domenica 21 Aprile 2024

L’energia rinnovabile corre in tutta Europa, ma l’Italia procede in retromarcia

Per la prima volta nella storia, nel 2022, l’energia eolica e quella solare hanno superato il gas in fatto di generazione di energia elettrica. Le fonti rinnovabili, congiuntamente, hanno infatti soddisfatto un quinto del fabbisogno energetico dell’Unione, pari al 22% del totale, contro il 20% da gas fossile. L’uso del carbone, con un incremento del +1,5%, si attesta al 16% pur rimanendo sotto ai livelli del 2018. Nel complesso, i dati resi noti con il rapporto European electricity review, redatto da Ember (un think tank britannico che produce analisi sull’energia), confermano il consolidamento di una tendenza ad una sempre maggiore produzione di energia pulita. Una crescita, nel 2022, guidata in gran parte dalla nuova generazione da fotovoltaico, la quale ha registrato l’aumento record di +24%, ma su cui ha influito la diminuzione della domanda UE di energia (-7,9% nell’ultimo trimestre del 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).

Il documento poi, forse cosa ancor più importante, afferma che le fonti fossili, in sostanza, hanno i giorni contati. Secondo la valutazione, si è infatti stimato che la produzione di energia elettrica derivante dalle fonti energetiche climalteranti potrebbe crollare del 20% nel 2023, ovvero, di circa il doppio rispetto al precedente calo record del 2020. Questo vale, in primo luogo, per il carbone, il cui utilizzo è già diminuito negli ultimi quattro mesi del 2022 che, su base annua, si traduce in un calo del 6%. Inoltre, sebbene lo scorso anno l’UE abbia importato 22 milioni di tonnellate di carbone in più a causa dei timori legati alla crisi energetica, a conti fatti, ne ha sfruttato solo un terzo. Un crollo che – secondo i redattori del rapporto – interesserà però anche il petrolio e persino il gas, seppur in una traiettoria più lenta. Chiaro che la transizione alle rinnovabili non potrà essere netta e immediata, ma dovrebbe essere altrettanto evidente quanto sia azzardato investire in via prioritaria in delle risorse in perdita.

Eppure, in Italia, il governo Meloni pare sia focalizzato esclusivamente sul “trasformare la nostra Penisola nell’HUB gasiero d’Europa”. Lo confermano, ad esempio, i recenti viaggi e i successivi accordi della premier in Algeria e Libia giustificati dalla solita retorica: “il gas è l’unica fonte energetica in grado di garantire la sicurezza energetica del Paese”. Una possibilità venduta come certezza che però vacilla solo ragionando in termini di tempo. Ad esempio, basti pensare che i due giacimenti libici, su cui l’Italia ha puntato 8 miliardi di euro, saranno operativi non prima di tre anni e mezzo. È evidente che gli interessi in ballo siano anche e soprattutto altri, che nel nostro Paese possono essere trovati nel polo di potere dove si intrecciano esecutivo e ENI: con i programmi industriali della multinazionale compartecipata dallo Stato che spesso diventano priorità politiche, come testimoniato dal fatto che l’ultimo viaggio in Libia è stato compiuto in modo congiunto da Giorgia Meloni e dall’amministratore delegato di ENI, Claudio Descanzi. Ma, anche laddove questi fossero prettamente energetici, non sarebbe un reale problema se solo tale strategia di diversificazione energetica fosse effettivamente tale. In altre parole, non ci sarebbero particolari critiche da muovere se l’Italia, contestualmente, stesse dando la stessa spinta alle fonti energetiche pulite. Di fatto, invece, al citato balzo in avanti delle rinnovabili la Penisola ha contribuito poco o nulla. Nello stesso anno in cui l’UE ha registrato il primo sorpasso delle rinnovabili su tutte le altre fonti fossili, in Italia, per la prima volta dal 2014, la produzione da eolico e solare è scesa sotto la soglia dei 100 Terawattora (TWh). Un calo del 13% rispetto al 2021. In altre parole, mentre l’Europa corre a grande velocità verso nuove fonti di energia, l’Italia da alcuni anni sta invece correndo in un antistorico controsenso verso il potenziamento dell’energia fossile.

[di Simone Valeri]

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