mercoledì 7 Dicembre 2022

Italia: il Covid mette in crisi i bar, quasi 7000 chiusi in due anni

La pandemia legata al Covid-19 ha colpito in maniera importante i bar italiani: sono quasi 7000, infatti, i locali che a livello nazionale sono stati costretti ad abbassare le serrande a causa della stessa. A sottolinearlo sono state Unioncamere (l’Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura) ed InfoCamere (la società consortile di informatica delle Camere di Commercio Italiane), le quali hanno immortalato la situazione basandosi sui dati del Registro delle imprese. Da quest’ultima, infatti, è emerso che dei 169.839 bar presenti nel nostro Paese a fine 2019, ne sono rimasti 162.964 a fine 2021: si tratta, precisamente, di 6.875 locali in meno, una cifra pari al 4,05%.

Una vera e propria strage, dunque, che ha principalmente riguardato il Lazio. Nella regione, infatti, i bar che hanno dovuto chiudere i battenti perché schiacciati dalla crisi derivante dalla pandemia sono stati 1.860, una riduzione pari al 10,9%. Ad essersi posizionata seconda nella classifica in questione, poi, è stata la Valle d’Aosta, dove il fallimento ha riguardato 51 bar, numero che ha determinato una diminuzione del 9,7% di tali esercizi pubblici.

Detto ciò, bisogna ricordare che tale crisi non sia in realtà inaspettata. Già negli scorsi mesi, infatti, sul devastante impatto della pandemia sul settore della ristorazione aveva posto la lente di ingrandimento Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi. All’interno di un comunicato stampa della stessa, si leggeva che per bar e ristoranti i consumi fossero crollati di 56 miliardi nell’arco di due anni. Nel 2020 infatti i consumi nella ristorazione erano calati del 37,4%, pari a 32 miliardi di euro, rispetto al 2019, mentre nel 2021 era stato perso il 28% dei consumi, una cifra pari a 24 miliardi di euro.

[di Raffaele De Luca]

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7 Commenti

  1. Non so se vivrò abbastanza per poter leggere sui libri di Storia: “l’Italia affrontò il Covid disarmata e improvvisando. L’inadeguatezza del governo, il peggiore del dopoguerra, con ministri della sanità ignoranti di sanità, venditori precari di bibite divenuti ministri degli esteri, e banchieri come Draghi divenuti premier, preparati in ragioneria ma sprovvisti di ogni traccia di buon senso, questa inadeguatezza colpí l’economia del Paese oltre il lecito, causando danni spaventosi a migliaia di famiglie e per di più mirando a una inutile caccia agli untori, anche quando i dati ci dicevano e denunciavano l’inutilità del vaccino”.

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