martedì 17 Maggio 2022

È finalmennte iniziato il processo internazionale per i crimini di guerra in Darfur

Il 4 aprile la Corte penale internazionale dell’Aia, con sede nei Paesi Bassi, ha dato il via al primo processo per condannare i crimini commessi durante la guerra civile in Darfur, dopo un lungo periodo dalla fine della missione delle Nazioni Unite nel paese. La provincia ad ovest del Sudan è stata infatti, dal 2003 al 2006, teatro di scontri che, a parere dell’ONU, hanno portato alla morte di 300mila persone. Chi sono gli imputati? Al momento uno solo: si tratta di Ali Kushayb, 72 anni ed ex capo di una milizia segretamente appoggiata dal Governo Nazionale (gli Janjawid), accusato di 31 incriminazioni relative a crimini di guerra e crimini contro l’umanità compiuti tra il 2003 e il 2004. L’uomo fu arrestato nel 2020 e consegnato alla Corte penale internazionale dopo ben 13 anni di latitanza.

Di cosa è accusato nello specifico? La Corte penale internazionale sostiene che Ali Kushayb, insieme alle sue milizie, abbia commesso in alcune zone del Darfur stupri, torture, omicidi e saccheggi. Il leader militare sarebbe inoltre stato fondamentale nella strategia d’attacco adottata dal Governo, che di fatto si concretizzò con il compimento di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Al processo però ci sarebbero dovute essere altre tre persone, incriminate proprio come Ali Kushayb. Tra loro l’ex presidente del Sudan, Omar al Bashir, accusato di crimini di guerra nel 2009. Bashir era salito al potere nel 1989, con un colpo di stato. Il suo Governo si è protratto fino al 2019, quando un altro colpo di stato lo costrinse a lasciare la presidenza. Il nuovo Governo, nel tentativo di guidare il Paese verso una transizione democratica, promise di consegnare Bashir alla Corte dell’Aia, ma ad oggi l’uomo è ancora detenuto nelle prigioni del Sudan.

Oltre all’ex presidente, sarebbero dovuti comparire in tribunale altri due funzionari: Abdel-Rahim Mohammed Hussein, ex Ministro dell’Interno, in carica durante il conflitto e Ahmed Harun, ex funzionario dedito alla sicurezza vicino a Bashir. Entrambi, accusati di crimini contro l’umanità, sono ad oggi latitanti.

Perché si è combattuta una guerra in Darfur?

Secondo gli arabi il conflitto nel Darfur, che ha effettivamente preso piede (per come lo conosciamo) dal febbraio del 2003, è stato generato in parte dall’astio fra etnie diverse. Di che etnie si tratta? In generale, da una parte c’erano gli arabi (nomadi) e dall’altra le tribù di neri africani (agricoltori). Il Governo sudanese – appoggiato dalle etnie arabe – sostiene che il conflitto nella regione del Darfur sia frutto unicamente della competizione tra pastori e allevatori (e quindi le due macro fazioni) per il controllo del territorio.

Al contrario, i leader delle tribù non arabe affermano che il Governo abbia portato avanti una strategia mirata per arabizzare il Darfur e soffocare con la violenza le proteste, cercando di spopolare i villaggi. Come? Servendosi dell’aiuto dei Janjawid ad esempio, una milizia di origine e di lingua araba responsabile di attacchi contro la popolazione civile. Le tribù dei neri hanno raccontato di brutali repressioni, discriminazioni da parte del governo sudanese ed esclusione dall’economia nazionale. L’Amministrazione di Khartoum è stata per questo più volte accusata di incoraggiare “la pulizia etnica e il genocidio” in Darfur (che va avanti tuttora) e di strumentalizzare a tale scopo alcune tribù arabe.

[di Gloria Ferrari]

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