sabato 20 Luglio 2024

Sardegna, i comitati lanciano la “rivolta degli ulivi” contro la speculazione energetica

Piantare ulivi contro l’esproprio indiscriminato e coattivo delle terre. Restituire alla terra le piante estirpate dagli interessi delle aziende. Le radici come emblema della lotta. Questo il senso dietro la sollevazione popolare nata spontaneamente nel giro di poche ore nelle campagne di Selargius, in Sardegna, rinominata sin da subito “la rivolta degli ulivi”. Qui, sabato scorso, un cittadino è stato vittima di un esproprio coattivo. Si era rifiutato di vendere le proprie terre a Terna, l’azienda incaricata di effettuare i lavori per la messa in funzione del Tyrrhenian Link, il lungo cavo che collegherà la Sardegna alla penisola per trasportare l’energia elettrica prodotta dall’eolico sull’isola. In tutta risposta, l’azienda ha iniziato a estirpare gli ulivi piantati sui terreni in modo coatto. La reazione del territorio è stata immediata: un centinaio di persone si sono trovate sul posto, per impedire all’azienda di continuare. È nato così un presidio permanente, che intende resistere contro la «violenza inaudita» e la «prepotenza senza pari» di chi sta cercando di appropriarsi di queste terre.

Le ruspe di Terna hanno iniziato a sradicare gli ulivi nei terreni di Gianluca Melis lo scorso 6 luglio. Proprio nelle sue terre, di proprietà della sua famiglia da generazioni, dovrebbe infatti sorgere la parte finale del Tyrrhenian Link. Si tratta, come spiega il sito del  ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, di «un’opera strategica per il sistema elettrico italiano nell’ambito degli obiettivi di transizione energetici fissati dal Piano Nazionale». Tramite la realizzazione di due linee elettriche sottomarine, della lunghezza complessiva di 950 km, il Tyrrhenian Link collegherà Sicilia e Sardegna alla terraferma, per permettere il trasporto dell’energia prodotta dagli impianti eolici. Presente nel Piano di sviluppo della rete elettrica nazionale da Terna dal 2018, l’infrastruttura dovrebbe entrare pienamente in funzione nel 2028 – un primo tratto dovrebbe essere operativo già a partire dalla fine del 2025.

Tuttavia, come spesso accade, la realizzazione di grandi opere nel nome di una “superiore” esigenza nazionale si ripercuote pesantemente sui territori, dove i cittadini si trovano ad affrontare vere e proprie devastazioni ambientali. La popolazione sarda da tempo denuncia come tra le pieghe della transizione energetica si nasconda una speculazione che saccheggia un territorio già martoriato dalla presenza (anch’essa imposta) delle basi militari e dei poligoni di tiro. «La transizione energetica deve essere ecologica e giusta. Vogliamo dare il nostro contributo per la difesa del pianeta ma lo vogliamo fare in una posizione di parità, non ci sono cittadini e territori di categoria inferiore» hanno dichiarato i comitati nel corso di una delle innumerevoli manifestazioni di protesta svoltesi in questi mesi.

Così, quando è iniziato l’esproprio delle terre di Melis, i cittadini sono immediatamente accorsi per occupare i territori e fermare l’azione di Terna. Sin da subito si è cercato di proteggere quello che era rimasto delle radici delle piante di ulivo sradicate dalle ruspe e lasciate appositamente al sole, denunciano i cittadini, per causarne la morte definitiva. Nelle ore successive il movimento ha acquisito dimensioni sempre maggiori, con persone giunte da ogni parte dell’isola per portare il proprio contributo. Così è nata quella che è stata rinominata la “Rivolta degli Ulivi”. Grazie all’aiuto degli agronomi, sono state selezionate una serie di piante in grado di resistere alle alte temperature di questi giorni, da piantare di fronte alla stazione di Terna in modo da rendere il luogo «il simbolo della nostra resistenza sarda». «La nostra lotta è simboleggiata dalle radici», scrivono i cittadini, «quelle sarde che non si possono estirpare. Arrivano oggi altri rinforzi da ogni luogo. Arrivano da tutta la Sardegna con alberi e cisterne, con braccia e determinazione, con fierezza e gesto di fratellanza».

«Non c’è nessun intento punitivo nei confronti della transizione ecologica che, ricordo, deve avvenire – ha spiegato la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde – La questione è che noi dobbiamo decidere del nostro territorio, dove fare gli impianti, dove dislocarli e come questi impianti devono essere utili rispetto al Piano energetico regionale». Todde ha poi proseguito: «Noi abbiamo un consumo di 1,5 gigawatt annui; il Tyrrhenian Link ne trasporta 3 e noi abbiamo richieste per più di 58 gigawatt, quindi il tema è veramente preoccupante. Si tratta di un’occupazione fuori misura. Quindi, noi vogliamo ovviamente rispettare le norme europee, vogliamo metterci nel contesto in cui questi impianti devono servire all’industria e ai cittadini». Proprio per questo motivo, la giunta regionale sarda ha approvato nelle scorse settimane un disegno di legge che introduce il divieto di realizzare nuovi impianti di produzione e accumulo di energia elettrica da fonti rinnovabili che causano direttamente nuova occupazione di suolo per 18 mesi.

[di Valeria Casolaro]

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