lunedì 23 Maggio 2022

L’Ufficio scolastico del Lazio vuole denunciare tutti gli studenti in occupazione

Il Direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Rocco Pinneri, ha inviato una lettera alle scuole della sua Regione Lazio per chiedere di identificare e denunciare gli studenti che prendono parte alle occupazioni. Oltre alle sanzioni disciplinari che vorrebbe vedere applicate, Pinneri invita gli istituti scolastici a far pagare ai ragazzi i costi di sanificazione o le riparazioni di eventuali danni. Le parole del Direttore arrivano dopo una nuova ondata di proteste che si è susseguita nei giorni scorsi, con oltre 50 scuole occupate solo a Roma in quello che si sta dimostrando il movimento di protesta studentesca più importante dell’ultimo decennio.

Perché ragazzi e ragazze manifestano e occupano gli edifici in cui dovrebbero recarsi per seguire le lezioni? Lo avevano raccontato a L’Indipendente direttamente i ragazzi dell’Osa (Opposizione d’Alternativa Studentesca, uno dei collettivi più rappresentativi delle proteste in corso), spiegando che protestano contro le riforme liberiste che stanno rendendo le scuole «una gabbia asservita agli interessi dei privati» e per poter riottenere un pieno diritto alla socializzazione. Da tempo gli studenti avanzano come richiesta base quella di essere ascoltati ed ottenere un confronto con le istituzioni, ma per ora quello che ricevono è solo repressione (l’ultimo caso di pochi giorni fa, quando la polizia ha fermato due studenti appartenenti alle proteste).

Un quadro al quale si aggiungono ora le parole di Pinneri, che hanno portato anche i deputati Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana) e Matteo Orfini (PD) a presentare una interrogazione parlamentare rivolta al ministro dell’Istruzione, Bianchi.

Secondo il Direttore dell’Ufficio Scolastico la soluzione è una sola: denunciare i compagni “rivoltosi”, impegnarsi a far tornare l’ordine e far cessare l’illegalità fra i corridoi. Quando Pinneri si esprime in questi termini, parlando appunto di illegalità, lo fa riferendosi proprio alle occupazioni, considerate “un reato di interruzione del pubblico servizio“. Nella lettera il direttore si dice disposto al dialogo “purché non vi sia un’occupazione in corso, non potendo ricevere chi sta commettendo un reato, perché violano il diritto costituzionale all’istruzione di quei numerosi studenti che non condividono il ricorso a tale strumento”.

Tra l’altro, proprio lo scorso gennaio la procura di Roma, interpellata sulle occupazioni scolastiche, aveva ribadito la legittimità delle proteste e delle manifestazioni: gli studenti non infrangono alcuna legge. Anzi, esercitano un diritto sancito e garantito dalla Costituzione. “Gli studenti devono essere considerati soggetti attivi della comunità scolastica, e partecipi alla sua gestione”.

Post associazione studentesca

Nonostante Pinneri insinui che si tratta di una piccola parte che impedisce alla maggioranza di studiare, i ragazzi che manifestano sono tanti. In risposta le istituzioni, ancora una volta, alzano un muro e definiscono “dialogo” minacce, atti punitivi e ritorsioni. Dall’inizio dell’anno scolastico, le occupazioni nei licei di Roma sono state circa 50. Le ultime il 13 dicembre al liceo Farnesina e Augusto. Il dialogo però non c’è quasi mai e non poche volte diventa violenza fisica: al liceo artistico Ripetta gli studenti hanno raccontato di una “carica” della polizia in cui è rimasto ferito un ragazzo e una studentessa ha denunciato di aver subito molestie da un agente.

[di Gloria Ferrari]

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