sabato 2 Marzo 2024

Free Europe: il vertice dei “sovranisti” di (quasi) tutta Europa a Firenze

Nel fine settimana appena trascorso si è svolto a Firenze il raduno dei leader dei partiti cosiddetti sovranisti di stampo conservatore d’Europa, riuniti sotto lo slogan “Lavoro, sicurezza, buonsenso”. Il convegno, organizzato in nome del gruppo Identità e Democrazia in vista delle elezioni europee del 2024, è stato coordinato da Marco Zanni, il leader leghista del gruppo, e ha visto tanti partecipanti di spicco a rappresentare i maggiori partiti nazionalisti d’Europa, seppur con un paio di vistose assenze. Tra queste spiccano in particolare i nomi di Marine Le Pen e quello di Geert Wilders, vertice dell’olandese Partito per la Libertà, appena risultato vincitore delle elezioni anticipate. I due, molto attesi in quanto rappresentanti dei due partiti di maggior peso del gruppo europeo Identità e Democrazia – lo stesso della Lega – si sono limitati a inviare un videomessaggio. Ad ogni modo la riunione di vertice, lasciando da parte il piano della polemica politica, è interessante da riportare in quanto ha rappresentato un momento in cui i partiti della destra sovranista hanno cercato punti comuni politici da portare avanti anche nella prospettiva di condurre battaglie comuni in Europa.

Al convegno hanno parlato di persona leader ed esponenti di spicco dei partiti di ultra-destra di Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Polonia e Repubblica Ceca, tutti esponenti di partiti euroscettici e spesso filorussi a cui sono stati affiancati gli interventi di Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas, Anna Cisint, sindaca di Monfalcone, e della giornalista conservatrice americana Ashley St. Claire. È invece risultato assente, oltre a Le Pen e Wilders, anche Andrea Ventura leader del partito portoghese Chega!, ora impegnato con un’inaspettata campagna elettorale a causa delle dimissioni del premier socialista Antonio Costa.

L’evento, più che delineare una vera e propria agenda, è stato una raccolta di interventi in preparazione delle elezioni, tanto che lo stesso tema del voto è stato più volte affrontato. Nel corso del convegno si è discusso di argomenti cari alla destra conservatrice ed euroscettica, e la maggior parte dei contributi si può riassumere elencandone qualche punto chiave in comune: dalle critiche all’Europa dei burocrati, che Le Pen definisce «tecnocratica e chiusa a Bruxelles» alla proposta di un nuovo modello di UE, incentrato sull’identità nazionale dei singoli paesi, legati tra loro dalle comuni radici cristiane. A tal proposito, il tema dell’immigrazione è risultato di fondamentale importanza, tanto da venir discusso anche da Wilders, che ha dichiarato che «l’eccessivo afflusso di migranti, come si è visto negli ultimi decenni, può diluire l’essenza stessa di ciò che ci rende ciò che siamo».
Proprio al concetto di identità, e in particolare di identità produttiva, ha fatto riferimento l’intervento di Piero Gattoni, incentrato sull’agricoltura, che ha definito «non solo un settore economico fondamentale per l’Europa, ma soprattutto un fattore identitario che sintetizza le tradizioni e i valori delle comunità locali». Riguardo a ciò, va sottolineato come la questione del rispetto del Green Deal sia stata discussa da molti degli interventi, i quali dopo avervi fatto riferimento sottolineandone l’importanza, vi hanno sempre accostato un proverbiale ma: sì, dunque, alla sostenibilità ecologica, ma accanto a una sostenibilità economica, che tradotto vuole dire, no agli eccessivi limiti produttivi, e in generale precedenza assoluta alla questione economica rispetto a quella ambientale, come già messo in campo dal governo italiano sotto lo slogan retorico di “ambientalismo non ideologico”. Un panorama rimarcato dal tedesco Tino Chrupalla, capo di Alternativa per la Germania, che ha ribadito il no alle strette sul mercato automobilistico.

Come ci si poteva aspettare non sono tardate le risposte all’evento, nonché le critiche, velate e non. Al di là delle ovvie schermaglie con gli avversari politici degli altri schieramenti, merita una menzione il battibecco all’interno del centro-destra con il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha criticato l’evento e Salvini che ha risposto domandando, in senso retorico, per quale ragioni Forza Italia governi con la Lega in Italia e poi trovi un controsenso governare con Le Pen in Europa. Nessuna presa di posizione ufficiale da parte della premier Giorgia Meloni, né dal suo partito Fratelli d’Italia, che marca in questo modo un nuovo grado di distanza dai vecchi compari della cosiddetta ultra-destra europea, proseguendo nel cammino – già ampiamente tracciato – di divenire una forza conservatrice ma non più euroscettica.

[di Dario Lucisano]

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