Il complesso industriale della censura: come i governi democratici manipolano l’informazione

Alcuni giornalisti a cui sono stati affidati i cosiddetti Twitter Files – i documenti riservati interni del celebre social network – approfondendo le indagini sulla gestione dell’informazione nei sistemi considerati democratici, hanno scoperchiato un vero e proprio vaso di pandora, rivelando come l’informazione nei sistemi liberali non sia affatto libera, bensì pesantemente manipolata e alterata da quello che hanno definito niente di meno che il «complesso industriale della censura», un complesso apparato teso ad avere un controllo pressoché assoluto sulla comunicazione. Quest’ultima, infatti, è fondamentale per la costruzione del consenso, elemento indispensabile di governo nelle “democrazie” – utile per controllare le masse – che viene costruito attraverso mirate campagne d’informazione su argomenti specifici e attraverso la censura, ossia l’oscuramento di tutte le voci politiche e scientifiche non allineate alla narrazione governativa.

Michael Shellenberger – uno dei giornalisti a cui sono stati affidati i documenti riservati di Twitter per la divulgazione per volere del nuovo AD del social, Elon Musk – ha redatto un rapporto di oltre sessanta pagine – oggetto della sua audizione al Congresso americano – in cui emerge come vi sia uno strettissimo legame tra le agenzie d’intelligence governative americane e i social network, le Big Tech e altre organizzazioni pubblico-private per orientare il dibattito e “normare” la comunicazione. Ciò avviene anche attraverso precise strategie di manipolazione psicologica volte a fare accettare determinate ideologie, silenziando allo stesso tempo le voci scomode. A tal fine sono stati sovvenzionati con fondi governativi istituzioni accademiche, aziende, social media e think tank affinché collaborassero con l’intelligence americana e sostenessero sempre un’unica versione dei fatti, quella del potere: «Lo Stanford Internet Observatory, l’Università di Washington, l’Atlantic Council’s Digital Forensic Research Lab e Graphika hanno tutti legami non adeguatamente rivelati con il Dipartimento della Difesa, la CIA e altre agenzie di intelligence. Lavorano con diverse agenzie governative statunitensi per istituzionalizzare la ricerca e la difesa della censura all’interno di decine di altre università e think tank», si legge nel rapporto di Shellenberger. Si tratta, dunque, di un vero e proprio sistema di monitoraggio costante e pervasivo della comunicazione che sfrutta esso stesso la disinformazione per orientare e plasmare il pensiero dell’opinione pubblica, come hanno dimostrato diverse vicende che il complesso della censura ha cercato di occultare o che, successivamente, si sono rivelate totalmente false: tra queste la presunta collusione tra Trump e il Cremlino per influenzare le elezioni del 2016 che non è mai stata supportata da prove; il tentativo di delegittimare la teoria secondo cui il virus Sars CoV 2 sarebbe uscito dal bio-laboratorio di Wuhan, così come il tentativo di far credere che le informazioni contenute nel pc di Hunter Biden fossero il frutto di una teoria cospirativa promossa dal governo russo.

Il complesso industriale della censura

Si tratta di una fitta rete composta da istituzioni governative, agenzie di intelligence, ONG, istituzioni accademiche, think tank e “fact checkers” che «hanno scoperto negli ultimi anni il potere della censura per proteggere i loro interessi contro la volatilità e i rischi del processo democratico», secondo il resoconto di Shellenberger. La testa di questa complessa organizzazione sono le agenzie di intelligence e la DARPA, l’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare: non a caso, il «complesso industriale della censura» utilizza gli strumenti del dipartimento della Difesa originariamente sviluppati per combattere il terrorismo. Nel 2011, ad esempio, la DARPA ha creato il programma Social Media in Strategic Communication (SMISC) «per aiutare a identificare la disinformazione o le campagne fuorvianti contrastandole con informazioni veritiere», dove va sa sé che per disinformazione si intenda tutto ciò che è in contrasto con la narrativa egemone, ma non necessariamente privo di basi scientifiche o fonti accreditate. Per la DARPA, i quattro obiettivi dichiarati erano: «rilevare la disinformazione», riconoscere le strutture delle campagne di persuasione e influenzare le operazioni attraverso i social media», «identificare partecipanti e intenti e misurare gli effetti delle campagne di persuasione», «contrastare i messaggi delle operazioni d’influenza dell’avversario rilevato». Si tratta, dunque, di un vero e proprio programma per influenzare l’opinione pubblica attraverso «campagne di persuasione» e il silenziamento di tutte le voci discordanti.

Per realizzare questi obiettivi è stata creata una rete di oltre 50 organizzazioni sostenute con finanziamenti pubblici e – spesso – infiltrate da agenti dei servizi di intelligence. Tra queste organizzazioni dedite a scovare quella che hanno definito, spesso arbitrariamente e sulla base di interessi politici e ideologici, “disinformazione”, si annoverano la CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency), un’agenzia interna al Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) degli Stati Uniti: nel gennaio del 2017, il segretario della DHS dell’allora uscente amministrazione Obama indicò le infrastrutture elettorali come infrastrutture sensibili, inaugurando la missione della CISA di censurare la presunta disinformazione. Il Congresso creò l’organizzazione nel novembre del 2018 con l’obiettivo di difendere gli Stati Uniti dalle minacce legate alla cybersicurezza e da attori esterni.

Il Digital Forensics Research (DFR) Lab all’Atlantic Council è una delle più influenti istituzioni di censura a tempo pieno al mondo: ha creato il primo portale di disinformazione straniera nel giugno 2018, collaborando direttamente con il National Endowment for Democracy (NED) e altre 23 organizzazioni per censurare la narrativa elettorale portata avanti alle elezioni europee del 2019. Tra gli altri è finanziato dal dipartimento della Difesa, dai marines statunitensi, dalla US Air Force, dalla Marina e dal dipartimento di Stato. Nel 2018, Facebook ha nominato l’Atalntic Council “partner ufficiale” nel combattere la disinformazione in tutto il mondo.

Graphica è, invece, una società privata di analisi di reti che, nel 2018 ha pubblicato un report per il Senato in cui sosteneva di aver scoperto «con una inusuale ricchezza di dettagli la portata dell’interferenza della Russia non solo nelle elezioni presidenziali del 2016, ma anche nel dialogo democratico quotidiano». Il programma “Minerva Initiative” del dipartimento della Difesa – che si concentra sulla guerra psicologica – e la DARPA hanno elargito entrambe finanziamenti a Graphica. Mentre il Pentagono ha premiato con quasi cinque milioni di dollari di sovvenzioni e quasi due milioni in contratti l’organizzazione.

Hamilton 68 è una piattaforma creata con finanziamenti governativi il cui obiettivo era quello di scovare i bot russi su Twitter, ma è stata “derisa” dallo stesso staff del social network in quanto molti degli account censurati appartenevano a cittadini americani.

L’Università di Washington è una delle due istituzioni accademiche che lavorano direttamente con il DHS (il dipartimento di Sicurezza interna) e che ha censurato informazioni sui social media durante la campagna elettorale del 2020. Ha ricevuto tre milioni di sovvenzioni governative, condivise con lo Stanford Internet Observatory.

L’EIP (Election Integrity Project) è una sorta di cartello costituito da quattro organizzazioni di censura finanziate dal governo: Stanford Internet Observatory, Graphika, University of Washington Disinformation Lab, and the Atlantic Council’s Digital Forensic Research Lab.

Origini e strategie della censura contemporanea

La censura è da sempre, in tutte le società, le epoche e le forme di governo, uno strumento a cui il potere ricorre per conservare il suo dominio e controllare le masse. Tuttavia, colpisce ritrovarlo nei sistemi sedicenti democratici e, in particolare, in quello che si definisce il tempio della democrazia e della libertà di parola: gli Stati Uniti d’America. In realtà, già importanti giornalisti americani come Walter Lippman e Edward Bernays – ripresi successivamente da intellettuali del calibro di Noam Chomsky – negli anni Venti hanno spiegato in modo approfondito perché la censura e soprattutto la manipolazione del pensiero e della percezione delle masse sia un elemento imprescindibile per il governo dei sistemi liberali. Quest’ultimi non adottano la coercizione, bensì il consenso che si basa a sua volta sulla manipolazione psicologica dell’opinione pubblica ossia sul potere d’influenza della comunicazione. Le origini della censura sono, dunque, antiche e presenti fin dal principio anche nelle democrazie. Tuttavia, limitandosi agli ultimi decenni, va detto che il «complesso della censura» trova le sue radici nella “guerra al terrorismo” promossa da Bush all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle l’11 settembre 2001: l’atto terroristico ha fornito non solo il pretesto per condurre una vera e propria campagna bellica in Medioriente senza alcun movente reale (le armi chimiche di Saddam Hussein, ad esempio, si sono rivelate niente più che una menzogna o, come direbbero i censori di professione, una “fake news”), ma anche per instaurare un più rigido controllo sulla privacy della popolazione e sull’informazione in nome della sicurezza. Il che significa che le radici di questo apparato sono sostanzialmente militari, come mostra anche la partecipazione primaria del Pentagono nel sorvegliare e reprimere le informazioni.

Successivamente, ad inasprire il monitoraggio sulla comunicazione sono stati, nel 2016, due eventi di enorme rilevanza che hanno terrorizzato il cosiddetto “ordine liberale” e i capi della sicurezza nazionale su entrambe le sponde dell’Atlantico: la Brexit a giugno e l’elezione di Donald Trump a novembre. Da questo momento in poi, il complesso industriale della censura è stato rafforzato per estromettere e delegittimare politicamente Trump, da un lato, e per demonizzare la Brexit, dall’altro. Una delle maggiori campagne di disinformazione portate avanti dai censori governativi è stata, infatti, proprio quella relativa alla falsa collusione tra Trump e il Cremlino.

Le strategie messe in atto dall’apparato di censura statunitense sono molteplici, ma si basano tutte su un ingrediente fondamentale, ossia il partenariato pubblico-privato. Secondo Shellenberger, «il complesso industriale della censura ha grandi ambizioni e una visione a lungo termine del partenariato pubblico-privato per controllare l’ambiente dell’informazione». I censori incontrano ostacoli per quanto riguarda il rispetto del Primo Emendamento che garantisce la libertà di espressione, così cercano di subappaltare un quantitativo significativo di attività censoria al settore privato, creando allo stesso tempo un sistema di porte girevoli tra agenzie governative, associazioni filantropiche, ONG, social media e istituzioni accademiche. Le tecniche impiegate dal complesso che gestisce la comunicazione sono diverse, tra cui l’incessabile richiesta di censurare documenti e opinioni non aderenti alla narrazione governativa, come emerso dai Twitter Files e dai Facebook Files, e l’indirizzo di fondi governativi e filantropici verso la ricerca e la giustificazione di una maggiore repressione dei social media. In quest’ultimo caso, si tratta del compito specifico di almeno due organizzazioni: News Guard e Disinformation Index. Inoltre, l’apparato di censura combina metodi consolidati di manipolazione psicologica, alcuni sviluppati dall’esercito statunitense durante la guerra globale al terrorismo, con strumenti altamente sofisticati provenienti dall’informatica, compresa l’intelligenza artificiale. Una parte del complesso della censura è pubblico, un’altra parte resta, invece, segreta. L’obiettivo pubblico del complesso è, tra le altre cose, aumentare la famigliarità del pubblico con l’aumento della censura, lanciando l’allarme della disinformazione e delle “teorie cospirative”, sebbene siano i primi a diffonderle. In questo contesto, Renee DiResta, uno dei principali attori individuali del settore, membro dello Stanford Internet Observatory, ricopre un duplice ruolo: da un lato, infatti, è la più strenua sostenitrice della censura statale pubblica, dall’altro lavora per il Dipartimento della Difesa e per la CIA, secondo la testimonianza del suo supervisore a Stanford, Alex Stamos.

Negli anni la struttura che orienta l’informazione ha allargato i suoi ambiti d’azione: i membri dell’EIP, infatti, sono passati in poco tempo dal controllare e censurare lo scetticismo elettorale al controllo e alla censura dello scetticismo vaccinale. Proprio in relazione ai vaccini, infatti, è stato messo in moto un sistema capillare di sorveglianza e oscuramento di informazioni e documenti altamente accurati e accreditati che mettevano però in dubbio l’efficacia e la sicurezza dei farmaci.

Scienza, vaccini e censura

In seguito alla pandemia del 2020, per combattere l’esitazione vaccinale e convincere il maggior numero di persone a sottoporsi alla vaccinazione – oltre al Green Pass, forma subdola di coercizione – l’apparato di controllo dell’informazione ha avvelenato e ostracizzato il dibattito tra scienziati e ricercatori, screditando e mettendo alla pubblica gogna tutte quelle voci critiche sui vaccini a mRNA. Sono inoltre stati diffusi dati falsi e documenti gravemente viziati: ciò ha contribuito ad indebolire la fiducia nella scienza piuttosto che a rafforzarla. In ciò un ruolo primario è stato svolto dai media e dai social network: i primi hanno contribuito a divulgare in modo univoco la posizione governativa sui vaccini, mentre i secondi hanno subito pressioni da parte della Casa Bianca e dell’FBI per sopprimere informazioni accurate sulla vaccinazione. L’articolo intitolato “Censorship and suppression of Covid-19 Heterodoxy: Tactics and Counter-Tactics” mette bene in evidenza questi aspetti, dichiarando che lo scopo dello studio «è quello di esplorare le esperienze e le risposte di medici e ricercatori altamente affermati di diversi paesi che sono stati oggetto di soppressione e/o censura a seguito delle loro pubblicazioni e dichiarazioni in relazione al COVID-19 che sfidano le autorità. I nostri risultati indicano il ruolo centrale svolto dalle organizzazioni dei media, e in particolare dalle società di tecnologia dell’informazione, nel tentativo di soffocare il dibattito sulle politiche e le misure relative al COVID-19. Nello sforzo di mettere a tacere le voci alternative, è stato fatto un uso diffuso non solo della censura, ma anche di tattiche di soppressione che hanno danneggiato la reputazione e le carriere di medici e scienziati dissenzienti, indipendentemente dal loro status accademico e medico».

Nell’ambito della censura scientifica e non solo, un’organizzazione fondamentale è la National Science Foundation (NSF) che ha elargito 64 sovvenzioni governative per un totale di 38,1 milioni di dollari a 42 università americane, con l’obiettivo di contrastare la disinformazione sui social media. Nello specifico alcune delle iniziative che la NSF ha finanziato nel 2022 riguardavano tecniche di Intelligenza artificiale (IA) per aiutare a contrassegnare più post, ossia a stabilire quali di essi rispondessero ai requisiti di “verità” richiesti dai censori e quali no, affidando tale compito all’Università del Michigan che ha ricevuto le sovvenzioni. Un altro programma riguardava un insieme di strumenti per «costruire fiducia attorno ad argomenti controversi quali l’efficacia del vaccino».

La scoperta di un vero e proprio apparato che lavora incessantemente e capillarmente per oscurare determinati documenti, fatti e opinioni ed esaltarne altri mostra il carattere permanente e intrinseco della censura anche nei sistemi liberali, sfatando, forse definitivamente, il mito della libertà d’espressione nella cosiddetta civiltà occidentale e mettendo in luce come essa, in realtà, sia l’esito di una potente manipolazione e alterazione dell’opinione pubblica che è portata a credere ciò che gli viene inculcato attraverso le tecniche di comunicazione, il potere degli influencer e una buona dose di omologazione sociale. Sono queste, del resto, le basi per la “fabbricazione del consenso” di cui parlava l’influente giornalista Walter Lippman che può esserne considerato uno dei padri. Solo un’analisi accurata dei fatti, lo sviluppo del senso critico e la riscoperta del “logos” può arginare una deriva sempre più evidente nell’ambito dell’informazione e del giornalismo, quest’ultimo ormai ridotto a megafono e tirapiedi del potere, con poche sebbene significative eccezioni perlopiù marginalizzate.

[di Giorgia Audiello]

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9 Commenti

  1. Ottimo articolo, sarebbe molto interessante capire come anche in Italia vengano gestire le stesse attività. Anche qui ci sarà una rete governativa-universitaria-think-thank che gestisce il tutto. Qua da noi emerge sempre molto poco.
    Grazie

  2. Articolo interessantissimo, complimenti. Bisognerebbe indagare anche su quei gruppi di informazione alternativa molto seguiti ma parecchio ambigui, che spesso diffondono vere e proprie fake confezionate ad arte. Ne suggerisco una sul quale ho parecchi sospetti, QAnon. Non è che anche in questo caso si tratta di sofisticate operazioni di intelligence atte a convogliare persone ansiose di trovare verità per metterle su un binario morto e indurli a tornare all’informazione tradizionale?

  3. C sto scrivendo UN LIBRO, sulla base della mia elaborazione dei dati, con fonti ISS e ISTAT è stata esclusivamente una PANDEMIA DEI FRAGILI estesa a tutti (sarà forse per vendere più vaccini?)- Per un soggetto SANO NON VACCINATO la probabilità di morire di Covid su base annua è INFERIORE a quella di morire in un incidente stradale!!

    • Sempre libertà di espressione e pensiero, e con tutto il rispetto: mizzica è l’ennesima volta che scrivi sto messaggio/commento!
      Non c’è poi da vantarsi tanto se uno sceglie di vaccinarsi (avvelenarsi / destabilizzare le proprie basi genetiche naturali) secondo dei dati statistici.
      Non è certo la percentuale (di paura) di probabilità di morte che dovrebbe muovere l’Essere umano…
      Comunque, quando avrai finito il libro… ti auguro tante occasioni di pubblicità e successo.

  4. L’epidemia di Controllo-Censura-Consenso ha – per contro – contribuito allo sviluppo di anticorpi pensanti, non solo nell’arte come diceva De André, ma anche nel giornalismo d’inchiesta come ci testimonia la splendida Audiello e pochi altri. Ho sempre di più l’impressione che stiano germogliando fenomeni di consapevolezza aumentata (diciamo, a macchia di leopardo) come mai nella storia… Quello che Beretta (qui sotto) definisce “aumento dello stato di coscienza”, è una reale condizione di messa a fuoco dei meccanismi sociali degenerativi che sembra avvicinarsi ad una specie di “misticismo contemporaneo”.

    • Precisamente. Ma Misticismo sarà Reale e Scienza Spirituale quando non ci sarà più scissione/dissociazione tra ciò che è fuori (esterno) con ciò che è dentro (interno) a noi. Quando l’arroganza, la brama (di controllo, potete, visibilità, ragione sull’altro, …), e le degenerazioni degli Ego in noi verranno “sciolte” alla luce della Coscienza.
      Senza Umiltà e pratica di Auto-Osservazione non cesseranno mai i sorrisini degli Intellettuali dinanzi alla Pia credente, dei Medici dinanzi ai novax, dei Cattolici dinanzi ai Mistici orientali e così via…
      Quindi, quale impulso mi ha spinto a digitare tale commento? Come mi sento ora, intimamente? E domani? Come posso liberarmi da questi impulsi, degenerazioni, stati di dipendenza..?
      Chi non Conosce Se stesso, non può Conoscere (il funzionamento/ scopo) dell’Universo (della Vita, Natura esteriore) e degli Dei ( Vita Interiore e di Natura Superiore). Chi pensa di sapere tutto, non conosce nemmeno se stesso.

  5. Ottimo articolo, da leggere e rileggere e da diffondere. Il Potere, da sempre, ha in mano gli strumenti per governare e per mantenersi. Un tempo gli bastava la clava, oggi ha bisogno della IA per incutere paura, che è l’emozione più potente e profonda per annichilire l’avversario e costringerlo ad obbedire. Oggi però, il Potere, nella sua arroganza, per il secondo principio della termodinamica, ha provocato un aumento dello stato di coscienza in molti cittadini che non sono più disposti a barattare la propria libertà con la falsa ed ipocrita sicurezza contrabbandata dagli organi di informazione ufficiali.

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