giovedì 7 Dicembre 2023

La tragedia di Gaza attraverso i numeri pubblicati dalle Nazioni Unite

Le immagini che arrivano dalla Striscia di Gaza, dove da oltre un mese va in scena un autentico massacro, lasciano senza parole. I raid israeliani d’aria e di terra stanno radendo al suolo abitazioni, ospedali, centri per rifugiati, ma soprattutto migliaia di vite umane. A offrirci lo spaccato più completo della situazione sono i numeri diramati dalle Nazioni Unite sulla crisi umanitaria in corso a Gaza, che vengono aggiornati ogni giorno. Al 10 novembre 2023, scrive l’Onu basandosi sui dati forniti dal Ministero della Sanità di Gaza, sono 11.078 i morti palestinesi, tra cui si contano 3.027 donne, 4.506 bambini e 678 anziani. Ben 1.130 famiglie vedono molteplici vittime: 549 famiglie ne contano da 2 a 5, 189 nuclei familiari da 6 a 9 e 312 famiglie addirittura più di 10. I feriti risultano essere 27.490, con un incremento costante dallo scorso 7 ottobre. Altre 2.700 persone, tra cui 1.500 bambini, sono attualmente disperse e potrebbero essere intrappolate sotto le macerie. Gli sfollati interni a Gaza sono 1,6 milioni, rappresentativi del 70% della popolazione totale.

L’Onu offre anche l’istantanea degli ingenti danni inflitti dagli attacchi israeliani alle infrastrutture critiche e ai servizi essenziali, che hanno colpito gli standard di vita fondamentali delle persone che vivono a Gaza. Risultano infatti distrutti 10mila edifici e gravemente danneggiate oltre 222mila unità abitative (di cui più di 40mila totalmente distrutte). Rispetto al periodo precedente allo scoppio delle ostilità, vi è un consumo d’acqua inferiore del 90% e la maggior parte dei 65 pompaggi fognari non sono operativi. Per ricevere la metà di una normale porzione di pane c’è un tempo di attesa medio di 4-6 ore. 18 ospedali (oltre la metà di quelli presenti) e 40 centri sanitari sono fuori servizio, mentre 53 ambulanze sono state danneggiate. Risultano ad alto rischio di vita almeno 1.000 persone con insufficienza renale, oltre 2mila malati di cancro e 130 neonati nelle incubatrici. Nel frattempo, tutti e 13 gli ospedali ancora operativi nell’area nord della Striscia hanno ricevuto ordini di evacuazione. Sono 198 i membri del personale medico uccisi dal 7 ottobre, di cui almeno 16, come ha rilevato l’Oms, erano in servizio quando sono morti, oltre a 99 componenti del personale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione (50 installazioni dell’Agenzia sono state danneggiate dagli attacchi), 20 membri del personale della Protezione civile palestinese e 49 giornalisti. Sono state inoltre danneggiate ben 279 strutture educative (oltre il 51% di quelle presenti a Gaza), almeno 3 chiese e 67 moschee. 625.000 studenti, il 100% degli aventi diritto, non hanno accesso all’istruzione.

L’Onu evidenzia inoltre che, per quanto riguarda la circolazione, vi è la chiusura completa dei valichi con Israele. Vige il divieto di accesso al mare e restrizioni nei pressi della recinzione che fa da perimetro con il territorio israeliano. Il valico di Rafah con l’Egitto è al momento parzialmente aperto. Dal 21 ottobre, giorno in cui è stata consentita per la prima volta dallo scoppio del conflitto l’entrata degli aiuti umanitari, sono potuti transitare a Gaza 861 camion carichi di aiuti umanitari. Nel periodo precedente allo scoppio della crisi, in media entravano a Gaza 500 camion ogni giorno.

[di Stefano Baudino]

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5 Commenti

  1. L’Europa e’ serva degli Usa, che a sua volta e’ nelle mani degli sionisti, soprattutto askenaziti…cio’ dara’ nel tempo vita ad un nuovo rinfocolarsi dell’antisemitismo. Il mondo e’ stanco di doversi sentire in colpa per l’olocausto, visto che i discendenti di quelle vittime stanno facendo la stessa cosa con i palestinesi…

  2. E ieri quel povero patetico vecchio di Mattarella ha avuto il coraggio di difendere in pubblico tutto questo. Non una parola sui palestinesi, a parte “colpevoli”.
    Forse è il caso di rivedere le istituzioni internazionali come l’ONU: non possono valere solo per alcuni mentre altri (Usa e Israele) possono cagarci sopra senza ripercussioni.
    Lo stesso tribunale dell’Aia (che per legge non può prendersela con gli USA) mi sembra un po’troppo silenzioso. L’occidente dimostra la fallacia (parzialità) delle proprie conquiste democratiche.

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