martedì 9 Agosto 2022

Zelensky silura i capi dell’intelligence mentre tenta la controffensiva nel Donbass

Non accennano a diminuire gli scontri in Ucraina nella regione del Donbass e mentre Kiev tenta una controffensiva grazie alle armi inviate dai Paesi NATO, Mosca intensifica le operazioni per prevenire gli attacchi ucraini nelle aree già conquistate. Ma importanti sviluppi si registrano anche sul fronte dell’intelligence ucraina: il presidente Volodymyr Zelensky ha licenziato, infatti, due figure chiave dei servizi di sicurezza. Si tratta del capo della SBU – il servizio segreto ucraino – Ivan Bakanov e della procuratrice generale Iryna Venediktova. Questo risulta un dato molto importante per capire il livello di solidità del governo di Kiev che pare indebolito da elementi destabilizzanti: lo stesso Zelensky, infatti, ha spiegato che la decisione è stata presa sulla base di centinaia di casi di presunto tradimento e collaborazione con la Russia.

«Ho deciso di rimuovere il procuratore generale dal suo incarico e il capo del Servizio di sicurezza dell’Ucraina dalle sue funzioni. Ad oggi, ci sono 651 procedimenti penali contro dipendenti dell’ufficio del pubblico ministero e di altre forze dell’ordine per alto tradimento e collaborazione con i servizi russi» ha affermato il leader ucraino. Il decreto firmato da Zelensky sul licenziamento di Bakanov cita l’articolo 47 della Carta disciplinare delle forze armate ucraine, secondo cui un ufficiale o un funzionario può essere rimosso per “mancato esercizio delle funzioni, che ha provocato vittime umane o altre gravi conseguenze”. Iryna Venediktova è stata sostituita, con un ulteriore decreto, dal neoprocuratore generale Oleksiy Symonenko.

Intanto, Kiev tenta la controffensiva con le armi occidentali, in particolare con i lanciarazzi multipli HIMARS, grazie ai quali – stando alle fonti di Kiev – l’esercito ha compiuto una serie di attacchi su 30 hub logistici e di munizioni russi. Inoltre, secondo quanto riferito dall’agenzia russa TASS, le forze armate ucraine hanno bombardato la città di Stakhanov, nel Lugansk, con sistemi di lancio multiplo di fabbricazione statunitense. Anche nel Donetsk, le forze ucraine stanno tentando il recupero dei territori perduti: sono stati lanciati, infatti, dai soldati di Kiev, dieci razzi dai sistemi di lancio multipli di Grad nella città di Makeyevka. Domenica sera è stato aperto il fuoco dalle postazioni ucraine ad Avdeyevka e sono stati sparati otto proiettili di artiglieria da 152 mm in un distretto di Donetsk.

Per questo, il ministro della difesa russo, Serghei Shoigu, ha ordinato alle truppe schierate nell’est dell’Ucraina di eliminare le armi fornite dagli USA a Kiev. Shoigu ha ordinato di effettuare attacchi chirurgici per schiacciare i missili a lungo raggio e i mezzi di artiglieria del nemico, utilizzati per bombardare le aree residenziali del Donbass e per continuare l’incenerimento intenzionale dei campi di grano e degli impianti di stoccaggio del grano. Lo ha riferito oggi il Ministero della difesa russo ai giornalisti.

Nonostante la controffensiva ucraina, prosegue l’avanzata di Mosca, il cui obiettivo è il completamento della conquista del Donbass. Nei giorni scorsi, l’esercito russo aveva continuato ad effettuare dei raid, ma l’avanzata risultava quasi congelata a causa di una pausa operativa. Ora ci si aspetta che le forze moscovite riprendano intensità nelle operazioni per la fase finale della battaglia per il controllo del Donbass: questa si svolgerà soprattutto nelle città di Sloviansk e Kramatorsk, entrambe nell’oblast di Donetsk, al momento sbarrate dalla battaglia che si sta svolgendo a Bakhmut. Questa zona può essere considerata strategica per il conflitto. Sloviansk, infatti, è cruciale da un punto di vista politico-culturale – perché il sentimento filorusso è particolarmente elevato – e geografico: è, infatti vicina all’autostrada MO3 che collega Kiev a Kharkiv e prosegue fino al confine russo vicino a Rostov sul Don. Mentre Kramatorsk è uno dei più importanti centri industriali dell’est del Paese.

La strategia di Mosca per le offensive delle prossime settimane potrebbe prevedere molteplici attacchi in contemporanea su diversi obiettivi e non concentrarsi su una città sola, come avvenuto negli scorsi mesi. A Bakhmut si sta combattendo una delle battaglie più cruenti delle ultime settimane e la strategia adottata nel Lugansk di circondare le città e costringere i nemici a ripiegare potrebbe essere ripetuta anche qui. Se Bakhmut cadrà, gli ucraini saranno costretti a ripiegare su Sloviansk e Kramatorsk, rendendo sempre più vicino il raggiungimento dell’obiettivo russo. Per questo, le prossime settimane saranno decisive per una svolta del conflitto.

Se, da un lato, Zelensky continua a promettere al suo popolo che le zone sotto il controllo russo saranno riconquistate, dall’altro, la sua amministrazione risulta parzialmente indebolita dai numerosi tradimenti interni che lo stesso leader ucraino ha apertamente denunciato e che mostrano insofferenza negli ambienti politici e militari più vicini al Premier. Dal canto suo, Mosca ha fatto sapere – tramite il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov – che non c’è un lasso di tempo prestabilito per la fine dell’offensiva in Ucraina: «Non abbiamo dubbi sul fatto che l’operazione militare speciale sarà conclusa una volta raggiunti tutti i suoi obiettivi. Non c’è un lasso di tempo chiaro e l’importante è l’effettiva attuazione di questa operazione».

[di Giorgia Audiello]

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1 commento

  1. A mio parere, se Zelensky continua a perseguitare o licenziare fuonzionari suoi significa che è in gravissima difficoltà. Posso ovviamente sbagliare,a credo che inizi ad essere mal consigliato sia dai personaggi ucraini più vicini a lui che da quelli esteri. Probabilmente non sanno più dove sbattere la testa pur di spillare armi e soldi ad Usa ed UE.

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