lunedì 24 Giugno 2024

Il procuratore della CPI ha chiesto mandati d’arresto per i vertici di Israele e di Hamas

Kharim Khan, procuratore presso la Corte Penale Internazionale, ha richiesto che vengano emessi mandati d’arresto nei confronti dei vertici di Hamas e del governo israeliano, a causa di quanto accaduto nel corso degli eventi del 7 ottobre 2023 e nei mesi successivi. Se nei confronti di Hamas vengono contestati crimini quali omicidi, violenze sessuali e di vario genere e il rapimento degli ostaggi, nei confronti del primo ministro Netanyahu e del ministro degli Esteri Yoav Gallant pendono diversi capi d’accusa che hanno a che fare con il trattamento disumano cui la popolazione civile di Gaza è sottoposta ormai da quasi otto mesi. Netanyahu ha definito la decisione della Corte «uno scandalo», mostrandosi intenzionato a non interrompere la propria offensiva contro la Striscia di Gaza. Seppure la Corte non abbia giurisdizione sullo Stato di Israele (non essendo questo firmatario dello Statuto di Roma, come anche gli Stati Uniti), il regolamento dell’organo prevede l’obbligo, per gli Stati firmatari, di eseguire mandati d’arresto sul proprio territorio, cosa che renderà difficile per il primo ministro israeliano muoversi al di fuori dei confini del proprio Paese. A partire dal 5 febbraio 2021, inoltre, la Corte è autorizzata a esercitare la propria giurisdizione nei territori di Gaza e Cisgiordania (inclusa Gerusalemme Est). La richiesta sembra esprimere l’ennesimo segnale di stanchezza da parte dell’Occidente nei confronti della politica israeliana, dopo otto mesi di aggressione militare contro la popolazione civile di Gaza, ridotta ormai allo stremo e sull’orlo della carestia.

Le accuse della Corte sono rivolte, in particolare, a Yahya Sinwar (a capo di Hamas), Mohammed Diab Ibrahim al-Masri (noto come Deif, comandante in capo dell’ala militare di Hamas) e Ismail Haniyeh (capo dell’ufficio politico di Hamas), ritenuti responsabili di crimini di guerra e crimini contro l’umanità quali lo sterminio, l’omicidio, la presa di ostaggi, lo stupro ed altri atti di violenza sessuale, tortura e altri trattamenti «inumani» e «crudeli». I tre soggetti sono ritenuti penalmente responsabili dell’uccisione di «centinaia di civili israeliani» nel corso degli attacchi armati del 7 ottobre 2023, nonchè di aver preso in ostaggio 245 persone. Insieme ad essi, vengono poi ritenuti colpevoli anche Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, e Yoav Gallant, ministro della Difesa. Nei loro confronti sono state formulate accuse di crimini di guerra, commessi «sul territorio dello Stato di Palestina (nella Striscia di Gaza) almeno dall’8 ottobre 2023». Tra questi vi sono l’affamare la popolazione come strategia di guerra, il «causare intenzionalmente grandi sofferenze, o gravi lesioni al corpo o alla salute», l’«uccisione intenzionale» e gli «attacchi intenzionalmente diretti contro la popolazione civile», lo sterminio, la persecuzione e altri «atti inumani». Le prove raccolte dimostrerebbero che «Israele ha intenzionalmente e sistematicamente privato la popolazione civile in tutte le zone di Gaza di oggetti indispensabili alla sopravvivenza umana». Questo è avvenuto con «l’assedio totale di Gaza, che ha comportato la chiusura totale dei tre valichi di frontiera, Rafah, Kelem Shalom ed Erez», limitando in questo modo «il trasferimento di rifornimenti essenziali – compresi cibo e medicine». Con l’assedio sono anche state interrotte le condutture idriche transfrontaliere da Israele a Gaza, unica fonte di acqua potabile per i palestinesi della Striscia. Tutto questo è stato fatto non solo, sostiene Khan, per far rientrare gli ostaggi ed eliminare Hamas, ma per imporre alla popolazione palestinese («percepita come una minaccia da Israele») una «punizione collettiva». Gli effetti di tutto ciò (malnutrizione, disidratazione, «profonde sofferenze» e l’aumento costante del numero di morti, tra i quali neonati, bambini e donne) sono «acuti, visibili e ampiamente noti». Il diritto a difendersi dello Stato di Israele, specifica l’ufficio, «non esime Israele o qualsiasi altro Stato dall’obbligo di rispettare il diritto universale umanitario». In questo contesto, i mezzi impiegati da Israele per raggiungere i propri obiettivi militari a Gaza sono «criminali».

Il procuratore Khan ha anche sottolineato la necessità che smettano gli atti di intimidazione nei confronti del suo ufficio. Non è la prima volta, d’altronde, che i funzionari della CPI vengono minacciati per aver svolto il proprio lavoro, in particolare quando le indagini hanno riguardato l’operato di Paesi occidentali (quali gli Stati Uniti e il Regno Unito). Ed è d’altronde proprio sull’appoggio di Biden che Netanyahu conta per eludere il mandato di arresto. Nelle scorse settimane, il primo ministro israeliano aveva infatti minacciato gli Stati Uniti che una eventuale mossa in questo senso da parte della CPI avrebbe avuto come conseguenza una maggiore pressione nei confronti dell’Autorità Palestinese, che sarebbe così stata ridotta al collasso.

La Corte Penale Internazionale ha sede a l’Aja, nei Paesi Bassi. Il suo ruolo è occuparsi di alcune fattispecie di crimini che riguardano la comunità internazionale, ovvero i crimini contro l’umanità, il crimine di aggressione, i crimini di guerra e il genocidio. La Corte – la quale può avviare processi contro i singoli individui, ma non contro interi Stati – ha base giuridica nello Statuto di Roma, che ad oggi è stato ratificato da 123 Paesi in tutto il mondo. Tra i grandi assenti dalla ratifica vi sono Stati Uniti, Russia, Cina e Israele. Una volta emesso un mandato di arresto, gli Stati firmatari dello Statuto sono obbligati ad eseguirlo quando il soggetto si trovi sul loro territorio. Questo potrebbe rendere molto difficili gli spostamenti del primo ministro Netanyahu e del ministro Gallant al di fuori di Israele. Grazie ad apposite procedure, inoltre, i poteri della Corte possono essere estesi al territorio di uno Stato non facente parte. Si tratta quindi di uno strumento potenzialmente molto utile per punire chi si macchi di reati contro l’umanità di particolare gravità. Comunque si proceda in futuro, la decisione della Corte ha senza dubbio un forte valore simbolico, che sottolinea la stanchezza di una parte dell’Occidente nei confronti della politica militare di Israele contro Gaza, giunta quasi al suo ottavo mese e costata la vita ad oltre 35 mila civili.

[di Valeria Casolaro]

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1 commento

  1. Tutti sappiamo che i capi d’Hamas e d’Israele sono assassini prezzolati e tutti sappiamo che Netanyahu e compagni di merenda sono puri assassini che esistono solo per il sostegno USA e UK e il servilismo EU e sappiamo che contemporaneamente per il petrolio forniscono i fondi che poi vanno a sostenere Hamas.
    Biden Capitan tentenna, finge di disapprovare e li sostiene, meraviglia che la Corte non chieda l’arresto sopratutto per lui perdendo così ogni credibilità.

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