venerdì 12 Agosto 2022

CPR di Caltanissetta: i migranti protestano sui tetti dopo i pestaggi della polizia

Sabato 25 giugno nel Centro di Permanenza e Rimpatrio (CPR) di Caltanissetta i detenuti hanno messo in atto una protesta sui tetti della struttura per denunciare la grave carenza di assistenza sanitaria e i pestaggi della polizia. La protesta aveva come obiettivo di sollevare l’attenzione dei rappresentanti del Consolato tunisino, affinché si recassero sul posto a constatare la situazione di violenza e degrado cui sono costretti a vivere i migranti all’interno del CPR. Nel corso delle proteste i detenuti hanno anche denunciato di aver subito violenze da parte della polizia: un giovane tunisino sarebbe infatti stato trascinato dietro le telecamere e brutalmente picchiato da alcuni agenti.

A denunciare quanto accaduto è l’ONG LasciateCIEntrare, contattata dagli stessi migranti che intendevano denunciare la mancanza di assistenza sanitaria all’interno della struttura, a fronte di situazioni di necessità anche gravi. Nemmeno a seguito del pestaggio del giovane tunisino da parte degli agenti, denunciano i migranti, è intervenuto il medico a prestare soccorso. A dare ulteriore conferma di tale situazione è un operatore del 118, il quale avrebbe riferito a LaciateCIEntrare che le ripetute chiamate effettuate dai migranti al pronto soccorso di Caltanissetta, per denunciare situazioni di necessità anche gravi, venivano bloccate dalla polizia con la motivazione che la struttura disponeva già di un medico. L’ambulanza, riferisce il comunicato di LasciateCIEntrare, è riuscita a entrare nella struttura solamente alle 18.30.

A fronte di tali abusi, i migranti sono saliti sul tetto della struttura per chiedere un ai rappresentanti del Consolato tunisino di recarsi a verificare con i propri occhi le condizioni di reclusione all’interno del CPR. D’altronde, le gravi carenze gestionali dei Centri di Permanenza e Rimpatrio sono oggetto di diversi report e denunce da parte delle autorità da tempo. La Relazione al Parlamento 2022 riguardante la situazione delle carceri italiane, presentata pochi giorni fa dal Garante dei diritti dei detenuti – nella quale i CPR rientrano a pieno titolo perché veri e propri centri di detenzione amministrativa -, ha sottolineato come l’utilizzo di tali strutture non contribuisca ad aumentare o velocizzare i rimpatri, questione che “apre la questione della legittimità di tale trattenimento quando sia già a priori chiaro che il rimpatrio verso quel determinato Paese non sarà possibile”. Come sottolineato nel rapporto, il problema migratorio “continua ad essere affrontato, nei suoi miglioramenti e nelle persistenti problematicità, in termini emergenziali e non strutturali“, fattore che non contribuisce a trovare soluzioni reali alle problematiche esistenti.

[di Valeria Casolaro]

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