sabato 10 Dicembre 2022

L’Europa getta la spugna sul tetto del gas

Nel corso di un seminario tecnico online tenutosi lunedì scorso, la Commissione europea ha riferito ai rappresentanti dei 27 Paesi membri che non è possibile imporre un tetto al prezzo del gas senza influire sui contratti a lungo termine o sulla sicurezza delle forniture. A temere tali conseguenze sono i Paesi con spazio fiscale maggiore  e quindi poco interessati a una misura comune di armonizzazione. La fase di stallo e l’ennesima divisione tra i membri dell’Unione europea segna un passo indietro rispetto all’intesa generale raggiunta al vertice del 20 e 21 ottobre, che auspicava l’accordo definitivo sul price cap in occasione del Consiglio di emergenza convocato a Bruxelles il prossimo 24 novembre. Nel frattempo, la Commissione ha alzato gli scudi e ha proposto, come misura alternativa, un “meccanismo di correzione del mercato” volontario. Strategia che non convince i Paesi membri che richiedono l’imposizione del price cap per contenere l’impennata dei costi dell’energia.

Il dibattito sull’introduzione di un price cap al gas «è molto difficile, i Paesi membri sono divisi e quelli con spazio fiscale maggiore sono i meno interessati poiché temono di più le implicazioni sulla sicurezza degli stock». Ad affermarlo è Stefano Grassi, capo di gabinetto della commissaria UE per l’Energia Kadri Simson. L’idea dell’organo tecnico comunitario, alla luce dello stallo politico, è di puntare su “altre strade” per ridurre i prezzi dell’energia, come gli acquisti comuni e le misure di risparmio energetico. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha invece esortato la Commissione a presentare delle «proposte legislative per integrare l’intesa generale» raggiunta a ottobre. Michel ha poi ricordato il riferimento alle «decisioni concrete» da prendere «con urgenza», incluso «un corridoio dinamico temporaneo dei prezzi sulle transazioni di gas naturale, la procedura rapida di autorizzazione, la mobilitazione di strumenti pertinenti a livello nazionale e comunitario».

Il ritardo dell’Unione europea nel realizzare una misura efficace per contrastare l’aumento dei prezzi dell’energia rappresenta una minaccia per l’economia e il potere d’acquisto dei cittadini di quegli Stati membri che non possono permettersi misure valide, da sole, a contenere il fenomeno. Una necessità  che non scardina le posizioni dei cosiddetti Paesi frugali, guidati dalla Germania, che lo scorso settembre ha annunciato lo stanziamento di 200 miliardi di euro per il proprio pacchetto di misure contro il caro energia. Secondo il cancelliere Scholz, l’imposizione di un price cap renderebbe meno appetibile il mercato del gas europeo, non risolvendo il problema delle forniture.

[di Salvatore Toscano]

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