza della «pista ‘istituzionale’», incentrata sul «concorso nelle stragi di personaggi delle istituzioni deviate, eventualmente organizzati in organismi paramilitari», quella della «pista nera», che evidenzi le possibili «collusioni tra mafia siciliana ed esponenti di destra eversiva» nell’ambito della «lettura coordinata dei diversi delitti eccellenti degli anni ’80-’90», ma anche quella dell’eventuale presenza «di un anello di carattere politico individuabile in un personaggio o in un partito politico che potrebbe aver concorso a definire la strategia della tensione, allo scopo di legarsi, in un reciproco ‘do ut des’, a Cosa Nostra».

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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