lunedì 16 Maggio 2022

L’Olanda sta chiudendo le prigioni per mancanza di detenuti

L’Olanda sta trasformando le proprie prigioni in edifici di utilità sociale, quali scuole e centri per i rifugiati. Questo è possibile grazie alla riduzione della popolazione carceraria, una tendenza costante negli ultimi anni, resa possibile dalle peculiari modalità di gestione del sistema giudiziario. Tra queste, la decriminalizzazione del lavoro sessuale e delle droghe leggere, i programmi di intervento per la gioventù e l’esistenza di specifici istituti di recupero per criminali con problemi di salute mentale.

Due giorni fa la British School of Amsterdam ha vinto un prestigioso premio per aver convertito in aprile una ex prigione in una scuola per 1000 studenti tra i 3 e i 18 anni. Si tratta solamente dell’ultima di una lunga serie di riconversioni di edifici carcerari caduti in disuso in strutture di pubblica utilità. Tra il 2014 e il 2019 sono state 23 le strutture chiuse e destinate a finalità socialmente utili, soprattutto istituti per studenti e centri di accoglienza per migranti.

La costante diminuzione della popolazione carceraria registrata negli ultimi anni (fatta eccezione per un leggerissimo rialzo dal 2019) è dovuta alla peculiare gestione delle vicende giudiziarie in Olanda. In primo luogo vi è la scelta di non criminalizzare il lavoro sessuale e le droghe leggere. L’attitudine del sistema di giustizia penale olandese, inoltre, è di considerare la riabilitazione come la chiave della risoluzione dei problemi sociali, piuttosto che il ricorso a un’attitudine securitaria o punitiva. Questa costituisce un vero e proprio focus nell’elaborazione di un percorso adatto al criminale, che viene chiuso in carcere solamente in ultima ratio. Le pene detentive tendono, in ogni caso, ad essere brevi.

Uno tra gli aspetti chiave di questo sistema è il TBS (ter beschikking stelling, ovvero “rendere una persona disponibile per il trattamento psichiatrico”), misura che può essere imposta a soggetti che abbiano compiuto reati quali omicidio, anche colposo, aggressione, stupro, incendio doloso, produzione di pornografia infantile e così via che siano giudicati mentalmente insani o solo parzialmente responsabili. Per questi soggetti si ritiene che la detenzione non porti ad alcuna correzione della devianza: il TBS mira piuttosto a una riabilitazione psichiatrica per prevenire le recidive una volta che i soggetti vengono rilasciati. Secondo alcuni studi, la percentuale dei criminali che compie recidiva dopo il TBS è inferiore al 34%.

Per quanto non si tratti di un sistema perfetto, i frutti si sono visti con il trascorrere degli anni: basti considerare che per il 2021 il tasso di incarcerazione in Olanda è di 63 detenuti ogni 100 mila persone, in Italia di 90. Quest’ultima è anche il Paese nel quale, secondo l’ultimo report pubblicato dal Consiglio d’Europa, si soffre maggiormente del problema di sovraffollamento nelle carceri.

Per ovviare a tale situazione il Pnrr ha previsto di stanziare 132,9 milioni di euro per l’ammodernamento del sistema carcerario e la costruzione di nuovi edifici per la detenzione. Si tratta di un sistema che in più occasioni si è dimostrato poco funzionale e bisognoso di uno strutturale ripensamento: secondo il nostro ordinamento il carcere dovrebbe essere costituire l’ultima misura posta in essere, dopo aver vagliato una serie di alternative rieducative. La costruzione di nuove carceri appare invece come una misura di pura conservazione di un sistema penale che continuerà così a vorticare su sé stesso riproponendo le medesime problematiche.

[di Valeria Casolaro]

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