lunedì 4 Marzo 2024

Terra dei Fuochi, l’emergenza nascosta: i dati del registro tumori fanno paura

In seguito a grandi pressioni e manifestazioni pubbliche, i cittadini di Acerra hanno finalmente ottenuto i dati, aggiornati al 2018, del Registro Tumori Asl Napoli 2 nord, che delineano un quadro assolutamente allarmante. Confermando che gli abitanti della provincia del capoluogo campano registrano la più bassa aspettativa di vita alla nascita, il report – riferito al periodo compreso tra il 2010 e il 2018 -, evidenzia nello specifico un’incidenza statisticamente assai significativa delle patologie neoplastiche nel Distretto di Acerra (Napoli). I dati rilasciati certificano, in particolare, un eccesso di incidenza e mortalità per cancro per quasi tutti i tumori noti, ovvero quello del polmone, della mammella, della vescica, del colon-retto, del fegato e delle vie biliari, dei linfonodi, della tiroide, dello stomaco e del pancreas. Gettando ombre macroscopiche, che sempre più sembrano diradarsi in nitide certezze, sul ruolo giocato in questo scenario dalla criminalità e dall’inquinamento ambientale.

All’interno del Registro riferito al territorio coperto dalla Asl Napoli 2 nord si mostrano tassi di incidenza tumorale, divisi per sesso, superiori in modo statisticamente significativo rispetto all’insieme dei registri della Macroarea del Sud Italia. Addirittura, per quanto concerne le statistiche riferite alla popolazione di sesso maschile, l’incidenza dei tumori riscontrati è superiore a qualsiasi altro termine di paragone (media italiana, Regione Campania, Macroarea Nord Italia, Macroarea Centro Italia e Macroarea Sud Italia). Oltre allo spaventoso fattore quantitativo, c’è un altro indicatore che, a prima vista, potrebbe apparire contraddittorio, ma che rappresenta probabilmente la chiave per provare a darsi qualche risposta. A spiegarlo è Antonio Marfella, Presidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente di Napoli, che parla espressamente di un «paradosso epidemiologico», poiché si registra «un eccesso di cancro non già nei comuni maggiormente “antropizzati” e/o “deprivati economicamente”», bensì «nei Comuni a maggiore disponibilità di aree verdi demaniali o ASI (Area Sviluppo Industriale)». Basti pensare che Acerra è il centro con la più grande ASI comunale in tutta la provincia. «L’incidenza e la mortalità per cancro nei distretti esaminati – continua il Professore – risulta quindi parallela non già alla semplice concentrazione demografica e/o deprivazione dei singoli comuni nei distretti ma alla vastità e disponibilità di aree demaniali (sversamento di rifiuti tossici) e industriali ASI (sversamento in loco di rifiuti industriali prodotti in regime di evasione fiscale)».

Questo inferno ambientale, iniziato circa quaranta anni fa, quando la Camorra iniziò a sversare rifiuti tossici industriali ed ospedalieri di mezza Italia nelle periferie di Napoli e Caserta, ha visto alternarsi numerose tappe, ma mai soluzioni risolutiva: un’emergenza ambientale dichiarata nel 1994 e proseguita formalmente fino agli anni dieci del nuovo millennio (ma di fatto mai conclusa), una Commissione d’inchiesta sul fallimentare ciclo della gestione rifiuti, il progressivo aumento di discariche e inceneritori in terra campana e, al contempo, l’invio del pattume in altre regioni o in Stati esteri con aumenti vertiginosi dei costi, i roghi tossici. E poi gli infiniti procedimenti giudiziari, molto spesso “spezzati” dalla “tagliola” della prescrizione, in cui sono finiti coinvolti amministratori, imprenditori, esponenti della criminalità e politici. «Per il principio di precauzione – ha dichiarato all’uscita dei nuovi dati il sindaco di Acerra, Tito d’Errico – ed in base ai criteri generali stabiliti dalla Regione Campania, è prioritario che la Città Metropolitana individui con urgenza la città di Acerra come area non idonea per l’insediamento di nuovi impianti di trattamento di rifiuti speciali. Perché Acerra è zona satura, ha già dato». Secondo d’Errico, il dato riferito all’incidenza tumorale nell’area «va necessariamente approfondito con ulteriori studi in merito soprattutto al nesso di causalità». Su cui, però, paiono esserci davvero pochi dubbi.

[Stefano Baudino]

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1 commento

  1. Qui all’estero vedo e compro nei supermercati e anche nei negozi biologici un sacco di merce che viene dalla “Campania Felix”: i pomodorini vesuviani, la verdura dall’agro pontino, mele, uva, mozzarelle di bufala casertane. Non sarà che questi prodotti con un viaggio di più di mille chilometri sbattuti dai venti del nord si risanino?

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