giovedì 1 Dicembre 2022

Governo Meloni, il primo Consiglio dei Ministri parte dalla caccia ai raver

Si è svolto ieri, 31 ottobre, il primo Consiglio dei Ministri del governo Meloni, dove il centro-destra ha varato le prime misure della sua esperienza di governo. Il Cdm aveva all’ordine del giorno la norma che salva l’ergastolo ostativo (misura importante nella lotta alla mafia), alcune misure in relazione alle restrizioni anti-Covid ancora in vigore e – forse soprattutto per gli equilibri di governo – la nomina dei 39 titolari delle poltrone da viceministro e sottosegretario. Un menu al quale alla fine è stata aggiunta sull’onda lunga della polemica per la festa illegale in corso a Modena una misura contro i cosiddetti raver, ovvero gli organizzatori e i partecipanti alle feste auto-organizzate e che non godono dei permessi e dei patrocini istituzionali. Una stretta fortemente voluta e chiamata via social da Matteo Salvini, che per l’occasione nella sua raffica di post ha riesumato il vecchio slogan “la pacchia è finita”.

La norma approvata dal Consiglio dei Ministri introduce una nuova fattispecie di reato: “Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”. Gli organizzatori di questi eventi, se vi partecipano più di 50 persone, rischiano una condanna da tre a sei anni di carcere e una multa compresa tra i 1.000 e i 10.000 euro. Inoltre è previsto il sequestro dei mezzi –  furgoni, auto, ecc – e delle strumentazioni – casse, impianti musicali, ecc – utilizzate per dar vita all’evento, così come, grazie a una modifica del codice antimafia, sarà possibile applicare la sorveglianza speciale agli indiziati dell’«invasione per raduni pericolosi». Per prevenire i rave si potrà addirittura contare anche su uno strumento come le intercettazioni telefoniche in modo da individuare prima, attraverso il controllo dei canali social, il luogo in cui si terrà l’evento. Un giro di vite che verrà ratificato dal Parlamento come decreto legge, quindi in procedura d’urgenza.

Da domani quindi chiunque sarà tra gli organizzatori di una festa che non gode di permessi e patrocini istituzionali rischierà fino a sei anni di carcere. Una norma che, non solo, difficilmente trova ragione nella reale entità del reato, che avrà pene massime superiori ad esempio a reati come la violenza privata (pena massima 4 anni) e omicidio colposo (5 anni), ma che rischia anche di dimostrarsi di difficile applicazione se non appesantendo ulteriormente un sistema della giustizia già inceppato come quello italiano. Di rave grandi e piccoli se ne tengono più d’uno ogni fine settimana in tutta Italia. La gran parte delle volte l’opinione pubblica nemmeno ne viene a conoscenza perché si svolgono in casolari, all’aperto o in capannoni lontani dai centri abitati. Pensare non solo di perseguire e processare ogni organizzatore ma addirittura di porre unità di agenti ad ascoltare le conversazioni telefoniche dei sospetti raver per intercettare in anticipo le feste in via di organizzazione sarà di certo non semplice oltre che di dubbia utilità a fronte dei tanti reati di vero allarme sociale che le forze dello stato dovrebbero perseguire.

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