venerdì 3 Febbraio 2023

A Washington si riunisce il “tribunale popolare” che indaga la persecuzione contro Assange

Due giorni fa il National Press Club di Washington DC ha ospitato il terzo Belmarsh Tribunal nella capitale. Si tratta di una corte alternativa a quella londinese, composta da 17 membri e ospitata da Progressive International insieme alla Wau Holland Foundation, che esamina i crimini di guerra degli Stati Uniti, con l’obiettivo di raccogliere prove e testimonianze in favore di Julian Assange.

Quest’ultimo, infatti, si trova dal 2019 nella prigione londinese di Belmarsh e rischia l’estradizione negli Stati Uniti, dove sconterà una condanna a 175 anni di carcere per svariati reati, tra i quali quello di cospirazione e violazione della legge sullo spionaggio. Le accuse gli sono state rivolte dopo che il sito WikiLeaks – da lui fondato – ha reso pubblici alcuni documenti classificati, che hanno messo in luce i crimini di guerra perpetrati dagli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq. Nel luglio scorso gli avvocati difensori di Assange hanno presentato ricorso contro l’Alta Corte britannica opponendosi alla decisione di estradarlo.

Il Belmarsh Tribunal, che prende il nome dalla prigione di massima sicurezza dove il fondatore di WikiLeaks è detenuto, è stato costituito nell’ottobre 2021 e quella del National Press Club è stata una scelta simbolica. Fu proprio in questo luogo che, più di 10 anni fa, Assange proiettò per la prima volta Collateral Murder: un filmato che mostrava un drone militare statunitense uccidere 12 civili ad Al-Amin al-Thaniyah (Baghdad, Iraq). Fu proprio quel video a scatenare la persecuzione di Stati Uniti, Svezia, Australia e Gran Bretagna e nei confronti di Assange.

Alle due precedenti edizioni del Belmarsh Tribunal – svoltesi rispettivamente a Londra nell’ottobre 2021 e a New York nel febbraio 2022 – parteciparono importanti leader e attivisti, tra cui l’ex presidente ecuadoriano Rafael Correa e il presidente brasiliano Lula da Silva.

Il Tribunale del 20 gennaio, presieduto da Amy Goodman di Democracy Now! e dall’accademico Srećko Horvat, è stato trasmesso in diretta su YouTube e tra i partner dell’evento troviamo Democracy Now! , Defending Rights & Dissent, Courage Foundation, DiEM25, The Intercept, The Nation e PEN International. I membri del Belmarsh Tribunal di Washington comprendono i colleghi di Assange e la sua famiglia – che non hanno mai smesso di sostenere il fondatore di Wikileaks ed hanno portato la sua causa in tutto il globo – con l’informatore dei Pentagon Papers Daniel Ellsberg, l’accademico Noam Chomsky, il parlamentare britannico Jeremy Corbyn, l’avvocato per i diritti digitali Renata Ávila e l’avvocato per i diritti umani Steven Donziger.

L’accusa di Assange, avviata sotto l’amministrazione di Donald Trump e proseguita con quella attuale, è il primo caso in cui un editore è stato accusato ai sensi della legge (Espionage Act). Tuttavia sono ben 360 i giornalisti incarcerati nel mondo, senza contare coloro ai quali questa professione è costata la vita. 

Gli interventi al Belmarsh Tribunal hanno sostenuto che quello che riguarda Assange è uno dei più grandi attacchi alla libertà di stampa degli ultimi tempi. “Sono in gioco il Primo Emendamento, la libertà di stampa e la vita di Julian Assange”, ha detto l’attivista e filosofo croato Srećko Horvat. “Finché l’amministrazione Biden continuerà a dispiegare strumenti come l’Espionage Act per imprigionare coloro che osano denunciare crimini di guerra, nessun editore e nessun giornalista sarà al sicuro”. Particolarmente toccante anche l’intervento del padre di Assange, che ha accusato gli Stati Uniti di non aver rispettato la Magna Charta e lo stato di diritto.

Il prossimo Tribunale di Belmarsh si svolgerà a Sydney nel marzo 2023, per portare anche in Australia – patria di Assange – la battaglia di uno dei giornalisti più coraggiosi e incisivi della storia. 

[di Iris Paganessi]

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Articoli correlati

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria

Grazie per aver già letto

10 dei nostri articoli questo mese.

Chiudendo questo pop up potrai continuare la lettura.
Sappi però che abbiamo bisogno di te,
per continuare a fare un giornalismo libero e imparziale.

Clicca qui e  scopri i nostri piani di abbonamento e supporta
Un’informazione – finalmente – senza padroni.

ABBONATI / SOSTIENI