mercoledì 24 Luglio 2024

Sostanze tossiche vietate nei cosmetici: sequestri in tutta Italia

Una nuova ondata di ritiri ha coinvolto shampoo, saponi e deodoranti. La presenza del Lilial (BMHCA), sostanza reprotossica vietata già da marzo 2022, è stata confermata in ben 23 tipi di prodotti cosmetici e, fino ad ora, la Guarda di Finanza ha sequestrato oltre 7.000 articoli. Alle aziende era stato concesso fino al 1° marzo 2023 per liberarsi delle scorte rimanenti vendendole ai fornitori ma Cosmetica Italia ha dichiarato a Il Salvagente che “i produttori non sono né responsabili né obbligati a ritirare dal commercio i prodotti immessi prima che scatti il divieto”. La sensazione, quindi, è che i consumatori siano vittime dell’ennesimo scarica barile tra produttori e distributori.

Il Lilial è un composto chimico usato a lungo come profumo nelle preparazioni cosmetiche e nelle polveri per il bucato. È un’aldeide aromatica presente anche in natura nelle piante di mestolo e pomodoro. Il Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori della Commissione Europea (SCCS) ha concluso nel 2019 che l’uso nei cosmetici “non può essere considerato sicuro” e, dopo che gli studi sugli animali hanno scoperto prove di tossicità per la riproduzione, è stato riclassificato come sostanza proibita nell’UE e ne è stato vietato l’uso nei cosmetici da marzo 2022. Per riconoscerlo in etichetta, come stabilito dalla Nomenclatura Internazionale degli Ingredienti Cosmetici, basta verificare la presenza del codice BMHCA o di Buthyfenil Methylpropional. Ecco la lista dei prodotti che fino ad ora sono stati ritirati dalle autorità italiane e sono stati segnalati al Rapex, il sistema di allerta rapida europea:

• Natural Care Muschio Bianco sapone liquido;
• Lycia Deo Evolution deodorante;
• Clinians Attiva antistress tonico rinfrescante;
• Exotic Comin Parfum pour femme profumo;
• Dove Invisible Dry deodorante;
• Comin Desiderio profumo;
• NeutroMed Magic doccia schiuma;
• Vidal muschio bianco schiuma da barba;
• Vidal Vitality schiuma da barba;
• L’OREAL PARIS Studio Line – Fix&Shine schiuma per capelli;
• Malizia Malizia Musk deodorante;
• Palmolive Palmolive Man shampoo antiforfora;
• Palmolive Bellezza Splendente shampoo;
• Natural Care Natural Care con antibatterico, Sapone liquido con antibatterico con glicerina;
• Infasil Intimo purity Sensazioni naturali con camomilla, sapone intimo;
• Nivea Gel Extra Strong, Hair styling gel 150 ml;
• Breeze Neutro (lotti: AG0251 AG0273 AG1152 AG2203), deodorante spray;
• NATURA OIL Doccia Oil Natura, olio doccia;
• Palmolive Morbidezza e Lucentezza, shampoo;
• Nivea Black & White invisible, deodorante spray;
• Nature Oil Latte corpo;
• Palmolive Hygiene Plus, sapone liquido per le mani;
• Police Sunscent, doccia schiuma.

Ben 5.000 confezioni tra quelle ritirate ad oggi provengono da Tortona (AL), di cui 1.000 erano disposte sugli scafali di un magazzino di una nota catena di supermercati e di una ditta tortonese gestita da cittadini di nazionalità cinese. I titolari delle due aziende sono già stati denunciati alla Procura della Repubblica di Alessandria per il reato di commercio e detenzione di prodotti cosmetici contenenti sostanze nocive. Resta da spiegare però che cosa non abbia funzionato nell’iter di smaltimento dei prodotti nocivi e per quale motivo moltissimi articoli siano rimasti all’interno dei magazzini nonostante il nuovo regolamento. Se da una parte alle aziende era stato concesso fino al 1° marzo 2023 per rivendere le scorte rimanenti ai fornitori, dall’altra Cosmetica Italia, l’associazione di categoria di Confindustria che rappresenta i produttori di settore, ha risposto a Il Salvagente che “i produttori non sono responsabili né obbligati a ritirare dal commercio i prodotti immessi prima che scattasse il divieto” e che “sono quindi i distributori che devono preoccuparsi di togliere dal commercio e stoccare in un deposito ad hoc i prodotti contenenti la sostanza tossica per avviarli poi alla distruzione”. Sembra che l’ipotesi più probabile sia che alcune piccole-medie aziende e catene di vendita non si siano ancora organizzate con depositi dedicati alla distruzione dei prodotti contenenti Lilial e da qui si spiegherebbero i sequestri di questi giorni. Ciò che è certo, invece, è che a pagarla sulla propria pelle sono stati ancora una volta i consumatori.

[di Roberto Demaio]

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