lunedì 24 Giugno 2024

L’Ue ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia sulle plastiche monouso

La Commissione europea ha deciso di aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia, inviando una lettera di messa in mora al nostro Paese, poiché non avrebbe recepito “pienamente e correttamente” la direttiva sulla messa al bando della plastica monouso (direttiva Ue 2019/904) e perché avrebbe violato gli obblighi previsti dalla direttiva sulla trasparenza del mercato unico (direttiva (UE) 2015/1535). L’Italia ha ora due mesi di tempo per fornire le proprie risposte all’istituzione europea e colmare le lacune da essa evidenziate. Se la risposta non sarà ritenuta soddisfacente, la Commissione potrebbe decidere di portare avanti la procedura con l’invio di un parere motivato.

La finalità della direttiva europea sulla plastica monouso, che è stata accolta dall’Italia attraverso il Dlgs. 196/2021, è la prevenzione degli impatti e la riduzione di prodotti di plastica per la tutela dell’ambiente – in particolare delle aree marine – e della salute umana, nonché per la promozione della transizione verso un’economia circolare. Sulla base di quanto si legge nell’avviso della Commissione Europea, il nostro Paese avrebbe violato le regole procedurali delineate dal provvedimento adottando la legislazione che ha recepito la direttiva nel periodo di standstill, cioè mentre era ancora in corso il dialogo con la Commissione. Nello specifico, il testo con cui la direttiva era stata recepita aveva messo al bando oggetti monouso in plastica anche “oxo-degradabile” – cioè le materie plastiche che contengono additivi che, con l’ossidazione, vedono la frammentazione della materia plastica in microframmenti –, ma la Commissione ha ritenuto che non sono state recepite nella maniera corretta una serie di disposizioni del provvedimento, il che ne influenza la portata e l’applicazione.

La direttiva era stata recepita nella cornice di un lungo braccio di ferro tra il governo Draghi e le istituzioni europee. In particolare, la procedura d’infrazione dovrebbe riguardare l’introduzione di deroghe specifiche rispetto alla messa sul mercato di prodotti che non erano previste all’interno della direttiva, ovvero quelli monouso in plastica biodegradabile e compostabile e quelli con rivestimento in plastica non superiore al 10% del peso totale. Recependo la direttiva europea, l’Italia ha infatti completamente escluso dal bando le plastiche usa e getta che possono essere trasformate in fertilizzante compost, chiedendo di riconsiderare le linee guida della Commissione per l’applicazione della direttiva sulle plastiche monouso; inoltre, seppure la direttiva non avesse menzionato la carta plastificata (ovvero con un contenuto di polimero inferiore al 10% del peso totale), le linee guida approvate a maggio 2021 avevano esteso il divieto anche a tale prodotto. La nostra nazione infatti produce grandi quantità di carta plastificata ed i lavoratori del settore packaging cartaceo sono 50.000: allargando il divieto anche ad essa si mette ovviamente in crisi l’industria cartaria italiana, il che si aggiunge ai colpi inferti dalle restanti decisioni sulle plastiche monouso contenute nella direttiva, in quanto l’Italia detiene il 60% del mercato europeo dell’usa e getta con 280 aziende ed un fatturato annuale da 815 milioni di euro.

[di Stefano Baudino]

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