sabato 21 Maggio 2022

I giganti della soia hanno cercato di contrastare il piano sulla deforestazione dell’Ue

Tre associazioni di categoria, rappresentanti di alcune delle più grandi aziende al mondo che si occupano del commercio di soia, “hanno fatto pressioni” sull’Unione europea per indebolire la sua politica sulla deforestazione pochi giorni dopo aver firmato nell’ambito della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) un impegno pubblico atto proprio a porre fine alla deforestazione legata alle materie prime: è quanto denunciato da Unearthed, il braccio investigativo della Ong ambientalista Greenpeace, sulla base di alcuni documenti in suo possesso. In una lettera inviata al commissario europeo per il clima Frans Timmermans otto giorni dopo aver assunto tale impegno, infatti, tre importanti associazioni di categoria avrebbero avvertito che la proposta di legge sulla deforestazione dell’UE non avrebbe avuto l’impatto desiderato ed avrebbe causato gravi aumenti di prezzo nonché problemi di disponibilità per cereali e mangimi. Tra le multinazionali rappresentate dai gruppi firmatari vi sarebbero appunto tre delle quattro più importanti aziende esportatrici di soia dal Brasile verso l’UE, ovverosia Cargill, Bunge ed ADM.

Proprio queste ultime, come anticipato, durante la COP26 avevano rilasciato una dichiarazione di intenti con cui si impegnavano a fermare la perdita di foreste associata alla produzione e al commercio di materie prime agricole ed a fornire una tabella di marcia per dare vita ad una catena di approvvigionamento in grado di bloccare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius. Un modus operandi sorprendente dato che, come ricordato da Unearthed, Cargill sarebbe stata “più volte collegata alla deforestazione in Brasile” mentre Bunge sarebbe stata “collegata alla deforestazione nella loro catena di approvvigionamento”. Tuttavia quello che si pensava fosse stato un cambio di rotta inaspettato, si sarebbe sostanzialmente rivelato essere una semplice tecnica con cui schierarsi solo a parole a favore dell’ambiente. Come documentato da Unhearted tramite la lettera sopracitata, infatti, le medesime aziende si sarebbero schierate contro una legge – attualmente in fase di valutazione – che in tale ambito sarebbe la più drastica al mondo, richiedendo a diversi commercianti di dimostrare che il loro prodotto non sia stato generato su terreni deforestati prima che possa essere venduto sul mercato europeo. In pratica, prodotti come caffè, soia, carne bovina o cacao non potrebbero entrare nel mercato dell’Ue se ritenuti legati alla deforestazione.

Le aziende, dal canto loro, hanno ovviamente rigettato le accuse affermando che la lettera inviata al commissario Timmermans avesse lo scopo di offrire modi migliori per raggiungere l’obiettivo di porre fine alla deforestazione, che sarebbero intenzionate realmente ad eliminare. Eppure, i documenti di cui è venuto in possesso Unearthed mostrerebbero che le associazioni industriali dei commercianti di materie prime si sarebbero ripetutamente opposte alle misure dell’ambiziosa legge dell’UE sulla deforestazione: ciò sarebbe dimostrato non solo dalla lettera, ma anche dai briefing di un incontro di ottobre con il dipartimento del commercio della Commissione e dalla corrispondenza privata con il ministro dell’ambiente francese Barbara Pompili.

Ad ogni modo, le associazioni hanno poi rilasciato una posizione pubblica dettagliata sulla legge due settimane fa, sostenendo che le loro preoccupazioni avrebbero ad oggetto due componenti chiave della legge. La prima riguarderebbe la creazione di una “catena di approvvigionamento segregata” di prodotti privi di deforestazione per il mercato europeo, in quanto “tecnicamente ed efficacemente non fattibile su vasta scala di mercato”. In tal senso, le tre associazioni di categoria hanno chiesto un sistema di “bilancio di massa”, con cui i fornitori potrebbero acquistare solo parte dei loro prodotti da fonti sostenibili. La seconda riforma contestata dai gruppi sarebbe intesa a migliorare la tracciabilità, richiedendo ai commercianti di fornire una geolocalizzazione per la fattoria o la piantagione in cui è stata coltivata la merce e stabilendo così se provenga dalla deforestazione: secondo le associazioni, però, alcuni agricoltori potrebbero rifiutarsi di condividere questi dati con l’Ue. Eppure, anche tale punto appare controverso dato che, secondo quanto riportato da Unearthed, diversi gruppi di piccoli agricoltori riterrebbero che queste proposte andrebbero a loro vantaggio e che l’opposizione alla geolocalizzazione da parte delle associazioni avrebbe lo scopo di proteggere il potere dei principali commercianti di materie prime proprio a scapito dei piccoli agricoltori.

[di Raffaele De Luca]

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