giovedì 2 Febbraio 2023

La lotta dei genitori di Beatrice contro una scuola che ancora esclude i disabili

Una nuova petizione apparsa su Change.org ha dato luce a un’ingiustizia che caratterizza le scuole italiane e riguarda gli studenti con problemi fisici e/o mentali. Il caso di Beatrice, bambina di quasi 3 anni affetta da una sindrome genetica rara e un ritardo psicomotorio mette in evidenza quanti strati del mondo scolastico ancora non assicurino un’educazione e un trattamento paritari. Innanzitutto gli insegnanti di sostegno spesso non sono abbastanza nonostante la richiesta sia molto alta e ciò accade perché non vengono organizzati abbastanza Tfa, ovvero i corsi per diventare insegnanti di sostegno di ruolo. Così nel corso degli anni alcuni genitori si sono sentiti dire dagli insegnanti di non portare i figli a scuola perché non si assicurava loro l’attenzione di cui necessitavano e altre famiglie hanno scelto in autonomia di rinunciare al diritto all’istruzione pubblica per i figli con disabilità nel timore che non potessero godere di un trattamento adeguato, che invece dovrebbe essere «un punto di forza della scuola italiana» come recita il sito del Ministero parlando dell’integrazione scolastica degli alunni con disabilità.

L’insegnante di sostegno non è solo fondamentale per garantire un’istruzione adeguata e alla pari all’alunno disabile, ma rappresenta «Una risorsa professionale assegnata alla classe» invece spesso sostituta dai docenti Mad, ancora acerbi per simili ruoli. Inoltre gli insegnanti di sostegno sono perlopiù supplenti (circa il 40%). Oltre alla criticità relativa alla formazione dei docenti e al loro accesso come figure stabili e tutelate nella scuola, l’integrazione degli alunni disabili e di conseguenza anche l’esperienza degli educatori come tali, risentono di diverse pecche dell’istituzione scolastica come i problemi prettamente infrastrutturali. Nel 2019 l’Istat denunciava come solo il 32% delle scuole nel Paese fosse attrezzata adeguatamente per gli alunni con disabilità, situazione che è leggermente migliorata anche se si è ancora troppo lontani da una corretta inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Oltre alle barriere architettoniche – sempre l’Istat tra il 2020 e il 2021 parla di una sola scuola su tre realmente accessibile per studenti con problemi fisici – mancano dispositivi per, ad esempio, chi ha disabilità sensoriali e sempre nell’anno scolastico 2020/2021 solo il 16% delle scuole risultava essere un luogo accogliente per studenti con sordità o ipoacusia.

Ed ecco come il caso di Beatrice si aggiunge a tanti altri alunni che nel corso del tempo hanno vissuto una discriminazione ancora esistente. La bimba è costretta a uscire prima dalla scuola dell’infanzia perché mancano insegnati che la aiutino durante i pasti e altri bisogni; in questo modo la bambina viene privata di un diritto fondamentale e la scuola, oltre a luogo in cui studiare è importante per la socialità, specialmente all’età di Beatrice. Su Cange.org i genitori denunciano come la figlia sia stata costretta, fino a crica due settimane fa (prima della pubblicazione della petizione) a frequentare solo 3 ore delle 7 previste. Per quanto ci fossero due insegnanti di sostegno e un educatore, dall’ora di pranzo in poi Beatrice non aveva nessuno che la aiutasse e doveva quindi uscire da scuola alle 12:00. Un atteggiamento che ha messo la famiglia della giovane studentessa in difficoltà, come ha denunciato la madre obbligata a uscire prima dal lavoro per una lacuna di un’istituzione pubblica. Un bambino disabile non dovrebbe mai essere trattato differentemente, ma guidato in modo che possa sentirsi incluso e al sicuro, però per Beatrice e tanti altri studenti italiani con disabilità l’integrazione è ancora troppo difficile e anche se la bimba potrà ora mangiare a scuola, deve comunque tornare a casa durante le ore pomeridiane. La battaglia dei genitori allora non si ferma, almeno finché alla figlia non sarà permesso di frequentare il tempo pieno nell’istituto.

[di Francesca Naima]

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Articoli correlati

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria

Grazie per aver già letto

10 dei nostri articoli questo mese.

Chiudendo questo pop up potrai continuare la lettura.
Sappi però che abbiamo bisogno di te,
per continuare a fare un giornalismo libero e imparziale.

Clicca qui e  scopri i nostri piani di abbonamento e supporta
Un’informazione – finalmente – senza padroni.

ABBONATI / SOSTIENI