domenica 19 Maggio 2024

Bruxelles ha approvato la versione definitiva della politica agricola comune

Il Consiglio dell’Unione Europea, rimuovendo alcune delle misure più contestate dalle associazioni degli agricoltori, ha approvato in via definitiva la revisione della Politica Agricola Comune (PAC). Dalla proposta di revisione al via libera sono passati meno di due mesi, un record per gli iter legislativi comunitari. La versione definitiva delle misure che guideranno le politiche agricole comunitarie per i prossimi quattro anni, decidendo come stanziare i sussidi per il settore, è stata approvata da tutti gli Stati membri con la sola astensione della Germania. Nella soluzione di compromesso sono state ammorbidite alcune delle misure in favore dell’ambiente contenute nel testo originario. Tra le altre cose, la revisione prevede di eliminare completamente la destinazione di «una quota minima di terreno coltivabile ad aree non produttive», misura che le associazioni ambientaliste e gli esperti giudicavano necessaria per la tutela della biodiversità e della stessa agricoltura in un’ottica di lungo periodo. Decisione tanto più controversa perché andrà a beneficio dei grandi agricoltori, visto che le aziende con superfici coltivabili fino a 10 ettari erano già esonerate dalla misura.

Più nello specifico, dopo la deroga temporanea per tutto l’anno corrente, la revisione della PAC cancella definitivamente la destinazione di “una quota minima di terreno coltivabile ad aree non produttive” dallo standard 8 delle ‘Buone condizioni agronomiche e ambientali’ “pur mantenendo la protezione degli elementi paesaggistici esistenti”. Al riguardo, gli Stati membri dovrebbero offrire un sostegno agli agricoltori affinché mantengano una parte dei terreni coltivabili in stato non produttivo e per creare nuovi elementi paesaggistici. Per cui, gli agricoltori dovranno essere ricompensati per il ripristino di queste aree non produttive benefiche per la biodiversità. Previste inoltre, per determinate situazioni, specifiche esenzioni dalle norme sugli standard 5, 6 e 7, rispettivamente, “gestione della lavorazione del terreno”, “copertura del suolo” e “terreni a riposo”. Ad esempio, nel caso di condizioni particolari di terreni e sottosuoli, il requisito della rotazione delle colture potrà essere soddisfatto anche con la diversificazione della semina, una flessibilità che consentirebbe agli agricoltori colpiti da regolare siccità o da precipitazioni eccessive di dare seguito alla misura in modo più realistico. Una delle modifiche più significative è poi l’esenzione dai controlli di condizionalità e dalle sanzioni per le aziende agricole sotto i 10 ettari, una misura che riguarda il 65% dei beneficiari della PAC ma appena il 10% della superficie agricola totale. L’obiettivo sarebbe quello di alleggerire l’onere amministrativo legato ai controlli, tipicamente più elevato per le piccole aziende agricole rispetto a quelle più grandi.

Nessuna misura concreta invece sugli altri aspetti fortemente criticati specie dai piccoli agricoltori: ossia il caro prezzi e il monopolio della Grande Distribuzione. Al riguardo, l’UE si è limitata ad annunciare l’attivazione di un “osservatorio dei costi di produzione, dei margini e delle pratiche commerciali nella catena di approvvigionamento agroalimentare” e a promettere di realizzare, entro il 2025, una “valutazione dettagliata della direttiva sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare in vigore dal 2021”.

Le misure contenute nella revisione della PAC, si sommano poi al ritiro definitivo della proposta sull’uso sostenibile dei pesticidi. La norma che puntava a dimezzare l’uso dei fitofarmaci chimici più dannosi entro il 2030 è stata bloccata sul nascere dalla presidente della Commissione UE poche settimane dopo le prime proteste. Insomma, mentre le associazioni dei piccoli agricoltori chiedevano una rivoluzione delle politiche agricole, orientata a ristrutturare profondamente un sistema giudicato iniquo per i produttori quanto nocivo per l’ambiente; la risposta europea si è limitata a qualche piccola misura capace di far rientrare momentaneamente i malumori e le proteste, ma che verrà messa in campo a discapito della protezione ambientale nonché, come nel caso dei pesticidi, della salute dei consumatori.

[di Simone Valeri]

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