sabato 6 Dicembre 2025

Il Corriere e la matematica della propaganda: i conti (sbagliati) sulla guerra in Ucraina

Il 2025 è stato l’anno più nero dell’esercito russo in Ucraina: 80.000 soldati morti in 9 mesi. Così titola Federico Fubini sul Corriere della Sera, l’8 novembre, consegnando al lettore l’immagine di una Russia esausta e sull’orlo del collasso. L’articolo prova a presentarsi come un’analisi corredata da numeri e citazioni di fonti apparentemente indipendenti come Meduza e Mediazona. In realtà, dietro la freddezza del dato, si nasconde una narrazione volta a convincere il lettore che Kiev stia vincendo, mentre Mosca sferra l’assedio a Pokrovsk: cifre decontestualizzate, stime manipolate, percentuali che non tornano. È un racconto che, evocando la nostalgia di chi ha creduto che i russi combattessero a dorso di mulo, a mani nude, senza calzini e con le pale, si allinea perfettamente alla linea atlantista dei grandi media italiani, trasformando l’informazione in uno strumento di conferma ideologica.

Fubini attribuisce a Meduza e Mediazona la stima di 65.000 morti russi tra dicembre 2024 e agosto 2025. Tuttavia, il rapporto congiunto dei due media indipendenti, pubblicato il 29 agosto 2025, basato su registri pubblici, necrologi e fonti ufficiali, riporta dati diversi. Nel testo non compare alcuna stima specifica di 65.000 morti per il periodo dicembre-agosto, né viene suggerito un incremento di 80.000 unità entro ottobre. Al contrario, gli autori precisano che le cifre più recenti sono “intrinsecamente incerte”, poiché i dati degli «ultimi sei-otto mesi» risentono dei ritardi burocratici nella registrazione dei decessi e di lacune significative nelle fonti locali. In altre parole, il rapporto non fornisce un numero “ufficiale” del governo russo, ma una stima basata su fonti indirette e analisi statistiche e invita alla prudenza: le ultime stime vanno lette come tendenze, non come numeri certi. Fubini ignora queste cautele e trasforma una stima con margini d’errore in una certezza numerica. L’effetto è potente ma ingannevole: il lettore crede di trovarsi di fronte a una verità scientifica, mentre si tratta di una proiezione arbitraria. È un classico meccanismo mediatico: prendere un dato provvisorio, decontestualizzarlo e presentarlo come prova – in questo caso della disfatta russa.

Nel tentativo di rendere più incisiva la sua analisi, Fubini cita poi l’Institute for the Study of War (ISW), sostenendo che la Russia avrebbe conquistato 2.700 chilometri quadrati di territorio ucraino in dieci mesi, equivalenti allo 0,73% del Paese. Tuttavia, nessuno di questi numeri compare nei rapporti dell’ISW. Nel suo aggiornamento del 30 agosto 2025, l’istituto statunitense stima guadagni territoriali russi pari a circa 2.300 chilometri quadrati, mentre per l’intero 2024 indica un totale di circa 4.100 chilometri quadrati. Inoltre, la percentuale indicata da Fubini è matematicamente errata: l’Ucraina ha una superficie di circa 603.700 chilometri quadrati e 2.700 corrispondono allo 0,45%, non allo 0,73%. L’ISW, nei suoi report, non traduce mai i dati territoriali in percentuali e non li collega al numero di perdite umane. Quella che ne deriva è un’elaborazione giornalistica costruita unendo categorie differenti – morti, feriti, stime OSINT e proiezioni politiche – per creare un rapporto numerico a effetto. Quella che viene presentata come un’analisi basata su dati militari è in realtà una semplificazione narrativa, dove le cifre diventano strumenti retorici per rafforzare un messaggio politico: la sproporzione tra i sacrifici russi e i risultati ottenuti sul campo.

A completare il quadro, Fubini descrive un’economia russa “ferma”, incapace di sostenere lo sforzo bellico, ma anche qui i dati lo smentiscono. Secondo l’International Monetary Fund (IMF), la crescita del PIL russo nel 2025 è stimata intorno all’1%, dopo un’espansione del 4,3% circa nel 2024. L’occupazione ufficiale mostra un tasso di disoccupazione al 2,2%–2,4% nei primi mesi del 2025, un livello storico (anche se la situazione reale del mercato del lavoro è complessa e presenta fragilità). L’economia, pur segnata dalle sanzioni e dall’aumento della spesa militare, non è dunque ferma. Non è la prima volta che Federico Fubini, oggi vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, finisce al centro delle polemiche per il suo modo di piegare l’informazione alle logiche del potere. Nel 2019, ammise di aver taciuto la notizia dei bambini greci morti di fame per le politiche della Troika, per non offrire “una clava agli antieuropei”. Da allora, la linea non è cambiata. Di recente, in un’intervista a Roberto Cingolani, Fubini si è distinto più per il tono difensivo che per lo spirito critico. Non è nemmeno la prima volta che smentisce con foga che la Russia stia vincendo. In un confronto televisivo con Marco Travaglio a maggio 2025, Fubini aveva già sostenuto che la Russia fosse “allo stremo” nella guerra in Ucraina, citando perdite di circa 200.000 effettivi e problemi severi di reclutamento. Ora torna a recitare lo stesso copione: scegliere i numeri che servono, ignorare quelli che disturbano, vergando una pedagogia geopolitica, che confonde la verità con la versione autorizzata dei fatti.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

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