Una comunità di pescatori messicani ha piantato quasi due milioni di mangrovie

Dopo vari tentativi ed errori, una comunità di pescatori messicani ha trovato la chiave per riforestare un ecosistema di mangrovie nel villaggio di El Delgadito all’interno della Riserva della Biosfera di El Vizcaíno, una delle più grandi aree protette del Paese. Negli anni, i pescatori locali hanno in particolare condotto una serie di esperimenti per trovare il metodo migliore per riforestare le foreste di mangrovie in declino nell’area, per poi scegliere una tecnica di semina diretta che riproduce i modelli naturali. Ad oggi sono state messe a dimora con successo quasi 2 milioni di mangrovie, favorendo in larga misura il recupero dell’intero ecosistema e quindi della funzione protettiva svolta da tali foreste contro inondazioni e uragani.

Il più del merito va però riconosciuto alla passione e alla determinazione di David Borbón, un pescatore senza formazione accademica che ha sviluppato il metodo per la piantumazione delle mangrovie osservando direttamente i cicli naturali di queste piante. Con il supporto della moglie Ana María Peralta e della figlia Ana María Borbón Murillo, l’uomo ha iniziato le sue sperimentazioni nel 2008, affrontando difficoltà come le temperature sempre più elevate in un contesto già di per sé semidesertico, tipico dell’area in cui sorge El Delgadito. Il risultato è stato straordinario: oltre 1,8 milioni di mangrovie piantate con un tasso di sopravvivenza variabile tra il 92 e il 94%. «Il progetto di Borbón è una misura efficace di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico», ha dichiarato Marco Antonio Gonzalez Viscarra, direttore della riserva di El Vizcaíno. Secondo l’Atlante del Rischio dello Stato della Baja California Sur, uno strumento creato per promuovere una gestione integrata del rischio, El Delgadito è classificato come un’area a “rischio molto elevato” per cicloni tropicali e mareggiate.

Le mangrovie, a lungo considerate degli ostacoli dai pescatori, si sono rivelate vitali per la protezione costiera e la biodiversità. Durante i devastanti uragani del 2022 e 2023, come Kay e Hilary, le mangrovie hanno ridotto l’impatto delle onde e dei venti, salvando El Delgadito dalla distruzione totale. «Se non fosse stato per le mangrovie, il villaggio non esisterebbe più», ha riferito un esperto che ha visitato la zona dopo le tempeste. Oltre a garantire la sicurezza alimentare locale e la protezione dagli uragani, le mangrovie di El Delgadito hanno anche fornito ad alcuni membri della comunità una fonte di occupazione. Nonostante le sfide legate al cambiamento climatico e alla burocrazia per ottenere finanziamenti, la comunità continua a lavorare per espandere il progetto. Oggi Borbón collabora con 14 persone regolarmente impiegate e ha formato oltre cento volontari. L’ultimo passo è stata la creazione della Fondazione Sudcaliforniana per la Conservazione e il Ripristino delle Zone Umide, con la quale spera di garantire risorse dirette per proseguire la sua ambiziosa missione.

[di Simone Valeri]

 

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