sabato 28 Gennaio 2023

Il governo Meloni approva: ai servizi segreti basterà l’autocertificazione per spiare un cittadino

Una norma sulla giustizia finalizzata a garantire ai servizi segreti maggiori fondi e spazi di intervento per le attività di intelligence è stata inserita nella Legge di Bilancio, scatenando le polemiche sui suoi effetti potenziali: è quanto si è verificato in sede di conversione degli emendamenti alla Manovra in Commissione Bilancio, dove è stata presentata e approvata una modifica normativa da parte della maggioranza sulle nuove regole in merito alle intercettazioni effettuate dagli 007. Il tutto, a una manciata di giorni dalle ‘sbraitate’ del nuovo ministro della Giustizia Carlo Nordio contro l’uso “strumentale” delle intercettazioni giudiziarie. Il testo della Legge di Bilancio è approdato oggi in Aula, con voto di fiducia previsto per domani.

Sulla base delle modifiche intervenute, le spese delle intercettazioni svolte dai servizi segreti non saranno più coperte dal Ministero della Giustizia, ma da quello dell’Economia. In particolare – è questa la novità più importante – si prevede che, in seguito all’autorizzazione da parte del procuratore generale di Roma, esse potranno essere disposte anche al di fuori dei confini dell’art. 614 del codice penale sulla violazione di domicilio: gli 007 avranno dunque la possibilità di captare le comunicazioni all’interno delle abitazioni private attraverso le cimici. 

La durata massima delle intercettazioni viene fissata a 40 giorni, con possibilità di essere poi prorogata di 20 giorni in 20 giorni. Si richiede poi la redazione di un “verbale sintetico” da depositare entro un mese dal termine dell’attività. Dopo le comunicazioni del Presidente del Consiglio al Copasir (organo del Parlamento che esercita il controllo  sull’operato dei servizi), le intercettazioni dovranno essere distrutte

Il peso della modifica non è indifferente. Oggi, i direttori delle agenzie d’intelligence possono infatti richiedere al procuratore generale di essere autorizzati a svolgere intercettazioni preventive nei confronti di soggetti non indagati, anche all’interno delle loro dimore, solo “quando siano ritenute indispensabili per l’espletamento delle attività loro demandate”. Il procuratore le può autorizzare “qualora vi siano elementi investigativi che giustifichino l’attività di prevenzione e lo ritenga necessario”. Con la nuova norma, invece, per avere l’autorizzazione alle agenzie basterà semplicemente autocertificare che le intercettazioni siano “indispensabili” ai fini della loro attività. Al fine di ottenere la proroga, poi, le agenzie dovranno solo “indicare” i motivi che le rendono necessarie (mentre oggi, di quei motivi, occorre che sia “dato chiaramente atto”). Inoltre, una volta terminata l’attività di intercettazione, se oggi l’Intelligence può trattenere i nastri per soli cinque giorni prima che il procuratore generale, “verificata la conformità delle attività compiute all’autorizzazione”, ne disponga “l’immediata distruzione” – autorizzando la conservazione dei dati soltanto quando siano “indispensabili per la prosecuzione dell’attività” –, con la nuova norma si passa a un periodo massimo di trenta giorni. Con l’ulteriore previsione che, “su richiesta motivata dei direttori dei servizi (…), comprovante particolari esigenze di natura tecnica e operativa”, il procuratore può “autorizzare il differimento del deposito (…) per un periodo non superiore a sei mesi”. I tempi, insomma, si allungherebbero in maniera assai significativa. 

Sulle novità in merito alle intercettazioni degli 007 inserite in Manovra, la reazione delle opposizioni è stata dura e sostanzialmente unanime: “Il governo le sgancia da ogni ancoraggio e le pone sotto il controllo politico con la scusa del finanziamento Mef. Stato di Polizia?” ha twittato Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia del Pd. “È preoccupante l’intenzione dell’Esecutivo di affievolire le garanzie giurisdizionali previste dalla disciplina delle intercettazioni investigative fino ad oggi applicata e la previsione di distruzione del materiale raccolto” avevano invece dichiarato i membri della Commissione giustizia del Movimento 5 Stelle prima dell’approvazione, chiedendo lo stralcio della norma.

“In Italia il numero di intercettazioni ambientali, telematiche fino al trojan e un domani chissà quali altri strumenti, è di gran lunga superiore alla media europea e ancor più a quella dei paesi anglosassoni; il costo è elevatissimo con centinaia di milioni di euro l’anno”, aveva detto lo scorso 6 dicembre il ministro della giustizia Carlo Nordio presentando le linee programmatiche del suo Dicastero a Palazzo Madama. “Gran parte si fanno su basi di semplici sospetti e non concludono nulla. Non si è mai vista una condanna basata solo sulle intercettazioni, queste dovrebbero essere mezzo di ricerca della prova mentre sono diventate uno strumento di prova”. Il ministro aveva poi ulteriormente affondato il colpo affermando che le intercettazioni “costituiscono un pericolo per la reputazione delle persone coinvolte che spesso non sono nemmeno indagate e la loro diffusione, talvolta selezionata e pilotata, costituisce uno strumento micidiale di delegittimazione personale e politica”.

Eppure, mentre da un lato il governo promuove pomposamente una linea ‘anti-pm’ quando si parla di intercettazioni giudiziarie (quelle subordinate al rispetto delle garanzie di legge, che devono essere richieste dal magistrato e autorizzate da un gip ove sussista una notizia di reato e infine sono depositate all’imputato affinché possa utilizzarle per difendersi), dall’altro si spinge ad ampliare i ‘margini di manovra’ nell’ambito delle intercettazioni preventive e segrete, che vengono svolte dagli 007 – che rispondono al governo e non certo al potere giudiziario – nei confronti di soggetti non indagati e persino nelle loro abitazioni. Con tanti saluti alla rigida tripartizione dei poteri teorizzata da Montesquieu e al ‘garantismo’ tanto sbandierato dal nuovo Guardasigilli.

[Stefano Baudino]

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