lunedì 24 Giugno 2024

Balneari, dal Consiglio di Stato ancora un no alle proroghe: “gare subito”

Il Consiglio di Stato il 30 aprile ha decretato con una sentenza che la proroga delle concessioni balneari al 31 dicembre 2024, concessa dal governo Meloni, è illegittima, in quanto rappresenta un rinnovo automatico al medesimo titolare su una concessione di bene pubblico, contrario al diritto europeo, in particolare alla cosiddetta direttiva Bolkestein. Palazzo Spada, sede del Consiglio, aveva già sottolineato il medesimo concetto cinque giorni dopo la proroga concessa dall’esecutivo Meloni, ma era rimasto inascoltato. Ora che la data di scadenza delle concessioni si sta avvicinando, insieme all’inizio della stagione, Palazzo Spada ha ribadito il concetto ordinando che si dia subito l’avvio ai nuovi bandi di gara. In particolare, il Consiglio ha disposto la disapplicazione di qualunque proroga rispetto alla scadenza del 31 dicembre 2023, sottolineando, inoltre, che la risorsa spiaggia «è sicuramente scarsa». Costatazione contestata e smentita dal governo con la mappatura del demanio marittimo conclusa lo scorso ottobre: l’obiettivo del governo era quello di dimostrare che in Italia c’è un’abbondante quantità di litorali disponibili, tale da permettere di avviare nuove imprese, in modo da garantire la concorrenza richiesta dall’Europa senza mettere a gara le concessioni esistenti. Un dato che però continua ad essere messo in discussione dal Consiglio e dai partiti di opposizione. Per questo, i giudici hanno sollecitato a «dare immediatamente corso alla procedura di gara per assegnare la concessione in un contesto realmente concorrenziale». Per quanto riguarda gli indennizzi ai concessionari uscenti, invece, Palazzo Spada non si è ancora pronunciato, ritenendo opportuno attendere una decisione della Corte di giustizia europea prima di emettere la propria pronuncia.

La questione ruota intorno alla direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi e alle decisioni che hanno preso in merito i diversi governi italiani, specialmente riguardo al rinnovo dei titoli demaniali. Recepita da Roma nel 2010 mediante decreto legislativo, la direttiva è stata applicata per la prima volta relativamente alle concessioni degli arenili con la legge sulla Concorrenza del 2021 del governo Draghi, la quale imponeva di riassegnare le concessioni tramite bandi pubblici entro la fine del 2024. Tuttavia, il governo Meloni ha deciso di prorogare di un anno la scadenza: la premier e il suo partito, Fratelli d’Italia, si sono infatti sempre dichiarati contrari alla direttiva europea, osteggiando anche la legge Draghi quando erano all’opposizione. Una volta al governo, però, Meloni non ha preso provvedimenti concreti, limitandosi a una proroga della scadenza del rinnovo automatico delle concessioni, senza peraltro varare il decreto attuativo che avrebbe dovuto disciplinare i bandi di gara, previsto dal precedente governo. Il risultato è che, col Consiglio di Stato che pressa per dare il via immediato ai bandi pubblici, ciascuna regione sta procedendo in ordine sparso, ossia secondo criteri arbitrari, finendo in alcuni casi per favorire inevitabilmente le grandi società di capitali che hanno una leva finanziaria maggiore rispetto ai piccoli imprenditori. In nome della concorrenza si rischia di favorire le grandi società di capitali e di stravolgere il modello turistico balneare a dimensione familiare che ha da sempre caratterizzato le coste italiane, rappresentandone un punto di forza, in favore di un turismo industriale standardizzato in cui non solo manca il rapporto diretto col cliente, ma in cui si finisce anche per accentrare ulteriormente ricchezza e possedimenti in poche mani, secondo i canoni del “credo” neoliberista.

Significativa in tal senso è la vicenda di Jesolo che ha visto la riassegnazione di tre stabilimenti a una neo-società – la CBS S.r.l. – guidata dal proprietario dell’azienda di calzature Geox, Mario Moretti Polegato, e che conferma il vuoto normativo e la poca chiarezza legislativa che si è venuta a creare in materia a causa delle contraddizioni tra il governo e il Consiglio di Stato. Senza un regolamento nazionale che disciplini i bandi di gara, il rischio è quello di favorire incondizionatamente le grandi società a scapito dei piccoli imprenditori la cui unica fonte di sussistenza è spesso rappresentata dall’attività balneare. L’amministrazione comunale della località veneta ha infatti disciplinato il bando di gara sulla base della legge regionale 33, che prevede nuovi affidamenti ventennali sulla base della presentazione di un piano di investimenti, con la possibilità, dunque, che le multinazionali si impadroniscano delle coste italiane.

Non sono mancate le reazioni alla sentenza del Consiglio di Stato da parte dei politici e, in particolare, degli esponenti di Fratelli d’Italia. Particolarmente dura la replica del deputato Fabio Rampelli, secondo il quale «La Bolkestein prevede che laddove esista un interesse economico strategico nazionale, lo Stato può disapplicare la direttiva che, comunque, esclude i balneari. Mentre il governo è impegnato nei negoziati con la Commissione Ue nel tentativo di strappare un compromesso quanto più favorevole al nostro sistema di eccellenza, la magistratura impone ai Comuni di disapplicare la proroga». Dalla parte del Consiglio, invece, si sono schierati i partiti di opposizione, mentre le associazioni di categoria si sono scagliate contro la sentenza dei giudici: con riferimento alla questione della “scarsità”, Antonio Capacchione, presidente Sib-Confcommercio, ha affermato che a recente sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, oltre a essere stata smentita dai dati di fatto accertati dai ministeri interessati, non è comunque definitiva, in quanto è pendente il ricorso alla Corte di Cassazione a sezioni unite». Mentre sembra essere in atto una sorta di battaglia tra il Consiglio e il governo, dunque, sono a rischio le coste italiane, ennesimo bene di Stato che potrebbe finire nelle mani di multinazionali sia italiane che straniere.

[di Giorgia Audiello]

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3 Commenti

    • hmm…veramente sono più che altro i partiti dell’opposizione che stanno dando ragione al consiglio di stato e alla liberalizzazione delle licenze, mi pare…fdi -almeno a parole- sta cercando di opporsi come può (tengo a precisare che non sono certo meloniano, ma come dire: diamo a cesare quel che è di cesare)

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