venerdì 20 Maggio 2022

L’Europa all’attacco dell’Italia sul MES: “Dovete ratificarlo”

Sul finire del 2020, il dibattito sul Meccanismo europeo di stabilità (MES) infiammò le istituzioni nazionali ed europee, arrivando a una riforma sottoscritta il 30 novembre dai rappresentanti degli Stati membri. Ad oggi le modifiche sono state ratificate da tutti i Paesi dell’Eurogruppo, fatta eccezione per l’Italia e la Germania, con motivazioni assai diverse. Se a Berlino, infatti, si attende il pronunciamento da parte della Corte costituzionale su un ricorso presentato da alcuni parlamentari, in Italia l’iter è bloccato da una spaccatura, l’ennesima, all’interno della maggioranza. Non trattandosi, dunque, di uno stallo procedurale Bruxelles ha iniziato a mostrare i primi segni di irritazione, inviando diversi messaggi diretti a Roma: “Ci aspettiamo che l’Italia proceda con la ratifica del Mes il prima possibile“.

Venerdì 25 febbraio il Ministro dell’economia, Daniele Franco, si recherà all’Eurogruppo di Parigi, con l’obiettivo di spiegare la situazione italiana e rassicurare Bruxelles. Nel frattempo in Italia il dibattito va avanti, con partiti schierati a favore della riforma, come il Pd e Forza Italia, e altri orientati verso il suo rigetto. Storicamente, questo ruolo è stato ricoperto sin dalle prime discussioni dalla Lega e dal M5S che registrarono una prima vittoria nell’estate del 2020 quando, per contrastare la crisi economica dovuta alla pandemia, al MES fu preferito il Recovery Fund e all’Italia vennero destinati più di 200 miliardi di euro, fra sussidi e prestiti. Proprio la sconfitta registrata dallo strumento entrato in vigore nel 2012, in seguito a delle modifiche apportate al Trattato di Lisbona, ha fatto correre ai ripari i suoi sostenitori all’interno dell’Eurogruppo, arrivando alla sua riforma nel novembre del 2020. L’obiettivo era rendere meno stringenti le condizioni che metterebbero a rischio la sovranità monetaria e finanziaria degli Stati in difficoltà nel rientro dei prestiti erogati dal fondo, costringendoli a riforme di austerity per far quadrare i conti. Il funzionamento del Meccanismo europeo di stabilità si basa infatti su un rapporto fatto sì di concessioni ma anche di obblighi: il fondo, finanziato dai singoli Stati membri in proporzione alla loro forza economica, emette ai Paesi in difficoltà economica dei prestiti a fronte di un programma di riforme concordato, puntando alla loro ripresa in ambito finanziario e sacrificando, se necessario, lo stato sociale.

Infatti, nonostante le modifiche apportate, i Paesi che ricorreranno al MES dovranno comunque fornire delle garanzie vincolanti su riforme e tagli per ripagare il fondo nel caso in cui si trovassero in una situazione di non rispetto dell’accordo. Fra i nuovi punti presenti nella riforma va segnalata invece l’introduzione del cosiddetto backstop, ovvero la possibilità che una quota del MES faccia da “paracadute” nell’eventualità in cui il Fondo di risoluzione unico per il salvataggio delle banche, costituito dalle risorse degli stessi istituti bancari, non sia sufficiente. In poche parole, se una banca rischia il fallimento e le risorse private del settore non riescono a eliminare il rischio, interverrà il backstop del fondo per frenare sul nascere le conseguenze economiche.

[Salvatore Toscano]

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