domenica 23 Gennaio 2022

Italia, la Camera approva una legge per controllare le lobby

È stato approvato ieri alla Camera, con 339 voti favorevoli e 42 astenuti, il testo unico sull’attività delle lobby. Nata dalla sintesi delle proposte di tre forze politiche (Iv, M5s e Pd), si tratta della legge che, ove il Senato ponesse il suo timbro definitivo, regolerà l’attività di influenza dei gruppi di pressione sui decisori pubblici.

Nello specifico, il testo prevede l’istituzione di un Registro per la trasparenza dell’attività di rappresentanza di interessi presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Per interfacciarsi con i decisori pubblici, i rappresentanti di interessi saranno obbligati ad iscriversi al Registro attraverso l’inserimento dei propri dati, di quelli riferiti alle “risorse umane ed economiche” delle quali dispongono per “svolgere le attività” e di quelli che identificano il titolare degli interessi in vista dei quali il rappresentante opera.

I portatori di interessi, come ricorda il dettato del progetto di legge, sono “persone, enti, società o associazioni che, per lo svolgimento delle attività di rappresentanza di interessi particolari, incaricano rappresentanti di interessi” e “i committenti che conferiscono ai rappresentanti di interessi uno o più incarichi professionali aventi ad oggetto lo svolgimento delle citate attività”. Vengono invece inquadrati come decisori pubblici i Parlamentari, i membri del Governo (Presidente del Consiglio, Ministri, Viceministri e Sottosegretari); i presidenti, gli assessori e i consiglieri regionali; i presidenti e i consiglieri provinciali e delle città metropolitane; i sindaci, gli assessori e i consiglieri comunali dei comuni capoluogo di Regione; i membri delle autorità indipendenti; i titolari degli incarichi di vertice degli enti territoriali e degli enti pubblici; i responsabili degli uffici di diretta collaborazione di sindaci o ministri.

Il registro sarà suddiviso in due sezioni: una riservata ai soggetti iscritti e alle Amministrazioni Pubbliche, l’altra consultabile da tutti i cittadini, i quali potranno effettuare l’accesso con lo SPID o la carta d’identità elettronica.

In parallelo, è stato introdotto lo strumento dell’Agenda degli incontri tra i decisori pubblici e i rappresentanti di interessi iscritti al Registro per la trasparenza: obbligatorio sarà, per questi ultimi, aggiornarla settimanalmente.

Nonostante l’ampissima maggioranza delineatasi alla Camera per la sua approvazione in prima lettura, non sono mancati gli spunti di perplessità e critica sul testo, che, come ha ammesso il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, dopo avere plaudito al risultato del voto di oggi, è stato frutto di una mediazione tra posizioni politiche molto distanti.

Una delle maggiori problematicità riguarda, ad esempio, il fatto che il divieto di iscrizione nel Registro dei rappresentanti di interessi per gli ex decisori pubblici che sono stati membri del Governo nazionale o regionale valga solo per un anno dalla chiusura dell’incarico, mentre il testo base redatto dalla Deputata Vittoria Baldino del Movimento 5 Stelle indicava in origine un lasso di tempo di 3 anni: l’opposizione di centro-destra e Italia Viva ha portato ad un faticoso accordo finale su un testo che, tra l’altro, ha escluso dai soggetti coinvolti da tale divieto gli ex deputati (i quali avrebbero dunque la possibilità di iscriversi al Registro anche subito dopo la conclusione del loro mandato).

Inoltre, dall’obbligo di iscrizione al Registro e dalla redazione settimanale dell’Agenda saranno esclusi Confindustria, con tutte le sue articolazioni settoriali, ed i sindacati, producendo il “film già visto” secondo cui i ‘pesci piccoli’ saranno (giustamente) soggetti a regole molto stringenti, mentre i ‘grandi attori’ potranno godere di un trattamento nettamente meno rigido. Molto folto il fronte dei parlamentari che hanno spinto per l’inserimento di tale esenzione all’interno del provvedimento: tra di loro, esponenti di Lega, Fi, Pd e gruppi centristi.

Ad ogni modo, grande entusiasmo è stato manifestato dal leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha parlato di un «traguardo storico del Parlamento grazie all’azione del M5S».

Lobbying4Change, associazione nata nel 2020 per promuovere l’approvazione di una legge che disciplinasse l’attività di lobbying, pur esprimendo «soddisfazione per un passo in avanti verso una norma necessaria per il corretto funzionamento della nostra democrazia», palesa la propria «preoccupazione per gli effetti negativi di un compromesso al ribasso sul testo di legge», evidenziando il rischio che, sulla base dell’esclusione di Confindustria e dei sindacati dall’obbligo di iscrizione al Registro, si possano creare «interessi di serie A e interessi di serie B» e giudicando negativamente la «definizione ristretta di decisore pubblico» che esclude dall’obbligo di firma «figure apicali e alti dirigenti con potere di firma», nonché i contenuti delle «disposizioni troppo blande previste dalla legge in merito alle porte girevoli fra politica e affari».

Il testo, in ogni caso, è in viaggio verso il Senato. La partita è ancora aperta.

[di Stefano Baudino]

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