giovedì 30 Giugno 2022

Rimuovere le barriere fluviali è importante: la Spagna mostra la via al resto d’Europa

Nel 2021 le barriere fluviali, causa principale della frammentazione dei corsi d’acqua, sono diminuite in Europa. Un primo passo importante e necessario, poiché la frammentazione dei corsi d’acqua dei fiumi è causa di problemi non di poco conto per l’ecosistema e la biodiversità. Ogni possibile sbarramento, da dighe a rampe, ai canali sotterranei, a chiuse, guadi, costruiti spesso per motivi di contenimento o col fine di ottenere energia idroelettrica, frammenta infatti i fiumi cambiandone il flusso, il corso e i collegamenti con le pianure alluvionali. Sono strutture che impediscono ai pesci ed agli insetti che abitano i fiumi di muoversi come naturalmente sarebbero portati a fare e influiscono negativamente anche sui flussi di nutrienti e sedimenti.

Gli impatti delle barriere sono variabili, ma di estrema importanza per comprendere quanto agire sulla rimozione delle opere, spesso ormai obsolete e senza alcuna effettiva funzione, sia parte essenziale del lavoro di ripristino dei bacini idrografici europei, dopo decenni di impattanti modifiche costruite non solo per protegge dalle inondazioni, ma anche per favorire l’agricoltura, l’industria, la produzione di energia e la crescita urbana. Un’opera miope che per decenni ha sacrificato gli ecosistemi fluviali alle esigenze delle città e dell’economia.

Le barriere influenzano la dinamica fluviale e la biodiversità acquatica, motivo per cui la Dam Removals, coalizione di sette organizzazioni (World Wildlife Fund, The Rivers Trust, The Nature Conservancy, European Rivers Network, Rewilding Europe, Wetlands International e World Fish Migration Foundation) si impegna per ripristinare il libero flusso dei fiumi e dei torrenti europei. Proprio dal rapporto del 2021 della Dam Removals
arriva una buona notizia: lo scorso anno le barriere fluviali rimosse in tutto il territorio Europeo sono state 239. Un’inversione di tendenza importante, seppur di portata numericamente trascurabile rispetto al totale delle barriere fluviali presenti in Europa, stimato in 1,2 milioni, ovvero 0,74 per chilometro. Di queste, almeno 200.000 sono da tempo prive di qualsiasi utilità pratica, e sarebbero semplicemente da rimuovere prima possibile.

Quantunque rispetto al 2020 siano state rimossi ben il 137% in più di sbarramenti fluviali, sono moltissimi i Paesi ancora fermi che dovrebbero invece contribuire per ottenere risultati maggiori. Ad avere seriamente agito sembra essere solo la Spagna, con la rimozione di 108 barriere fluviali nel 2021, un numero maggiore di quel che è stato fatto in tutta Europa nell’anno precedente. Eppure le specie di pesci migratori del continente sono in declino del 93%, dato che dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme, visto che tra le cause – seppur con un peso specifico difficile da quantificare – vi sono proprio le barriere fluviali.

Nella rimozione delle barriere l’Italia è ancora ferma al palo. Associazioni come il WWF hanno preso l’iniziativa occupandosi di mappare e segnalare gli sbarramenti presenti nella Penisola, ma al momento manca qualsiasi iniziativa istituzionale per passare all’azione. Il numero di rimozioni di qualsiasi sbarramento in Italia nel 2021 è stato uguale a zero. A farci compagnia nell’immobilismo sono Irlanda, Danimarca, Lettonia, Grecia, Ungheria, Romania e tutti i paesi balcanici ad esclusione del Montenegro. La Strategia UE per la Biodiversità 2030, prevede che nei prossimi otto anni siano ripristinati allo stato naturale almeno 25mila chilometri dei fiumi continentali, obiettivo non semplice da raggiungere, ma un primo passo nella giusta direzione è stato finalmente segnato.

[di Francesca Naima]

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