giovedì 1 Dicembre 2022

Haiti sprofonda nel caos e chiede una forza di polizia internazionale

Lo scorso venerdì, il governo di Haiti ha autorizzato il primo ministro Ariel Henry a richiedere ai propri “partner internazionali” l’intervento di una “forza speciale armata” per far fronte alla crescente insicurezza che sta bloccando la nazione caraibica. Secondo quanto riportato da Al Jazeera la richiesta è stata formulata all’ultimo vertice dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e prontamente accolta favorevolmente dagli USA, con il segretario di Stato americano Antony Blinken che ha dichiarato che «Washington si impegnerà a ripristinare la sicurezza ad Haiti». Una decisione che difficilmente potrebbe contribuire a placare le proteste che da settimane attraversano tutto il Paese più povero delle americhe, accusato dall’opposizione di essere un “burattino” nelle mani degli Stati Uniti e del Fondo Monetario Internazionale.

Nei piani del governo haitiano, gli eventuali soldati concessi ad Haiti avranno il compito di supportare la polizia a riprendere il controllo del principale porto commerciale del Paese, il Varruax Terminal, da settimane sotto il controllo di una coalizione di bande criminali. Il controllo del terminal e i relativi blocchi attuati da parte di questi gruppi criminali hanno infatti causato non pochi problemi di ordine pubblico, causando carenze di diesel, acqua potabile e generi di prima necessità. La mancanza di carburante ha portato grossi disagi al settore dei trasporti, oltre a costringere numerose attività’ commerciali e ospedali pubblici a chiusure forzate. Se tutto questo non fosse abbastanza, a peggiorare ulteriormente la situazione ad Haiti è stata anche la recente epidemia di colera, sviluppatasi proprio a causa della mancanza di acqua potabile.

Probabile tuttavia che la forza di polizia internazionale non verrebbe usata esclusivamente contro i gruppi criminali, ma anche per porre fine alle proteste anti-governative che hanno interessato il paese nelle ultime settimane. In migliaia sono scesi per le strade della capitale, per protestare contro il governo di Henry, accusandolo di essere incapace nel contrastare i gruppi criminali, di aver stretto accordi “sanguinosi” con il Fondo Monetario Internazionale e di essere un “burattino” in mano agli Stati Uniti. Da molti mesi il malcontento verso il governo sta crescendo, il principale gruppo d’opposizione – Montana Accord – sta chiedendo al governo americano di smettere di sostenere Henry, data la mancanza di legittimità del suo governo. Il primo ministro di Haiti sarebbe infatti colpevole di ritardare volutamente le elezioni, che inizialmente erano previste nel novembre 2021, rimandate una prima volta a inizio 2022, e una seconda a fine 2022. Ad oggi ancora non è stata fissata una data per le consultazioni popolari. Inoltre Henry, secondo i gruppi d’opposizione, sarebbe il mandate dell’omicidio del precedente primo ministro Jovenel Moises, ucciso nella sua residenza da un gruppo di 28 mercenari nel luglio 2021. Vicenda su cui aleggiano ancora molteplici interrogativi.

La richiesta d’intervento a forze straniere è un passo destinato ad acuire tensioni politiche e proteste. Le forze di pace delle Nazioni Unite sono state dispiegate ad Haiti nel 2004 dopo che una ribellione aveva portato alla cacciata e all’esilio dell’allora presidente Jean-Bertrand Aristide. I “caschi blu” restarono nel paese fino al 2017, quando vennero poi rimpiazzate da una forza di polizia, sempre a guida ONU, fino al 2019. Al momento ad Haiti, la presenza delle Nazioni Unite resta limitata ad una missione politica. Ad alimentare la diffidenza popolare contro l’Onu il fatto che i membri della missione si siano macchiati di crimini sessuali nel Paese. In particolare, sono provati gli abusi commessi nel 2007 da numerosi membri del contingente di caschi blu dello Sri Lanka. Tanto che un rapporto dell’Ufficio dei servizi di supervisione interna (OIOS) delle Nazioni Unite ha concluso che: “gli atti di sfruttamento sessuale e abusi (contro i bambini) erano frequenti e si verificavano di solito di notte e praticamente in ogni luogo in cui era dispiegato il personale del contingente”.

Forze di polizia straniere, inviate da un governo amico a quello di Henry, e senza responsabilità alcuna nel caso di eventuali malefatte, sono un opzione che, considerati anche i tristi precedenti, non sorprende possano spaventare molti haitiani. I cittadini di Haiti, oltre a dover far fronte alla criminalità comune si trovano a combatter anche contro un appartato statale in cui la corruzione è dilagante. Secondo un rapporto del dipartimento dei diritti umani dell’università’ di Harvard, tra il 2018 e il 2020 la polizia haitiana si sarebbe resa colpevole di almeno tre massacri, costati la vita a 240 persone, in alcuni distretti poveri della capitale Port-au- Prince. Giustificati al tempo dal governo come azioni contro la criminalità, ma avvenuti, guarda a caso, nei quartieri dove sono più attivi i movimenti di opposizione.

[di Enrico Phelipon]

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