venerdì 2 Dicembre 2022

In Cina quella contro le restrizioni sta diventando una vera rivolta

Questa volta la censura cinese non è riuscita a bloccare i video di Zhengzhou e le immagini, ormai virali, hanno dell’incredibile per un Paese come la Cina, dove proteste di questa portata sono a dir poco inusuali.

Il maxi-stabilimento Foxconn, dove viene assemblato il 70% degli smartphone Apple, è tornato sotto i riflettori a causa dei forti scontri tra i migliaia di dipendenti della fabbrica e il personale di sicurezza. La rabbia degli operai sarebbe stata scatenata dalla frustrazione per le severe restrizioni anti-Covid e dalla richiesta di lavoro extra per il pagamento dei bonus promessi. I disordini poi si sono spostati in strada dove le telecamere hanno ripreso camionette ribaltate, cabine dei test anti-covid distrutte e residenti armati di pali colpire gli agenti che tentavano di proteggersi con gli scudi.

Nelle scorse settimane il colosso cinese, che nel suo complesso di Zhengzhou conta oltre 200.000 dipendenti, era già stato teatro di dissensi quando, in seguito ad una serie di casi Covid nel campus della filiale, centinaia di lavoratori erano scappati dallo stabilimento nonostante le restrizioni imposte dal governo lo vietassero.

Ieri, in seguito alla nuova ondata di proteste, Foxconn si è scusata con i suoi dipendenti e ha dichiarato che il mancato bonus e le nuove assunzioni sarebbero dovute ad un “errore tecnico“. Dopo gli ultimi avvenimenti, infatti, il maxi stabilimento starebbe cercando di rimediare alla fuga dei suoi ex lavoratori, ingaggiando nuova forza lavoro.

Rimane incerto il numero dei partecipanti alla protesta, chi l’abbia fatta iniziare, la durata della manifestazione e come si sia conclusa. Alcuni video, tuttavia, hanno mostrato un trasferimento massiccio di forze dell’ordine a Zhengzhou, presumibilmente chiamate per reprimere con forza le manifestazioni.

Nel frattempo Pechino continua a perseguire la politica “Zero Covid” e nuovi lockdown si diffondono in tutto il Paese. Ai residenti dei quartieri interessati è stato imposto di rimanere a casa per cinque giorni a partire da ieri. L’uscita è consentita solo per l’acquisto di cibo, cure mediche e per i test di massa anti-Covid. Il governo ha parlato di “guerra di annientamento” contro il virus, ma le immagini parlano chiaro: la Cina è stanca e la politica “Zero Covid” non è più tollerata.

[di Iris Paganessi]

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