domenica 3 Luglio 2022

Siccità: al via stato di emergenza e razionamenti nel nord Italia

A causa dell’aggravarsi della siccità nel nord Italia, diversi comuni hanno già dato il via al razionamento dell’acqua, mentre sembra essere sempre più vicina la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale e l’entrata in campo della protezione civile. A chiederlo sono infatti state le Regioni al Governo, durante una conferenza tenutasi nella giornata di ieri alla quale ha partecipato anche il capo del dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio. «Stiamo ragionando sui parametri tecnici per andare incontro alle richieste del territorio», ha affermato quest’ultimo al termine dell’incontro, sottolineando altresì che siano attesi ancora periodi di siccità non essendo prevista alcuna inversione di tendenza dal punto di vista meteorologico. «Si sta lavorando per definire quali sono le attività che seguono allo stato d’emergenza», che «non è un’idea, ma una serie di azioni che vanno fatte» e per le quali «stiamo lavorando».

Dal canto suo, anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha fatto intendere che la proclamazione dello stato di emergenza sia molto più che un’ipotesi. «Sullo stato di emergenza nazionale ci stiamo confrontando con la Protezione Civile, penso che su questo assieme a Curcio arriveremo a una soluzione nella quale si individuino in modo puntuale i criteri per la dichiarazione dello stesso e soprattutto gli interventi che si possono fare», ha infatti dichiarato Fedriga in seguito all’incontro.

Nel frattempo, tuttavia, come anticipato alcuni comuni del nord sono già corsi ai ripari. Nei giorni scorsi infatti il Comune di La Salle, in Valle d’Aosta, ha disposto fino alla fine dell’emergenza il divieto di utilizzo dell’acqua potabile erogata da “allacciamenti ad uso domestico” in tutto il territorio per “uso diverso da quello alimentare e igienico sanitario”. Inoltre a Ronzo-Chienis, un comune italiano della provincia di Trento, tramite un’ordinanza firmata dal sindaco Gianni Carotta è stata sospesa a decorrere dalla giornata di martedì 21 giugno – e fino a quando non verrà revocato il provvedimento – la fornitura di acqua potabile dalle ore 23.00 alle ore 06.00. Infine, ad essere interessati da provvedimenti del genere sono stati anche alcuni comuni della Valcamonica, tra cui ad esempio quello di Piancogno. Come riportato dai media locali, infatti, il comune già da maggio sta chiudendo i rubinetti dalle ore 24:00 alle ore 7:00 ed al fine di consentire l’accumulo necessario sono stati previsti anche aiuti dalle autobotti dei vigili del fuoco e dal collegamento con l’acquedotto di Ossimo. Del resto, le autobotti negli scorsi giorni sono entrate in azione in diversi Comuni non solo della Lombardia ma anche del Piemonte, tra le regioni più interessate dal fenomeno.

Detto questo, però, è doveroso sottolineare che il consumo delle risorse idriche è legato soprattutto alle attività dell’industria e dell’agricoltura, mentre il settore civile influisce in maniera minore. Come mostrato da un rapporto del Politecnico di Milano del 2018, infatti, in Italia l’agricoltura è responsabile del 43,02% del prelievo di acqua, l’industria del 20,47% ed il settore civile solo del 14,24%. Un ruolo importante tuttavia lo rivestono anche le perdite, responsabili del 22,27% del prelievo, che nel settore civile ammontano all’87% dei consumi.

[di Raffaele De Luca]

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3 Commenti

  1. Il reale problema sta nelle soluzioni adottate che dopo palliativi. Se chiudi i rubinetti di notte non risparmi acqua ma anzi alla fine, forse, ne fai consumare di più. Se non hai acqua di notte, farai un po’ di scorta di giorno che poi siamo sicuri che verrà consumata il giorno successivo?

    Consumare meno e in modo più razionale sarebbe una questione sociale da affrontare non con i divieti piuttosto con aumentare la consapevolezza, cambiando abitudini.

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