In Europa, nessuno ricicla quanto l’Italia. Con un tasso di riciclaggio complessivo pari al 76,5% nel 2022, che ci porta al vertice della classifica, e un utilizzo circolare dei materiali che ha raggiunto il 20,8% nel 2023 – quasi il doppio della media europea, secondi solo ai Paesi Bassi – il nostro Paese si conferma tra i migliori esempi di economia circolare su scala continentale. Lo certificano due fonti ufficiali: il nuovo Rapporto UNIRIMA 2025 e la Relazione sullo Stato dell’Ambiente pubblicata da ISPRA. Insieme restituiscono l’immagine di un sistema industriale capace non solo di ridurre gli sprechi, ma di rimettere in circolo materiali che, altrove, finiscono in discarica.
Nel dettaglio, l’Italia ha superato con ampio margine gli obiettivi fissati dall’Unione Europea per molti flussi di rifiuti. Gli imballaggi sono stati riciclati al 75,6% nel 2023, ben oltre il target UE del 65% previsto per il 2025. La plastica, pur restando tra i materiali più complessi da trattare, si avvicina al traguardo del 50% con un tasso del 49%. Ancora meglio va con i rifiuti urbani: la quota di raccolta differenziata e riciclo ha toccato il 50,8%, superando sia la media europea (48,2%) che l’obiettivo fissato dall’Europa per il 2020.Anche i rifiuti elettronici fanno registrare risultati significativi. Nel 2023 sono state raccolte oltre 510.000 tonnellate di RAEE. Di queste, più dell’84% è stato riciclato o preparato per il riutilizzo, mentre quasi il 94% è stato recuperato complessivamente. Si tratta di materiali ad alto valore, dai metalli rari alle componenti elettroniche, che, se gestiti correttamente, possono ridurre la dipendenza da forniture esterne e limitare l’impatto ambientale.
A rendere possibile tutto questo è un sistema organizzato e capillare, fatto di piattaforme ecologiche, impianti specializzati, centri di raccolta e operatori logistici distribuiti su tutto il territorio. Ma a sostenere questo primato c’è anche un forte investimento in innovazione. Secondo l’eco-innovation index, l’Italia ha raggiunto un punteggio di 150, superando di 20 punti la media europea. Il dato include indicatori come brevetti, tecnologie a basso impatto ambientale, intensità delle emissioni, ma anche la capacità del sistema economico di assorbire e implementare soluzioni sostenibili. Un altro segnale di quanto la transizione circolare non sia solo ambientale, ma anche tecnologica ed economica.
Nel frattempo cresce anche l’uso delle cosiddette “materie prime seconde”, ovvero quei materiali riciclati che tornano a essere impiegati nei cicli produttivi al posto delle risorse vergini. Questo riduce l’estrazione di nuove materie, limita le emissioni climalteranti e rafforza la resilienza del sistema industriale. Gli si affiancano altri trend virtuosi, come l’espansione dell’agricoltura biologica, il consumo crescente di energia da fonti rinnovabili e l’aumento delle aree protette gestite in modo sostenibile.
Restano tuttavia settori in ritardo, come il legno, i tessili e i materiali da costruzione, ancora lontani da un’effettiva circolarità. E la plastica monouso continua a rappresentare un problema visibile, soprattutto lungo le coste: nel 2023 sono stati registrati in media 250 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia, contro un obiettivo europeo di appena 20.




Un buon impulso per non metterci, come al solito, la croce addosso da soli…
Non siamo quindi i soliti cazzoni ma credo anche che potremmo fare molto di più.