sabato 20 Luglio 2024

L’ONU ha dichiarato Israele responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità

Un rapporto della Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite, accusa sia le autorità israeliane che quelle palestinesi di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il rapporto indica che le autorità israeliane sono responsabili di tali crimini durante le operazioni militari e gli attacchi a Gaza a partire dal 7 ottobre 2023. Allo stesso tempo, i gruppi armati palestinesi sono ritenuti responsabili di crimini di guerra commessi in Israele. Questa indagine, la prima delle Nazioni Unite sugli eventi dal 7 ottobre 2023, si basa su interviste con vittime e testimoni, sia a distanza che durante missioni in Turchia e in Egitto. Oltre alle testimonianze, sono stati presentati e verificati migliaia di elementi open-source tramite analisi forensi avanzate, immagini satellitari e rapporti medici forensi. Il rapporto sottolinea inoltre che Israele ha ostacolato le indagini, impedendo l’accesso della Commissione al proprio territorio e ai Territori palestinesi occupati.

Il rapporto della Commissione verrà presentato in occasione del 56esimo Consiglio per i Diritti dell’Uomo, che si terrà a Ginevra il 19 giugno. Secondo quanto scritto sul comunicato stampa delle Nazioni Unite, il documento verrà accompagnato da altri due distinti rapporti, uno sull’attacco del 7 ottobre, e un altro sulle operazioni militari israeliane fino alla fine del 2023. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, le autorità israeliane sarebbero responsabili dei crimini di guerra di “impiego della fame come metodo di guerra, omicidio o uccisione intenzionale, attacco intenzionale contro civili e beni civili, trasferimento forzato, violenza sessuale, tortura e trattamenti inumani o crudeli, detenzione arbitraria e oltraggi alla dignità personale”. Il braccio armato di Hamas e “altri sei gruppi armati palestinesi” sarebbero invece responsabili dei crimini di guerra di “attacchi diretti contro i civili, omicidio o uccisione volontaria, tortura, trattamento disumano o crudele, distruzione o confisca dei beni di un avversario, attentati alla dignità personale e presa di ostaggi, compresi bambini”.

Il documento delle Nazioni Unite non è stato ben accolto dalle autorità israeliane. La missione diplomatica di Israele a Ginevra ha a tal proposito pubblicato un post sul social network X in cui definisce il rapporto ONU come una “accusa abominevole e immorale”, che rifletterebbe “la sistematica discriminazione anti-israeliana di questa Commissione d’inchiesta, nata nel peccato, nel 2021, mentre Hamas lanciava razzi sui civili israeliani”; con questo riferimento, la missione israeliana a Ginevra intende richiamare gli attacchi che portarono all’inaugurazione della operazione delle Forze di Difesa Israeliane Guardiani delle Mura: si tratta degli stessi scontri che, secondo l’ONG umanitaria B’Tselem, avrebbero causato 9 morti israeliani, e 232 palestinesi. Le parole della missione israeliana ricalcano le solite accuse che le autorità di Tel Aviv lanciano sull’ONU e su altre organizzazioni internazionali da mesi. Non è infatti la prima volta che vengono redatti rapporti che denunciano le azioni che Israele sta portando avanti in questo momento a Gaza, tra il documento “Anatomia di un genocidio” di Francesca Albanese, i vari ordini di misure per “prevenire il genocidio” da parte della Corte Internazionale di Giustizia, e la richiesta di mandati d’arresto per Netanyahu e Gallant da parte del procuratore della Corte Penale Internazionale.

Tanti sono poi i Paesi che hanno chiamato un cessate il fuoco, mozione recentemente adottata anche dall’ONU attraverso una risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Nonostante ciò, Israele ha continuato, e continua, a bombardare a tappeto la Striscia e a portare avanti la propria azione militare. A oggi, secondo il Ministero della Sanità di Gaza i morti a partire dal 7 ottobre sarebbero oltre 37.200, mentre i feriti sarebbero poco meno di 85.000; procedono inoltre silentemente i raid in Cisgiordania, tra Jenin, Nablus, ed Hebron, dove solo negli ultimi giorni si stanno intensificando gli scontri con le milizie armate e le aggressioni dei coloni.

[di Dario Lucisano]

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