sabato 28 Gennaio 2023

In tutta Italia prosegue la mobilitazione per l’anarchico Alfredo Cospito

Le festività natalizie non hanno arrestato l’ondata di proteste e iniziative in favore di Alfredo Cospito, l’anarchico detenuto in regime 41bis presso il carcere Bancali di Sassari. Proprio in segno di protesta contro il regime di carcere duro, Cospito ha iniziato uno sciopero della fame che dura ormai da oltre due mesi. Nei giorni scorsi il tribunale di sorveglianza ha convalidato il regime di carcere duro, ma il processo è attualmente sospeso, in quanto la Corte d’Assise d’Appello di Torino ha sottoposto alla Corte Costituzionale la questione circa eventuali attenuanti che potrebbero essere applicate. Nel frattempo, le azioni dimostrative della galassia anarchica si moltiplicano in tutta Italia.

Alfredo Cospito si trova in carcere per aver fatto esplodere in orario notturno due ordigni a bassa intensità in una scuola di allievi carabinieri in provincia di Cuneo, in Piemonte, senza che questi causassero morti né feriti né tantomeno danni gravi. Nel luglio di quest’anno, tuttavia, il reato a lui imputato è stato riformulato da attentato per finalità terroristiche (art. 280 c.p.) a strage ai danni dello Stato (art. 285 c.p.), il più grave del nostro ordinamento, che prevede la possibilità di ergastolo ostativo (il “fine pena mai”) anche in assenza di vittime. Nel maggio di quest’anno, inoltre, Cospito è stato sottoposto a regime di 41bis, per aver intrattenuto negli anni relazioni epistolari con realtà del mondo anarchico, testi ritenuti “istigatori” dalla Corte.

Lo scorso 20 dicembre il Tribunale di sorveglianza ha stabilito la necessità che il detenuto permanga in tale regime carcerario. Allo stesso tempo, tuttavia, la Corte di Torino ha accolto la richiesta dei legali dell’uomo, che contestano la riformulazione del reato il 285 c.p., riconoscendo così di fatto l’attentato come atto di lieve entità. La questione ora passa alla Consulta: in caso di esito positivo, la pena potrebbe ridursi a un periodo compreso tra 21 e 24 anni di carcere.

Mentre la questione ha sollevato l’interesse di gran parte della stampa nazionale, non si è riscontrato lo stesso livello di attenzione da parte della politica. Le interrogazioni parlamentari presentate in merito hanno prodotto scarsi risultati. Nel corso di quella presentata da Ilaria Cucchi e rivolta al ministro della Giustizia Nordio, questi si è in sostanza limitato a rispondere che la vicenda «ha l’esito del previsto iter procedimentale», al termine del quale la condotta di Cospito è stata ritenuta colpevole del reato di 285 c.p. e quindi «rientrante tra i casi per cui è applicabile lo speciale regime dell’art. 41bis», aggiungendo poi che «il ministro non ha alcun potere sull’indipendenza della giurisdizione».

La contestazione del mondo anarchico, tuttavia, prosegue senza sosta. Numerosi anche i detenuti anarchici che hanno iniziato scioperi della fame e della sete in solidarietà con la protesta – tra questi anche Ivan Allocco, detenuto nella prigione di Villepinte, vicino a Parigi, e Juan Sorroche, accusato di un’attentato al tribunale di sorveglianza di Trento. Nel pomeriggio di venerdì 23 dicembre, a Torino, alcune decine di antagonisti si sono ritrovati in centro per protestare contro il regime di 41bis: durante la manifestazione due anarchici si sono arrampicati su una gru e vi hanno appeso uno striscione recante la scritta “No 41bis tortura”. Diversi presidi sono stati programmati anche in altre città italiane, tra le quali Genova, Roma e Giulianova, mentre per il 31 dicembre prossimo è prevista una manifestazione a Roma, seguita da un presidio sotto al carcere di Bancali il 1° gennaio del nuovo anno.

Nel frattempo, Cospito è deciso a proseguire con lo sciopero della fame, giunto ormai quasi al settantesimo giorno. Per quanto sia tenuto in vita dalla somministrazione di integratori, la protesta non potrà continuare ancora per molto. Resta da chiedersi se per la politica e le istituzioni Cospito rappresenti più un problema da morto o da vivo.

[di Valeria Casolaro]

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