lunedì 26 Settembre 2022

Recensioni indipendenti: Big Pharma (documentario di inchiesta)

Un documentario d’inchiesta sul mondo dell’industria farmaceutica, della durata di 54 minuti, diretto da Luc Hermann e Claire Lasko e prodotto dalla Première Lignes, specializzata in giornalismo investigativo, che analizza le importanti questioni della salute pubblica e degli enormi interessi economici in ballo. Un’indagine globale sulle grandi case farmaceutiche che detengono il monopolio del mercato mondiale e conosciute ormai globalmente come Big Pharma, nome dato in senso dispregiativo e critico per i loro comportamenti a dir poco disinvolti nella produzione, nella commercializzazione e nella distribuzione dei farmaci. Il documentario è visibile in italiano sulla piattaforma RaiPlay.

Ricostruendo gli scandali degli ultimi decenni, fino agli scenari attuali del Covid-19, il filmato offre uno spaccato delle più importanti industrie farmaceutiche mondiali e degli interessi che le muovono, interessi quasi esclusivamente economici e volti a tutelare principalmente gli azionisti. Aziende che beneficiano della ricerca finanziata dai fondi pubblici e acquistano per cifre esorbitanti concorrenti più piccole per acquisirne i brevetti estendendo sempre di più il loro potere di mercato e incrementando in modo esponenziale il loro fatturato. La Roche e la Novartis con sede in Svizzera, Pfizer e Johonson e Johonson negli StatiUniti, negli ultimi anni hanno acquisito decine di aziende più piccole diventando dei colossi così potenti da influenzare perfino le scelte di politica sanitaria dei governi orientandoli verso l’uso di farmaci sempre più costosi talvolta minimizzandone o addirittura nascondendone gli effetti collaterali  pur di mantenere il monopolio su alcune malattie molto diffuse come il cancro o l’epatite C, e soprannominate “blockbuster” che nell’accezione delle leggi di mercato identifica un prodotto che ha come punto di forza quello di generare principalmente ingenti entrate.

Come nel caso dello spregiudicato broker trentenne Martin Schreli che acquistò i diritti sul “Daraprim” un efficace farmaco per la cura dell‘ HLV portandone il costo da 13,50 a 750,00 dollari. Un aumento del 5.000% che ha portato un introito più che soddisfacente per il fatturato delle aziende e per gli azionisti. Un operazione sicuramente discutibile dal punto di vista morale ma perfettamente legale. Negli Stati Uniti i prezzi dei farmaci hanno libero mercato, ma in questo caso, proteste popolari ed in seguito l’arresto per truffa “dell’uomo più odiato d’America”, cosi fu definito Schreli, qualche passo avanti fu fatto: Il prezzo del “Daraprim” fu ridimensionato ma non tornò mai più al costo iniziale.

Da sottolineare anche il caso riportato del “Depakin” un medicinale specifico e molto efficace nella cura dell’epilessia, prodotto dalla casa farmaceutica francese “Sanofi” che accuratamente omise di dichiarare effetti collaterali che potevano danneggiare gravemente il feto se assunto in gravidanza. La determinazione di una madre affetta da epilessia che faceva uso del “Depakin”, dopo aver partorito un figlio con gravissimi danni neurologici si è prodigata perché fosse portato a conoscenza di tutti il rischio cui potevano andare incontro future madri affette come lei dalla stessa malattia. Battaglie come questa sono sempre lunghe, difficili e di esito incerto proprio perché il singolo deve scontrarsi con aziende che esibiscono subito tutta la loro forza data da un potere economico così grande tanto da scoraggiare qualsiasi iniziativa. Talvolta i consumatori riescono ad avere dei riconoscimenti e anche se non ricevono alcun indennizzo hanno almeno la soddisfazione di aver in parte scalfito quella barriera di inattaccabilità e di aver portato a conoscenza del pubblico come in realtà agiscono coloro che dovrebbero innanzi tutto pensare alla salute e non solo agli smisurati profitti.

[di Federico Mels Colloredo]

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