lunedì 4 Marzo 2024

I legami di Intesa San Paolo con l’industria bellica

Intesa Sanpaolo, la principale banca italiana, ha destinato 2,135 miliardi di dollari al comparto degli armamenti dal 2016 a oggi, distribuiti tra 1,75 miliardi in finanziamenti e 385 milioni in investimenti. Questa attività ha registrato una crescita del 52% nel 2022, coincidendo con l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina. Sono questi i dati emersi dal briefing Soldi a Grappolo, pubblicato da ReCommon in concomitanza con l’Aerospace & Defense Meeting. Si tratta dell’incontro dell’industria militare che si sta tenendo in questi giorni (28-30 Novembre) a Torino, città che sta assumendo sempre più importanza nel mercato del comparto bellico anche a causa della presenza sul territorio di Intesa San Paolo e di Leonardo, che investono massicciamente in questo settore.

La guerra come opportunità di fare business

Nel corso degli ultimi anni, i dati stanno mettendo in luce come le varie guerre vadano a rappresentare una situazione ottimale per la prosperità economica in settori industriali e finanziari specifici. La guerra in Ucraina e quella in Palestina si configurano, infatti, come una forza trainante e come un’opportunità per aumentare il prodotto interno lordo di diverse nazioni coinvolte con industrie belliche nella guerra. Questo fenomeno, purtroppo, non è una novità, poiché la storia ha sempre evidenziato importanti mobilitazioni sia industriali che finanziarie in risposta alle esigenze belliche.

In Italia, secondo il rapporto annuale della Presidenza del Consiglio sull’import ed export di armamenti, nel 2022 gli istituti bancari hanno concluso affari significativi nel settore della difesa, che ammontano a 9,5 miliardi di euro tra finanziamenti e garanzie, registrando un aumento del 26,6% rispetto al 2021.

Il coinvolgimento di Intesa San Paolo nel settore dell’industria militare 

Il rapporto di ReCommon mostra e denuncia il profondo coinvolgimento nel business delle armi della principale Banca italiana, ovvero di Intesa San Paolo. Nel corso del 2022, l’istituto bancario torinese ha registrato un aumento notevole del 52% negli investimenti rispetto all’anno precedente, soprattutto nei settori dell’industria militare e dei combustibili fossili. Questo incremento di finanziamenti è strettamente legato alle opportunità emerse dai vari conflitti, come quello in corso in Ucraina, Yemen e Palestina.

Tra i destinatari degli investimenti di Intesa San Paolo, infatti, figurano giganti dell’industria bellica a livello globale, tra cui la francese Thales, l’americana Raytheon e la tedesca Rheinmetall, tutti protagonisti nella fornitura di armamenti per il conflitto in Yemen, uno dei Paesi più poveri del Medio-oriente 

Leonardo: l’industria bellica privilegiata da Intesa San Paolo 

Ma la società nel campo dell’industria bellica sulla quale Intesa San Paolo investe maggiormente è l’italiana Leonardo spa, controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze e leader del settore militare e dell’aerospazio. Nel rapporto, infatti, si evidenzia che circa il 63% dei finanziamenti totali di Intesa Sanpaolo destinati al settore aerospaziale e della difesa, dal 2016 a oggi, è stato indirizzato verso Leonardo. Solo nel 2022, la filiale di Corso Inghilterra ha investito 30 milioni di dollari in questa società, che ha visto aumentare i propri utili del 58,5% nel 2022 soprattutto in seguito allo scoppio del conflitto in Ucraina.

Leonardo, inoltre, riveste un ruolo di notevole rilevanza anche a livello internazionale, emergendo come la prima società europea per i ricavi generati dalla vendita di armi e come la dodicesima a livello globale. Questa posizione di vertice è consolidata anche grazie al supporto delle istituzioni politiche europee. Secondo quanto riportato da ENAAT (Rete europea contro il commercio di armi), infatti, Leonardo si conferma come la principale beneficiaria dei fondi destinati alla ricerca e allo sviluppo militare messi a disposizione dall’Unione europea.

Analizzare gli accordi politico-economici e i flussi dei finanziamenti è fondamentale, in quanto porta alla luce il fatto che i governi, gli istituti finanziari e le industrie belliche collaborano e si arricchiscono sfruttando le situazioni di conflitto. 

L’aumento (illegale) della spesa militare in Europa 

La tendenza degli ultimi anni vede quindi aumentare gli investimenti pubblici e privati di governi, istituzioni europee e banche nei confronti delle industrie di armamenti. Secondo quanto riportato dall’ENAAT nel rapporto How the EU is funding arms dealers and corrupt corporations, nel 2017 l’Unione Europea ha approvato il finanziamento per la ricerca militare e lo sviluppo di nuove armi e tecnologie, superando la restrizione che impediva l’uso del bilancio comunitario per attività militari. Una somma superiore a mezzo miliardo di euro è stata destinata alla ricerca e sviluppo militare attraverso due programmi precursori: l’Azione Preparatoria per la Ricerca della Difesa (PADR), che finanzia progetti congiunti di ricerca militare, e il Programma Europeo di Sviluppo Industriale della Difesa (EDIDP), che sostiene lo sviluppo congiunto di armi e tecnologie militari. Per il periodo 2021-2027, il Fondo Europeo per la Difesa (EDF) completo ammonta a 8 miliardi di euro per progetti di ricerca e sviluppo. Gli obiettivi del Fondo includono lo sviluppo della prossima generazione di armamenti e il potenziamento della competitività globale dell’industria europea delle armi, incrementando la sua capacità di esportare armi all’estero. L’EDF e i suoi programmi precursori sono parte di un veloce processo di militarizzazione dell’UE, con limitata supervisione parlamentare.

L’Italia risulta essere il secondo Paese beneficiario dei fondi PADR e EDIDP, dietro alla Francia, mentre l’azienda privilegiata per la destinazione di questi soldi è proprio Leonardo, che se ne accaparra il 9,56% del totale. I principali Paesi in cui Leonardo vende ed esporta armi sono Israele, Nigeria, Burkina Faso e Pakistan. Secondo il Rapporto dell’ENAAT, inoltre, la corruzione, definita come l’abuso di potere per il guadagno privato, “è il fondamento su cui si basa il commercio globale di armi”. Un caso di corruzione che ha interessato Leonardo è quello relativo alla vendita di 12 elicotteri VVIP all’India. Leonardo distribuì fino a 51 milioni di euro ai funzionari indiani per influenzare l’accordo, manipolando quindi la gara a loro favore. Gli elicotteri, però, non erano in grado di volare alle alte altitudini necessarie per attraversare l’Himalaya. Funzionari di alto livello nel Paese esportatore furono processati, il che portò alla cancellazione del contratto.

I legami tra Leonardo e Israele

Anche con l’attuale guerra tra Israele e Hamas, le Banche e le industrie belliche occidentali stanno aumentando i propri investimenti e i propri profitti. Leonardo, infatti, nonostante la strage di migliaia di civili palestinesi innocenti, tra cui donne e bambini, continua a tessere accordi con le società dell’industria militare israeliana. A Giugno dell’anno scorso, Leonardo ha siglato un accordo con Rada Electronic industries, azienda israeliana leader nello sviluppo di Iron Dome, lo scudo antimissile di Israele. Inoltre, da 2 mesi prima, Leonardo fornisce alle forze armate israeliane anche elicotteri e, dal 30 Ottobre di quest’anno, l’esercito degli Stati Uniti d’America ha assegnato a Leonardo e a Elbit System, azienda israeliana nel settore della difesa, lo sviluppo di un nuovo sistema laser di tracciamento e di coordinamento per attacchi militari.

Torino e la città dell’Aerospazio

I legami tra Intesa San Paolo e Leonardo sono molto profondi, e questo si può osservare anche analizzando le politiche nella città di Torino, dove le due società presenziano e determinano gran parte delle attività economiche, sociali e culturali, entrando addirittura dentro le Università pubbliche. Il capoluogo piemontese, dove Intesa San Paolo ha la sede principale, infatti, ha un’importanza strategica fondamentale per Leonardo, che in Piemonte ha tre poli attivi nel business avionico e aeronautico a Torino, Caselle e Cameri, unico sito europeo, tra l’altro, in cui vengono assemblati e collaudati i caccia F-35.

In questi giorni, inoltre, in occasione del Aerospace & Defense Meeting, che si sta tenendo all’Oval di Lingotto a Torino, verrà lanciato il nuovo progetto di punta della Società Intesa San Paolo in collaborazione con Leonardo, che prevede la costruzione della Città dell’Aerospazio, un mega-polo orientato alla produzione di tecnologie e armamenti bellici. A rendere ancora più scandaloso il progetto è il legame, presente anche qui, tra politica e industria di armamenti. La Città dell’Aerospazio, progettata su un’area di 1 km quadrato che andrà ad ampliare gli spazi già esistenti di Leonardo, infatti, verrà finanziata con 1,15 miliardi di euro, il 49% dei quali provenienti dai fondi del PNRR. 

Le scappatoie di Intesa San Paolo per finanziare l’industria bellica

Il rapporto di ReCommon analizza anche la politica specifica di Intesa San Paolo nel settore dei “materiali di armamento”, anche se l’ultimo documento pubblico a riguardo risale al 2021. Da questo estratto di documento, emerge che Intesa San Paolo, in linea con il suo Codice Etico, si impegna a non incrementare le sue attività finanziarie legate alla produzione o commercializzazione di armi vietate dai Trattati Internazionali quali: armi nucleari, biologiche e chimiche, bombe a grappolo e a frammentazione, armi contenenti uranio impoverito e mine terrestri antipersona. Per quanto riguarda tutte le altre armi, invece, la policy della Banca limita l’attività di finanziamento per la produzione e commercializzazione di armamenti principalmente ai Paesi UE e alla NATO. In realtà, attraverso un processo di approvazione straordinario, Intesa San Paolo può consentire transazioni con Paesi non appartenenti all’Unione Europea o alla NATO alla condizione che vi siano programmi intergovernativi tra questi e l’Italia. 

Dalla lettura delle policy della Banca, denuncia ReCommon, emergono subito delle criticità e delle lacune che permettono all’Istituto di Corso Inghilterra di aggirare l’impegno e i vincoli nel settore degli armamenti. La prima lacuna, presente anche nelle politiche per l’ambiente ed il clima, è rappresentata dal fatto che gli impegni di Intesa sulle armi riguardano transazioni e finanziamenti ma non gli investimenti, attività principale dell’istituto bancario torinese. L’altra scappatoia riguarda il fatto che le policy sono legate esclusivamente alle singole “operazioni”, ma non vietano gli investimenti e i finanziamenti in società coinvolte nel settore bellicoQueste scappatoie, quindi, come denuncia ReCommon, “permettono ad Intesa San Paolo di continuare a foraggiare le casse di Leonardo e di altri colossi dell’industria bellica”.

Il modo in cui questi soldi vengono utilizzati non dovrebbe lasciare indifferenti: mentre infatti politici, industriali e finanzieri si arricchiscono ed aumentano vertiginosamente i propri profitti, in Europa milioni di persone vengono schiacciate dalla crisi energetica e inflazionistica derivante dai conflitti, mentre nei Paesi in guerra migliaia di civili innocenti perdono la vita, uccisi da armamenti prodotti in Occidente con il favore delle istituzioni europee.

[di Gioele Falsini]

 

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2 Commenti

  1. Che i fondi investiti in armamenti siano a grande ritorno di utile non ci piove sopra… ma, purtroppo, direttamente proporzionale a morti e distruzioni di massa, assurdi dal lato umano e poco convenienti dal lato ecologico!
    Ma che nessuno dica che non c’é modo migliore di avere rendimento senza provocare morte all’ingrosso e megadistruzione collettiva!
    Qualsiasi somma investita in tecnologie per l’energia pulita di qualsiasi specie (esclusa la nucleare, falsamente “pulita”) porterebbe a ritorno economico molto piu’ utile per la comunità e il suo benessere funzionale, politico, culturale, medico-preventiva, etc etc etc…
    Quanta energia mare-motrice si potrebbe ricavare dalla enorme corrente idraulica nello stretto fra Sicilia et Calabria? I fondi stanziati per il ponte (solo ed unico potere politico/mafioso ma senza alcun risultato sociale) se diretti verso la tecnologia di centrali elettriche sommerse non sarebbe una carta vincente e sui bisogni energetici europei e sulla vendita della tecnologia sviluppata in loco?
    Solo pensare ad altro che alla guerra e alla morte c’é maniera di accorgersi che si possono fare soldi a profusione in altri duemila modi: solo un po’ di fantasia… sottratta alla fantasia della morte e delle armi!!

  2. Sono correntista di Intesa San Paolo e mi chiedo se già esista o sia possibile creare un gruppo di correntisti che faccia pressione per una banca pulita, non connessa con il business delle armi e dell’oppressione– in Palestina ed altrove. Forse l’Indipendente potrebbe aiutare?

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