domenica 3 Marzo 2024

Sicilia, gli agricoltori manifestano contro l’importazione di grano straniero

Centinaia di agricoltori, provenienti da tutta la Sicilia, si sono dati appuntamento al porto di Pozzallo (Ragusa) per protestare contro l’arrivo di navi cariche di grano straniero, un prodotto che sta mettendo in ginocchio il settore agricolo e zootecnico locale già gravemente piegato dalla crisi.

Secondo Coldiretti, l’ente che ha organizzato la manifestazione, continuare a lasciare entrare questa merce nei porti siciliani significa «oltraggiare i produttori che non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio cereale per via delle speculazioni che hanno fatto crollare le quotazioni in un momento difficile per l’economia e l’occupazione». Di fatti, a causa della concorrenza dei produttori stranieri, che vendono il loro grano a prezzi molto più bassi di quelli nazionali, in media il ricavato della vendita del cereale non raggiunge neppure i 30 centesimi al chilo. Per questo i manifestanti hanno espresso il proprio esponendo striscioni con su scritto “Il grano crolla del 40% ma +14% prezzi pasta”, “Ci vogliono 4kg di grano per 1 caffè“, “No grano no pane”, “Stop grano giramondo”, “Sos grano made in italy” e così via.

Manifestazione agricoltori siciliani \Foto Coldiretti
Manifestazione agricoltori siciliani \Foto Coldiretti

I dati Coldiretti riferiscono che dall’inizio dell’anno sono arrivate a Pozzallo oltre 55.700 tonnellate di grano straniero – l’ultima nave proveniente dalla Grecia era carica di cereale bulgaro – mentre quello siciliano, coltivato in oltre 260mila ettari, ha subito una crisi d’arresto senza precedenti – complice anche un’annata terribile per via della pioggia che ha praticamente reso impossibile la trebbiatura e ha distrutto il fieno.

«La domanda di grano 100% Made in Italy si scontra con anni di disattenzione e di concorrenza sleale delle importazioni dall’estero», soprattutto da quelle zone del mondo i cui standard di sicurezza alimentare e ambientale sono differenti da quelli in vigore in Italia. «Bisogna ridurre la dipendenza dall’estero e lavorare per prezzi equi», che non scendano cioè mai sotto i costi di produzione e che siano tutti più o meno sulla stessa linea. Secondo l’organizzazione e gli agricoltori «bisogna riattivare da subito la Commissione Unica Nazionale per il grano duro, la cui attività è stata sospesa nell’ottobre del 2022, perché fornisce trasparenza al mercato e dà la possibilità di poter mettere attorno ad un tavolo tutti gli attori della filiera, eliminando le distorsioni e i frazionamenti delle borse merci locali».

Durante la manifestazione, molti sono stati i Sindaci siciliani che hanno espresso vicinanza agli agricoltori – anche se questi ultimi speravano si interessassero alla questione anche esponenti di Governo fuori dalla regione. Tra questi Giuseppe Cassì, Sindaco di Ragusa, che con una dichiarazione scritta ha detto: «La questione è allo stesso tempo grave e lampante: se il cereale arriva dall’estero a prezzi più bassi, perché rispetta regole diverse e segue meccanismi di produzione spesso vietati in Italia, la concorrenza per i nostri agricoltori diventa iniqua; Ma il tema non riguarda solo chi produce grano: questa lotta interessa tutta la filiera alimentare, l’occupazione nel settore, il rispetto dell’ambiente e la salute dei consumatori. Non è ammissibile che l’unica legge uguale per tutti sia quella del mercato: servono politiche di tutela e servono urgentemente».

[di Gloria Ferrari]

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5 Commenti

  1. Non si capisce perché in Italia stiamo trovando il modo di boicottare l’agricoltura sana e tradizionale quali grano e ortaggi, mentre in tutto il nord prealpino, dal Piemonte al Friuli, proseguiamo a piantare solo ed ormai esclusivamente vigneti, la cui continua irrorazione di pesticidi è frutto di grande inquinamento ambientale. I contadini ricevono contributi per passare a questa coltura… Che facciamo, vogliamo davvero smettere di mangiare e bere solo vino? Non c’è nessuna lungimiranza in questo. Solo dipendenza. In ogni senso. Siamo in grado di produrre ogni “ben di dio”, ma importiamo grano, importiamo olio, addirittura pomodori dal Belgio ho trovato in un supermercato. Evidentemente le politiche europee si stanno facendo beffe di agricoltori e di chiunque cerchi cibo sano, di qualità, e di territorio. Ma se queste politiche si fanno altrove, a che serve votare?

  2. Queste non sono soltanto lotte contadine e dei produttori agricoli, sono l’ultima trincea contro lo smantellamento della cultura, delle tradizioni, del valore non negoziabile del buon cibo. Queste sono lotte per tutti noi, per la qualità della vita. Nella modernità quando partono i moti contadini si preparano le rivoluzioni o si conculcano diritti. Dai moti italiani fine Ottocento agli scontri in Usa di cui scrisse Faulkner. Speriamo che questa sia davvero una avanguardia.

  3. Sicilia grande terra grandi uomini, di conseguenza grande determinazione.in Sicilia vengono prodotti varietà di grani antichi eccezionali unici al mondo che non hanno nulla a che vedere con la monnezza che viene importata.boicottiamo i grani stranieri,valoriziamo il nostro grande patrimonio che tutti ci invidiano che ai nostri politicanti da quattro soldi non frega nulla ,loro per arricchirsi dietro multinazionali de mierda porelli

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