giovedì 2 Febbraio 2023

Eurotangentopoli si allarga: ora lambisce la Commissione Europea

Continua a tenere banco lo scandalo denominato Qatargate, la tangentopoli europea. L’ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili resta in carcare con nuovi dettagli che emergono a suo carico e mentre nuove rotte del denaro si delineano con il Sud Africa. Intanto saltano fuori altri nomi come quello di Dīmītrīs Avramopoulos, Commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza dal 2014 al 2019. Nel Consiglio della ONG al centro di quanto emerso fin ora, Fight Impunity, erano presenti ex commissari e alti funzionari pubblici europei.

Antonio Panzeri avrebbe ricevuto anche 250mila euro dal Sudafrica, sede di un grande finanziatore della ONG da lui guidata, Fight Impunity, un’imprenditore ed editore di Città del Capo, Iqbal Surve, per tramite della Sekunjalo Development Foundation (SDF). Surve dice che tutto si sia svolto in maniera innocente e che la SDF si dice estranea ad ogni illecito commesso da Fight Impunity. Nella giornata di ieri, la procura belga ha disposto che Eva Kaili sia trattenuta in carcere, mentre nuove rivelazioni emergono. Secondo Sofia Mandilara, ex collaboratrice di Eva Kaili, quest’ultima sarebbe andata per due volte negli Stati Uniti grazie ai fondi del Centro di Uguaglianza di Genere di Atene, finanziato dall’Eurocamera, per scopi personali.

Nel 2013, Kaili, pur non essendo autorizzata ad assumere parenti, nominò sua sorella, Mantalena Kaili, come Direttore delle Relazioni Internazionali del Centro ateniese. Eva Kaili, dal 2017 al 2022, è stata direttrice del Comitato per il futuro della scienza e della tecnologia (STOA), fondato in ambito europeo per la realizzazione di progetti di valutazione tecnologica. Nel 2020, per volere di Kaili, nell’advisory board di STOA venne nominato Salvino Salvaggio, direttore esecutivo presso l’Università Hamad Bin Khalifa e presso il Qatar Fund. Non solo, dal 2018 sono state frequenti le collaborazioni tra STOA e l’organizzazione ELONtech, dedicata alla cybersicurezza – con attenzione speciale alle criptovalute – facente parte di Made Group, entrambe fondate da Mantalena Kaili, sorella dell’eurodeputata greca. Questo impegno congiunto ha portato, nel 2018 ad una risoluzione sulla tecnologia blockchain e nel 2019 alla creazione del Centro per l’intelligenza artificiale.

Dīmītrīs Avramopoulos, Commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza dal 2014 al 2019, sotto la presidenza di Jean-Claude Juncker, è stato membro onorario del consiglio di amministrazione dell’ONG Fight Impunity, fondata dall’ex eurodeputato Antonio Panzeri. Avramopoulos ha ammesso di aver ricevuto un pagamento di 60.000 euro da Fight Impunity, spalmato in remunerazioni di 5.000 euro al mese, tra il gennaio e dicembre 2021, per due incarichi di rappresentanza a nome di Fight Impunity. La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha avviato un’indagine interna alla Commissione per stabilire se vi siano persone che hanno avuto contatti con Avramopoulos nel periodo in cui egli ha fatto parte della ONG che adesso è sotto i riflettori dell’indagine. Avramopoulos ha incontrato l’attuale capo della migrazione Ylva Johansson e il commissario cipriota Stella Kyriakides nel novembre 2021 e, in merito a ciò, Eric Mamer, portavoce capo della Commissione europea, ha dichiarato che «in nessuno di questi incontri, da quello che abbiamo capito, rappresentava la ONG». Avramopoulos sostiene che tutto sia stato legale e che, prima di assumere l’incarico, abbia addirittura chiesto il permesso alla Commissione, la quale non avrebbe ritenuto esserci nessun conflitto d’interessi o illegittimità. L’ex commissario greco parla di «calunnia e speculazione» il cui fine ultimo sarebbe quello di estrometterlo dalla corsa all’incarico di inviato dell’Ue nel Golfo Persico, in favore dell’ex Ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio.

Avramopoulos ha lasciato l’incarico di membro onorario del board di Fight Impunity il giorno stesso dello scoppio dello scandalo. Stesso discorso per Federica Mogherini, ex Alto rappresentante per la Politica Estera dell’Ue, così come per Emma Bonino, ex Commissaria europea per la politica dei consumatori, la pesca e gli aiuti umanitari tra il 1995 e il 1999. Allo stesso indirizzo della ONG Fight Impunity, Rue Ducale 41 a Bruxelles, ha la propria sede un’altra ONG, Non c’è Pace Senza Giustizia, fondata dalla stessa Emma Bonino; il portavoce capo della Commissione europea, Eric Mamer, ha riferito che in via precauzionale e in attesa di ulteriori indagini, la Commissione ha sospeso tutti i finanziamenti alla ONG Non c’è Pace Senza Giustizia.

Ci sembra qui doveroso ricordare che stiamo parlando della stessa Commissione Europea che ha deciso di secretare, di fatto, gli sms intercorsi tra la sua Presidente, Ursula von der Leyen, e il CEO della casa farmaceutica Pfizer, circa l’enorme compra-vendita nel pieno della così detta emergenza pandemica. Ricordiamo anche che, nell’ottobre scorso, la Procura europea – organismo indipendente che si occupa di frodi, corruzione e riciclaggio – ha aperto un’indagine sull’acquisto dei vaccini Covid-19 da parte della Commissione Europea.

[di Michele Manfrin]

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2 Commenti

  1. Qualche commentatore politico italiano ha “insinuato” che questo “piccolo” scandalo sia un diversivo per allontanare i sospetti sui rapporti non proprio trasparenti tra la presidente della Commissione e l’ ad di Pfizer… Lo scandalo per eccellenza.

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