sabato 2 Marzo 2024

All’isola del Giglio è iniziata la caccia ai mufloni

Il destino dei mufloni dell’Isola del Giglio sembra essere segnato: recentemente, infatti, è partito il “piano di prelievo” della specie, che consente l’abbattimento degli esemplari che vivono nella parte dell’isola non rientrante nei confini del “Parco Nazionale Arcipelago Toscano”. Il via libera ai fucili è stato dato lo scorso primo ottobre da una delibera della Giunta Regionale, ma la protesta delle associazioni animaliste che tra iniziative e proposte si stanno battendo contro la caccia ai mufloni non si ferma. Il trattamento riservato a questi ultimi – condannati a morte poiché considerati una specie aliena ed invasiva – è stato fortemente criticato dall’Organizzazione internazionale protezione animali (OIPA), la quale sottolineando che la carneficina “non risparmia nemmeno le femmine gravide e i cuccioli” ha lanciato un campagna di protesta contro le autorità politiche dell’isola. L’iniziativa – sottoscrivibile recandosi sulla pagina web messa a disposizione dall’organizzazione – prevede nello specifico l’inoltro di una lettera di dissenso alle autorità coinvolte nella “decisione di rendere cacciabili questi maestosi animali se avvistati fuori dal Parco dell’Arcipelago toscano”. L’intento è quello di mettere pressione alla Regione Toscana e all’Ente Parco dell’Arcipelago toscano, a cui l’organizzazione chiede di “sospendere immediatamente le uccisioni dei mufloni del Giglio”. Infatti, aggiunge ancora l’OIPA, “in piena crisi ambientale e di fronte a soluzioni alternative valide e non cruente, non è pensabile che, ancora oggi, si ricorra alle armi“.

D’altronde, metodi senza dubbio più rispettosi degli animali sono già stati attuati per i mufloni presenti nell’area protetta. Sono circa 50, infatti, quelli che si trovavano nel Parco Nazionale e che sono stati trasferiti in “altre aree naturali selezionate e assolutamente idonee ad ospitare gli animali” grazie ad un accordo tra Lega Anti Vivisezione (LAV), World Wide Fund for Nature (WWF) ed il Parco: a comunicarlo sono proprio le due associazioni tramite una nota, con cui inoltre “rilanciano la proposta di ampliare quanto prima la superfice del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano all’intera Isola del Giglio“. Il mantenimento della caccia nella metà dell’isola ad oggi ancora non appartenente al Parco, del resto, rappresenta ovviamente un “limite alle operazioni di cattura dei mufloni” che stanno producendo i risultati appena citati. È per questo, dunque, che le associazioni LAV e WWF – in attesa che si possa verificare la “fattibilità di una proposta di ampliamento del Parco” – fanno appello alla Regione Toscana affinché “sospenda immediatamente la caccia nella parte dell’isola esterna al Parco”.

Insomma, al momento i mufloni che dovessero trovarsi fuori dall’area protetta sarebbero automaticamente alla portata dei fucili a causa – come detto – della loro invasività, che precisamente minaccerebbe l’habitat presente. Eppure contrari al massacro sono anche alcuni agricoltori che, riuniti nel comitato “Save Giglio”, chiedono il Mantenimento del muflone nell’Isola del Giglio smentendo l’esistenza dei danni alle colture. “Come piccoli agricoltori proprietari di vigneti, frutteti, seminativi ed orti sul territorio del Giglio, anche nella zona sud-occidentale dell’isola, frequentata dai mufloni, ci teniamo a far presente che i mufloni non rappresentano un pericolo per l’agricoltura locale in quanto per evitare la possibilità di eventuali brucature è sufficiente installare una recinzione”: questo si legge sul sito del “Save Giglio”, il quale sottolinea come “vedere un Muflone al Giglio” sia tra l’altro “un evento molto raro”, dato che “esso si avvicina molto di rado dove è presente l’uomo”.

Tutto ciò, però, evidentemente al momento non basta per cancellare l’autorizzazione alla caccia, che del resto non è stata ritrattata nemmeno in seguito ad uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Diversity spesso citato da coloro che si oppongono all’abbattimento. Tra questi proprio la già menzionata OIPA, che infatti parla di una “importante scoperta” con cui è stato “attestato come i mufloni del Giglio custodiscano un Dna ancestrale ormai perso nella popolazione sorgente sarda, rendendoli ad alta priorità di conservazione”. “Introdotto nell’isola negli anni ’50 nell’ambito di un progetto di tutela della specie dall’estinzione e per consentire il ripopolamento di riserve e parchi in tutta Italia, il muflone del Giglio è rimasto geneticamente puro data l’assenza sull’isola di greggi di pecore che, invece, popolano abbondantemente la Sardegna, la Corsica e Cipro, dove i loro simili sono invece protetti”: questo ricorda poi a tal proposito l’organizzazione, sottolineando che “i mufloni del Giglio, dunque, sono gli ultimi del loro genere e abbatterli significa perdere una grande ricchezza in termini di biodiversità”.

[di Raffaele De Luca]

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