sabato 21 Maggio 2022

Il disegno degli Usa in Ucraina: intervista all’analista geopolitico Federico Petroni 

Che la guerra in scena in Ucraina sia in realtà un capito dello scontro che oppone Mosca a Washington è chiaro ormai a molti. Quello che risulta certamente più difficile da contornare precisamente è il reale disegno americano. Ne abbiamo parlato con Federico Petroni, analista geopolitico, esperto di politiche militari statunitensi, consigliere redazionale e coordinatore didattico della scuola di Limes. 

Cominciamo dalla questione che più influirà sulle prospettive di pace che tutti i cittadini desiderano: gli Usa hanno interesse a facilitare una fine rapida del conflitto in Ucraina tramite un tavolo di pace?

Gli Usa non hanno interesse a fare finire prima possibile il conflitto, come dimostra il fatto che gli armamenti inviati a Kiev servono sostanzialmente a questo scopo, permettendo agli ucraini di resistere ma non di ribaltare le sorti del conflitto. Sicuramente gli Usa vedono questo conflitto come un fastidio e una questione non esistenziale. Biden era preso da altri problemi e aveva iniziato la presidenza con due obiettivi: occuparsi di politica interna e concentrarsi sulla gestione della Cina in politica estera. Tuttavia è certo che, ora che ci si trovano di fronte, gli Usa vedono questo conflitto come una grossa opportunità per tentare di dividere Russia e Cina, indebolendo Mosca al punto da non essere più un partner fungibile per Pechino. 

Per ora tuttavia l’alleanza tra Russia e Cina appare quanto mai salda, può riuscire questa strategia? 

Credo che i cinesi siano molto imbarazzati. Un conto è avere come alleato un Putin che costituisce una spina nel fianco occidentale, altro conto è avere un Putin che con questa guerra rischia di ribaltare il sistema internazionale. Questa è probabilmente la grande differenza tra Pechino e Mosca: Putin intende rovesciare il tavolo, Xi Jinping invece a quel tavolo vuole continuare a sedersi cercando di rinforzare la propria posizione. La Russia è già isolata e ha una certa propensione all’autarchia, la Cina si nutre dei traffici economici globali. 

Gli Stati Uniti quindi, indebolendo e mettendo all’angolo la Russia, puntano ad essere i veri vincitori della guerra in Ucraina? 

Comunque vada non credo che vedremo dei vincitori. La Russia ha deciso di chiudersi in un eremo geopolitico puntando a raccogliere qualcosa in Asia, all’Ucraina serviranno decenni per riprendersi, gli stati europei pagano i costi della guerra e vengono posti di fronte a una opzione indesiderata, ovvero tagliare i ponti con la Russia. Gli americani comunque rischiano che il conflitto deflagri e coinvolga alleati della NATO, con la considerevole possibilità che i cittadini statunitensi non vogliano seguire il governo nell’ennesimo conflitto degli ultimi anni. Quindi non credo sia una vittoria per Washington, ma di certo la possibilità di far sanguinare la Russia è percepita come un’opportunità. È ad ogni modo un’opzione che comporta enormi rischi e che andrebbe gestita con una certa perizia, anche se la scarsa preparazione di buona parte dell’amministrazione Biden non mi fa ben sperare sulle capacità di calcolo dei rischi. 

Anche scavare una frattura tra Europa e Russia è un obiettivo statunitense? 

Sicuramente c’è un interesse in questo senso da parte americana, ma sempre in ottica anticinese. Biden voleva usare i 4 anni di mandato per decidere come affrontare la Cina, sapendo che in quest’ottica una delle risorse più importanti per gli Usa sono gli alleati europei. Alcuni alleati europei facevano affari fiorenti con la Cina, come la Germania e l’Italia, dal punto di vista statunitense occorreva riportarli a bordo ricordandogli chi comanda, ovvero gli americani stessi. Biden ha ricordato agli alleati quali sono i punti fermi che devono rispettare: Putin è un killer con il quale non si negozia, con la Cina invece si parla ma non si devono fare troppi affari e meno che mai aderire alla via della Seta, nei fatti un progetto di contro globalizzazione, come aveva fatto l’Italia durante il governo Conte I.

L’Europa si sta mostrando ancora una volta incapace di fissare obiettivi geopolitici autonomi, facendo in buona sostanza il gioco di Washington e non il proprio… 

L’Unione Europea non è concepita come una potenza, è illusorio pretendere che debba esprimere una voce sola e avere obiettivi univoci. Si tratta di un gruppo di paesi che negoziano interessi e trovano accordi su problemi che non hanno a che fare con gli aspetti più duri della politica estera e militare. Inoltre per mediare devi essere accettato come mediatore, e i russi considerano gli stati europei come cobelligeranti. Quello che sarebbe più interessante da parte degli stati europei sarebbe definire chiaramente i loro interessi nazionali e coordinarli meglio.

Una prospettiva che all’Italia manca evidentemente, dall’inizio del conflitto assistiamo a Di Maio e Draghi che sostanzialmente ripetono quanto detto da Washington senza alcuna posizione propria… 

 È vero ed è perché deve recuperare un pesante deficit di credibilità. Da Washington siamo visti come un alleato inaffidabile che alla prima occasione fa delle scappatelle con i rivali, ma se questo è tollerabile in tempo di pace, in tempo di guerra diventa insubordinazione e tradimento, dunque il nostro Paese deve spendere tempo e dichiarazioni per dimostrare di essere un alleato affidabile.

Da quando Biden si è insediato abbiamo dato cronaca di diversi atti ostili nei confronti della Russia: esercitazioni militari vicino ai confini, sanzioni economiche, fino alla dichiarazione televisiva nella quale definì Putin un assassino. Poi da Washington si è ribadito che le porte della NATO erano aperte per l’Ucraina, nonostante Mosca avesse specificato di considerare la neutralità di Kiev una questione di sicurezza nazionale. Avvicinandosi a queste settimane, quando la Russia ha avviato i movimenti militari vicino al confine ucraino, Biden ha fatto evacuale il personale statunitense a Kiev e specificato che gli Usa non sarebbero intervenuti in caso di invasione russa: atti che in molti hanno interpretato come un sostanziale via libera a Putin. Alla luce di questi fatti si può quantomeno ipotizzare che gli Usa abbiano in qualche modo intenzionalmente provocato l’azione russa in Ucraina? 

Il sistema di potere americano è attraversato da diverse correnti. È certo che una di queste teorizzasse la necessità di indurre la Russia ad una sconfitta strategica allo scopo di costringerla a scendere a patti con gli Usa da una posizione di debolezza. Secondo questa teoria la Russia si è sbilanciata negli ultimi anni, militarmente ed economicamente, intervenendo in molteplici scenari internazionali dalla Libia, alla Siria, fino all’Africa e al Venezuela. Dire che questa sia la linea di Biden è molto difficile, anche perché questa teoria è in voga soprattutto in ambienti repubblicani, tuttavia si può pensare che un’influenza possa esserci stata. 

Arriverà un momento del conflitto in cui gli Usa cercheranno di favorire una trattativa di pace? 

L’obiettivo dichiarato degli americani non è favorire immediate trattative ma è isolare e indebolire la Russia. Questo non significa però permettere agli ucraini di riconquistare tutto, gli americani mettono una museruola agli ucraini e lo dimostra il fatto che non gli danno tutte le armi che chiedono. Questo significa a mio avviso che sarebbero disposti di fatto, seppur informalmente, a riconoscere l’occupazione russa su parte del territorio. Non si legano le mani a tal punto da affermare che i russi devono andarsene da Crimea e Donbass, e questo serve a lasciare una via di uscita propagandistica a Putin per rivendicare comunque una vittoria. Questa è la chiave per evitare una escalation molto pericolosa. 

È evidente che Russia e Cina stiano chiedendo una ridefinizione dell’ordine mondiale o, in altre parole, la convocazione di un tavolo strategico per ridiscutere le regole del gioco. La mia impressione è che gli Usa abbiano in mano il pallino ora, nel senso che le richieste sono chiare e più volte formalizzate da Mosca e Pechino. Gli americani accetteranno di ridefinire l’ordine mondiale o difenderanno con il coltello tra i denti il loro status di potenza egemone costi quel che costi? 

Secondo me gli Usa hanno capito che le architetture pensate per organizzare il loro potere nel mondo stanno battendo in testa, per usare una metafora motoristica. Di fronte alla sfida di Mosca e Pechino hanno deciso di accettare il duello e si è inaugurato un periodo che culminerà necessariamente nella ridefinizione delle regole con cui funziona il mondo. Nascerà una nuova architettura di potere, che chiamare ordine sarà molto difficile dato che l’egemonia Usa è sempre più sfidata. Ma anche gli Stati Uniti si sono accorti che l’ordine mondiale non funziona più e andrà ridefinito. Non lotteranno per ripristinare quello vecchio ma per dominare anche quello nuovo, ma non è detto che ci riescano. 

[di Andrea Legni]

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