sabato 1 Ottobre 2022

La Chiesa Cattolica costa ogni anno quasi 7 miliardi allo Stato italiano

Quanto grava annualmente la Chiesa Cattolica sul bilancio della spesa pubblica? Seppur apparentemente non abbiano alcuna attinenza reciproca, la Chiesa pesa sulle casse dello Stato in maniera tutt’altro che irrisoria. Secondo uno studio dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR), la cifra ammonterebbe addirittura a 7 miliardi di euro l’anno. Le singole voci a comporre la spesa totale vanno dai costi dell’educazione ai contributi dell’8×1000, dalle esenzioni IMU ai contributi di Comuni e Regioni sino ad arrivare agli sconti comunali per l’accesso alle ZTL e alla riduzione del canone TV.

Se sommate tutte insieme, il costo a carico dello Stato (e quindi dei contribuenti) della Chiesa Cattolica è ingente: poco meno di 7 miliardi di euro, secondo lo studio UAAR. Tra le quasi cinquanta voci identificate dallo studio, ve ne sono alcune sulle quali vale la pena soffermarsi.

Il costo annuale dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole è stimato aggirarsi intorno a 1,25 miliardi di euro. La retribuzione dei docenti di religione (sono 13.675 quelli a tempo indeterminato in ruolo alla fine del 2010) è leggermente più cospicua di quella dei colleghi di altre materie, ragione per la quale l’Unione Europea nel 2008 ha aperto un’inchiesta su sollecito di Maurizio Turco, deputato del Partito Radicale. Ai costi degli stipendi vanno poi aggiunti i costi amministrativi e gestionali dei quali si fanno carico gli istituti scolastici, nonché la spesa per l’acquisto dei libri di testo.

Altra ingente spesa che figura nell’elenco stilato dall’UAAR sono gli oltre 1,13 miliardi di euro ricavati dall’8×1000 del gettito Irpef, che viene calcolato in base alle scelte compiute dai contribuenti nel momento in cui viene compilata la dichiarazione dei redditi. Si tratta di soldi che la Chiesa utilizza principalmente per pagare lo stipendio dei sacerdoti (350 milioni di euro circa) e in misura variabile per mettere in atto interventi caritativi sul territorio e nel Terzo mondo, per il restauro dei beni culturali ecclesiastici, la costruzione di nuove chiese e numerose altre attività. Costituisce un fattore degno di nota il fatto che il 60% delle donazioni 8×1000 alla Chiesa viene concesso a causa delle scelte non espresse, che si basano quindi sulle scelte effettuate dagli altri contribuenti. Tramite questo meccanismo le istituzioni religiose, tra le quali la Chiesa Cattolica in primis, ottengono la maggior parte dei fondi a disposizione.

Si aggirano poi intorno ai 620 milioni le esenzioni per la Chiesa dal pagamento dell’IMU, l’Imposta Municipale Unica, nella quale confluiscono l’Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) e le tasse sui rifiuti e altri servizi comunali. Ad oggi un gran numero di edifici commerciali, tra i quali alberghi, case di cura, pensionati, strutture sportive e ricettive e molto altro sono esenti dal pagamento dell’imposta, nonostante generino alla Chiesa introiti ben sopra al valore di mercato.

I contributi delle amministrazioni locali alle scuole costituiscono la successiva voce di spesa più ingente, aggirandosi intorno ai 500 milioni di euro, somma addirittura superiore a quella stanziata a livello statale, che si aggirano intorno ai 430 milioni di euro. Questi ultimi sono versati in conseguenza della legge n. 62/2000, che ha stabilito che le scuole paritarie fanno parte a pieno titolo del sistema di istruzione nazionale e vanno di conseguenza finanziate.

Spese di entità minore, ma comunque ingente, rientrano sotto le voci di servizi appaltati in convenzione ad organizzazioni cattoliche (300 milioni), contributi erogati dai Comuni (257 milioni, stima del 2010), contributi erogati dalle Regioni (242 milioni, anche questa stima riferita al 2010), fino ad arrivare a voci curiose quali gli sconti comunali per l’accesso a Zone di Traffico Limitato (1,5 milioni di euro) e le riduzioni del canone TV (370 mila euro).

Sono circa cinquanta le voci di spesa in totale, e la cifra finale è da capogiro. Buona parte di questi, come i contributi dell’8×1000, vengono molto probabilmente erogati all’insaputa dei contribuenti.

[di Valeria Casolaro]

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