giovedì 1 Dicembre 2022

Alfredo Cospito: un anarchico detenuto al 41 bis come i mafiosi

Nella mattina di martedì 25 ottobre un gruppo di anarchici ha occupato la sede di Amnesty International di Roma per mostrare solidarietà ad Alfredo Cospito, anarchico detenuto in Sardegna in regime di 41 bis a causa delle relazioni epistolari che intratteneva con altri anarchici e con riviste affini. Cospito si trova in carcere da dieci anni con l’accusa di strage contro la pubblica incolumità per aver piazzato, nel 2006, due ordigni a basso potenziale presso la Scuola Allievi Carabinieri di Fossano (Cuneo), la cui esplosione non ha causato vittime. Lo scorso luglio, tuttavia, la Cassazione ha riformulato il capo d’imputazione a suo carico, accusando ora l’anarchico di strage contro la sicurezza dello Stato (art. 285 del codice penale), reato che prevede l’ergastolo, anche ostativo (il cosiddetto “fine pena mai”), pur in assenza di vittime. Per intendersi, quella della strage contro la sicurezza dello Stato, è una aggravante che non è stata contestata nemmeno agli autori degli attacchi che uccisero i giudici Falcone e Borsellino. Il 20 ottobre scorso Cospito ha iniziato uno sciopero della fame in segno di protesta conto il regime detentivo al quale è stato sottoposto e contro l’ergastolo ostativo.

Il regime del 41bis, ovvero il cosiddetto “carcere duro”, pensato per costituire uno strumento di contrasto alla criminalità organizzata, è stato introdotto nel 1992 in coincidenza con il periodo di massima diffusione delle stragi mafiose. Ai soggetti che si trovano in tale regime detentivo vengono applicate una serie di restrizioni volte a impedire il contatto con esponenti della criminalità organizzata all’esterno del carcere: una delle condizioni perché venga applicato, oltre alla commissione di uno dei delitti “di mafia”, è la comprovata presenza di “elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con un’associazione criminale, terroristica ed eversiva”. A motivare l’applicazione di tale regime detentivo per Cospito sono le relazioni epistolari che questi ha intrattenuto, nei dieci anni già trascorsi in carcere, con anarchici e riviste del medesimo orientamento politico, attività mai nascosta alle autorità carcerarie ma che gli è valsa comunque almeno tre iniziative giudiziarie per il reato di istigazione a delinquere. La decisione di sospendere all’improvviso le garanzie che gli erano state concordate, dunque, appare «ingiustificata» secondo il suo avvocato, Flavio Rossi Albertini, il quale ha sottolineato come tale deliberazione sembri voler impedire all’anarchico di continuare a «esternare il proprio pensiero politico». Appare deducibile, come sottolineato dallo stesso Albertini in un’intervista, che i giudici torinesi abbiano qualificato la Fai (Federazione anarchica informale), della quale Cospito è stato riconosciuto far parte, «come una vera e propria organizzazione».

A queste considerazioni va aggiunto il fatto che la fattispecie di reato recentemente contestata a Cospito (strage contro la sicurezza dello Stato) costituisce una delle più gravi del nostro ordinamento e, come accennato, non vi è stato fatto ricorso nemmeno nel caso delle stragi di Capaci e di via d’Amelio, nelle quali la mafia uccise prima Giovanni Falcone e la moglie e poi Paolo Borsellino, insieme agli agenti delle rispettive scorte.

“Alfredo si trova in carcere ininterrottamente da dieci anni, trascorsi nelle sezioni di Alta Sicurezza fino al trasferimento in 41 bis. Nel 2016 è stato coinvolto nell’operazione Scripta Manent, accusato di associazione sovversiva con finalità di terrorismo e di molteplici attacchi esplosivi. A seguito della sentenza di Cassazione del luglio di quest’anno, è stata riformulata la condanna per lo stesso Alfredo e per Anna Beniamino in ‘strage politica’, la cui unica pena prevista è l’ergastolo. Lo Stato italiano che ha sempre protetto gli stragisti fascisti ora vuole condannare per strage due anarchici per un attacco che non ha provocato né vittime né feriti” scrivono in un comunicato alcuni anarchici. “Vogliamo che si comprenda anche all’estero che la china repressiva che sta prendendo lo Stato italiano riguarda tutti in prima persona, dato che un precedente di queste dimensioni nel cuore dell’Europa potrebbe essere foriero di ulteriori balzi repressivi anche ad altre latitudini”.

[di Valeria Casolaro]

 

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