giovedì 2 Febbraio 2023

Secondo il FMI nel 2023 un terzo del pianeta sarà in recessione

Un terzo dell’economia globale sarà colpito dalla recessione quest’anno. È quanto afferma la direttrice del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Kristalina Georgieva, avvertendo anche che il mondo dovrà affrontare un periodo più difficile nel 2023 rispetto ai 12 mesi precedenti. «Ci aspettiamo che un terzo dell’economia globale andrà in recessione», ha affermato Georgieva in un’intervista rilasciata domenica alla rete televisiva americana CBS, aggiungendo anche che «metà dell’Unione Europea sarà in recessione quest’anno». Questo accade perché le tre maggiori economie del mondo – Stati Uniti, Cina e Unione Europea – stanno registrando contemporaneamente un rallentamento economico. La Cina in particolare ha rallentato la sua produzione a causa della politica “Zero Covid” e, in quanto anello centrale delle catene di approvvigionamento globali, sta creando un effetto domino che influenza l’andamento delle principali economie internazionali. Meno esposti alla recessione, invece, saranno gli Stati Uniti grazie «al loro forte mercato del lavoro», ha sostenuto ancora il capo dell’FMI. A pagare le conseguenza maggiori della crisi, innescata da una serie di fattori internazionali – dalle chiusure dovute alla pandemia, alla crisi energetica e all’inflazione dei principali beni di consumo – sarà, invece, l’Unione Europea. Secondo Capital Economics – organizzazione leader mondiale nella pubblicazione di informazioni economiche indipendenti – infatti, «mentre negli Stati Uniti la recessione dovrebbe essere breve, l’Eurozona subirà una flessione più ampia a causa dell’enorme colpo alle sue ragioni di scambio, causato dalla guerra in Ucraina».

Già nel 2022, nei suoi “World Economic outlook”, l’FMI aveva avvertito di una potenziale recessione internazionale, stimando una crescita economica globale per il 2023 del 2,7%, rispetto al 6% del 2021 e al 3,2% del 2022. Tuttavia, Georgieva ha ammesso in questi giorni che «forse sarà anche meno. Ricordate che nel 2021 era al 6% e che è scesa al 3,2% quest’anno.  In questo nostro mondo, «caratterizzato da shock sempre più frequenti e devastanti, dobbiamo tenerci per mano, dobbiamo lavorare insieme», ha asserito. Il capo dell’FMI ha posto particolare attenzione sulla situazione economica di Pechino: «per i prossimi due mesi sarà dura per la Cina e l’impatto sulla crescita sarà negativo, così come anche l’impatto sulla regione e quello sulla crescita globale», ha spiegato, citata dal Financial Times. Per la prima volta in quarant’anni, a causa delle rigide misure di contenimento del Covid 19 che hanno bloccato le principali fabbriche e i principali porti cinesi, la crescita annuale della Cina sarà pari o inferiore alla crescita globale, colpendo le attività economiche mondiali piuttosto che spingerle. «Questo non era mai successo prima», ha commentato il capo della più importante istituzione finanziaria del mondo. Le sue osservazioni suggeriscono che le previsioni economiche del Fondo potrebbero essere ulteriormente modificate al ribasso e potrebbero essere esposte durante il World Economic Forum che si terrà questo mese, dove spesso il Fondo presenta le proiezioni aggiornate.

Meno grave sembra essere la situazione economica statunitense. L’FMI ha sostenuto, infatti, che gli USA «possono evitare la recessione» grazie a un basso tasso di disoccupazione. Quest’ultimo al momento si attesta al 3,7% e gli analisti della banca americana Morgan Stanley si aspettano che gli Stati Uniti aggiungano altri 185000 posti di lavoro quest’anno. Non tutti gli economisti, però, condividono le stesse proiezioni per il futuro economico americano: alcuni esperti interpellati dal Financial Times, infatti, si aspettano che la disoccupazione salirà al 5,5% quest’anno e l’85% degli economisti intervistati prevede una recessione nel 2023. La stessa Georgieva ha spiegato che la situazione positiva del mercato del lavoro statunitense potrebbe essere «una benedizione a metà, perché se il mercato del lavoro è molto forte, la FED potrebbe dover mantenere le strette sui tassi più a lungo per far scendere l’inflazione».

La crisi peggiore la dovranno comunque affrontare le nazioni europee, colpite duramente dall’interruzione degli scambi commerciali con Mosca: quest’ultima, infatti, prima dell’inizio del conflitto in Ucraina a cui hanno fatto seguito le relative sanzioni, era il quinto partner commerciale della UE, mentre è appena il trentesimo degli Stati Uniti. Questo significa che la UE ha un’esposizione commerciale di gran lunga superiore verso la Russia rispetto all’alleato americano e che, di conseguenza, le sanzioni hanno avuto effetti molto più negativi sulle nazioni europee che non sugli Stati Uniti. A ciò si aggiunge la dipendenza energetica del Vecchio continente dalle fonti energetiche di Mosca che ha permesso a Washington di esportare maggiori quantitativi di GNL (gas naturale liquefatto) – per compensare la perdita delle forniture moscovite – riuscendo così ad incentivare la sua economia.

Quanto ai mercati emergenti, il capo dell’FMI ha spiegato che qui la situazione è ancora più fosca, in quanto «oltre a tutto il resto, vengono colpiti dagli alti tassi di interesse e dall’apprezzamento del dollaro». L’economia globale, dunque, si appresta ad affrontare una grave crisi economica che potrebbe essere parzialmente attenuata da quella che è stata definita da Georgieva la «resilienza» degli Stati Uniti che, grazie al forte mercato del lavoro, «potrebbero aiutare il mondo a superare un anno molto difficile».

[di Giorgia Audiello]

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5 Commenti

  1. Questa guerra è stata di fatto voluta dagli Americani e come al solito chi ne ha tratto beneficio? Gli Americani e in questo specifico caso a scapito degli europei che anziché tutelare i propri interessi è schiava del potere USA.

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