lunedì 4 Marzo 2024

Niente più glitter: l’ordinanza europea che vieta brillantini e microplastiche 

Quello che ci aspetta prossimamente sarà un Natale decisamente meno brillante. Colpa, o merito, dell’ultima direttiva dell’UE per limitare le micro plastiche aggiunte intenzionalmente ai prodotti. Entrata in vigore dal 15 ottobre, prevede che non si possano più commercializzare prodotti contenenti glitter, microsfere o altri componenti plastici che possono essere facilmente rilasciati nell’ambiente. Niente più barattolini di polvere plastica scintillante, ma nemmeno biglietti di auguri che brillano di polimeri di alluminio, creme, scrub e detergenti con elementi abrasivi sintetici, ma anche superfici sportive artificiali.

L’obiettivo é quello di limitare del 30% entro il 2030 la dispersione di microplastiche, quelle minuscole particelle sotto i 5mm che ormai intaccano la salute dell’ambiente (umani compresi), da anni. Si stima che, solo in Europa, vengano rilasciate ogni anno circa 42mila tonnellate di microplastiche aggiunte ai prodotti (oltre a quelle delle lavatrici e dell’inquinamento terreste e marino). Nel mare, invece, secondo un recente studio condotto da ricercatori brasiliani e pubblicato sulla rivista Aquatic Toxicology, ce ne sarebbero circa 8 milioni di tonnellate, tra glitter e suoi simili. Un pericolo sia per le microplastiche in sé, ma anche per le sostanze chimiche contenute e rilasciate nelle acque. Con questi numeri e con questa diffusione massiccia non dovrebbe stupire il ritrovamento di queste micro particelle addirittura nella placenta…

Quindi, in attesa di trovare soluzioni alternative e meno impattanti, scatta il divieto. Un’imposizione che non è piaciuta a molti, visto che quest’industria genera un volume d’affari di circa un miliardo di euro all’anno. Ma non é piaciuta nemmeno ai clienti, che nei giorni prima dell’entrata in vigore della direttiva hanno fatto incetta di particelle illuminanti. Le misure sono scattate immediatamente per tutta una serie di prodotti nei quali le particelle sono mescolate in maniera difficilmente separabile per ottenere particolari qualità abrasive o di consistenza, come detergenti, ammorbidenti, alcune medicine, giochi e materiale granulare usato per le superfici sportive. Per altri prodotti, invece, sono stati concessi alcuni anni (il divieto dovrebbe scattare in 4/12 anni, quindi ben oltre il 2030) per ripensarli in una maniera più sostenibile o trovare valide alternative.

Alternative ecologiche per non rimanere a corto di luminosità

Le alternative ecologiche ai glitter tradizionali, in realtà, sono già disponibili. A partire da quelle di sabbia colorata, semplici da realizzare e anche economiche. Stesso effetto si può ottenere con il sale marino, in grado di conferire ancora più brillantezza ai piccoli puntini colorati. Alternative meno casalinghe e facilmente reperibili nei negozi di artigianato sono le perle di vetro, spesso realizzate con materiali riciclati ed il BioGlitter™, un glitter biodegradabile ed ecologico che è altrettanto brillante e scintillante come i lustrini tradizionali. Disponibile in diversi colori e tipologie per vari usi, non è certo il solo della categoria; Geonature® è un glitter biodegradabile a base di un film di cellulosa microcristallina, anziché PET, progettato per degradarsi rapidamente e in sicurezza negli ambienti naturali. Ma il top dei brillantini ecologici é Bioglitter Pure, completamente privo di plastica che si decompone in CO2 e acqua.

Queste alternative forniscono opzioni rispettose dell’ambiente per aggiungere brillantezza e colore ad oggetti di artigianato, pacchi e biglietti di auguri, senza contribuire all’inquinamento causato dalle microplastiche. 

Questo divieto è solo il primo passo di un disegno più ampio dell’Unione Europea, che mira ad una riduzione massiccia della dispersione nell’ambiente delle micro particelle derivate dal petrolio. In attesa che il trattato globale sulla plastica veda la luce in maniera concreta, ben vengano leggi che riducono l’uso di questi elementi chimici nonostante ormai, una volta entrati nella catena alimentare, facciano già parte di noi.

[di Marina Savarese]

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