sabato 20 Luglio 2024

A Gaza sono stati uccisi altri cinque giornalisti

Continua ad allungarsi la lista di giornalisti trucidati negli attacchi delle forze israeliane sulla Striscia di Gaza. Negli ultimi giorni, infatti, sono stati uccisi ben cinque cronisti nell’ambito di raid paralleli effettuati dall’IDF: sabato scorso, l’ufficio stampa del governo di Gaza ha dichiarato che gli attacchi hanno provocato la morte di tre giornalisti nel campo profughi di Nuseirat, situato nel mezzo della Striscia di Gaza, a cinque chilometri da Deir al-Balah; nelle stesse ore, altri due giornalisti sono rimasti uccisi a Gaza City a causa di un bombardamento dell’esercito di Tel Aviv. È così salito ad almeno 158 unità il numero di operatori dei media uccisi dal 7 ottobre a oggi nella Striscia di Gaza, considerata «il luogo più pericoloso della terra» per i cronisti. Che, come denunciato dal Sindacato dei giornalisti palestinesi, sarebbero diventati dei veri e propri bersagli nel mirino dell’esercito israeliano.

Le persone uccise a Nuseirat sono i coniugi palestinesi Amjad Jahjouh e Wafa Abu Dabaan, entrambi giornalisti – il primo della Palestine Media Agency, la seconda della Islamic University Radio di Gaza – che hanno perso la vita insieme ai loro figli. A essere ucciso nel medesimo attacco è stato anche Rizq Abu Ashkian, collega di Jahjouh. A Gaza City sono invece morti i cronisti palestinesi Saadi Madoukh e Ahmed Sukkar, nella cornice di un bombardamento israeliano che ha preso di mira l’abitazione della famiglia Madoukh, che sorgeva nel quartiere Daraj. L’intensificarsi dei bombardamenti sulla Striscia non ha fatto che peggiorare numeri già incredibilmente eloquenti. Ormai da mesi, la guerra di Israele a Gaza è considerato il conflitto più mortale per i giornalisti e gli operatori dei media del mondo, avendo partorito il più alto numero di vittime dei media in un periodo di tempo così breve, ma, ad esclusione della guerra in Iraq – che comunque, a tre anni dal suo inizio, ne contava “solo” 71 –, anche in termini assoluti: la guerra in Vietnam ne contò in tutto 63, la guerra di Corea 17 e la Seconda Guerra Mondiale 69. La Federazione Internazionale dei Giornalisti ha attestato che, nel 2023, il 68% dei giornalisti e degli operatori dei media uccisi nel mondo hanno perso la vita nel conflitto di Gaza.

La giornalista Shuruq As’ad, membro del Sindacato dei giornalisti palestinesi e corrispondente di Radio Montecarlo, ha recentemente affermato senza mezzi termini che, a Gaza, i giornalisti «sono diventati dei veri e propri bersagli», avendo molti di loro «ricevuto delle minacce, telefonate in cui veniva loro detto “vi seguiamo, sappiamo dove siete e avete 48 ore per andarvene”». «La maggior parte dei miei colleghi sono sfollati e hanno perso le loro famiglie – ha aggiunto Shuruq As’ad –. Le loro case e i luoghi di lavoro sono stati completamente distrutti e ovviamente sono stati sottoposti a un trauma, le cui conseguenze si faranno sentire a lungo. Praticamente tutti gli uffici che ospitano i media, 24 stazioni radio e 84 redazioni, sono stati colpiti dalle bombe, anche quelle di agenzie come France Press, Reuters e diversi canali della televisione araba. Moltissimi colleghi sono stati feriti, ma non riusciamo a dare numeri precisi, per la difficoltà di far uscire le informazioni».

Negli ultimi mesi, Reporters sans frontières ha presentato due denunce alla Corte penale internazionale – formalmente appoggiate anche dalla Federazione nazionale della stampa italiana – per crimini di guerra commessi ai danni dei giornalisti palestinesi a Gaza dall’esercito israeliano. Nella prima denuncia hanno in particolare trovato menzione i casi di 9 giornalisti uccisi dal 7 ottobre e due feriti nell’esercizio delle loro funzioni e la distruzione intenzionale, totale o parziale, delle sedi di più di 50 organi di stampa a Gaza. Nella seconda denuncia, Reporters sans frontières ha citato la morte di sette giornalisti palestinesi, uccisi nella Striscia tra il 22 ottobre e il 15 dicembre, chiedendo alla procura internazionale di indagare più intensamente su tutti i giornalisti palestinesi uccisi dal 7 ottobre dall’IDF. Per Rsf, infatti, «gli attacchi subiti dai giornalisti palestinesi a Gaza corrispondono alla definizione data dal diritto internazionale umanitario di un attacco indiscriminato e costituiscono pertanto crimini di guerra ai sensi dell’articolo 8.2.b. dello Statuto di Roma».

[di Stefano Baudino]

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