venerdì 12 Agosto 2022

Serve una “comunicazione di guerra”: Mario Monti chiede una stretta sull’informazione

«Nella comunicazione di guerra c’è un dosaggio delle informazioni, che nel caso delle guerre tradizionali è odioso, ma nel caso della pandemia bisogna trovare delle modalità meno democratiche secondo per secondo». Sono le parole che l’ex presidente del Consiglio italiano e attuale capo della “Commissione paneuropea per la salute e lo sviluppo sostenibile” istituita dall’OMS ha rilasciato in diretta durante la trasmissione “In Onda” su La7. Non una battuta uscita male, ma un lungo ragionamento, pesato nella scelta delle parole usate, dal quale traspare la volontà del senatore a vita di reclamare una «comunicazione di guerra».

«Da due anni con lo scoppio della pandemia di colpo abbiamo visto che il modo in cui è organizzato il nostro mondo è desueto, non serve più. Due cose sono state toccate, la comunicazione e la governance del mondo. Nella comunicazione da subito abbiamo iniziato a usare il termine guerra, perché è una guerra, ma non abbiamo minimamente usato in nessun Paese una politica di comunicazione adatta alla guerra […] Io credo che bisognerà, andando avanti in questa pandemia o comunque per futuri disastri globali della salute, trovare un sistema che concili certamente la libertà di espressione, ma che dosi dall’alto l’informazione».

Ma questo controllo a chi spetta in una democrazia, chiede la conduttrice Concita De Gregorio? Risponde Monti: «Al governo ispirato, nutrito, istruito, dalle autorità sanitarie».

Quello che Mario Monti afferma, in buona sostanza, è: abbiamo accettato restrizioni alle libertà di movimento, no? Poi abbiamo accettato il controllo delle nostre attività in generale col green pass, no? E allora perché non dobbiamo accettare anche limiti alla libertà di parola e informazione?

Quelle di Monti non sembrano parole troppo isolate. In questi due anni abbiamo appreso che, spesso, quando sui media inizia a diffondersi un certo ragionamento si tratta del preludio a decisioni in merito. In questo senso la “comunicazione di guerra”, intesa come preparazione dell’opinione pubblica all’accettazione di misure emergenziali, è già oggettivamente in voga da tempo. È accaduto con le restrizioni, poi con il green pass, poi con i richiami vaccinali. E pure sulla stretta della libertà di informazione iniziano ad affacciarsi più contributi. Ad esempio, sul Corriere della Sera di due giorni fa: “È, dunque, facile prevedere che se l’emergenza sanitaria dovesse cronicizzarsi, come si sono cronicizzate quella ambientale e quella migratoria, si accentuerà la tendenza, già in atto, verso forme di potere politico sorte dalla progressiva sospensione o cancellazione delle consuetudini democratiche”.

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11 Commenti

  1. Inquietante. Con piccoli step stiamo subendo la recisione di questo arto inutile e fastidioso che è la Libertà. E lui “si sorprende che ci si sorprenda”.
    E perché invece non ci sorprendiamo che nessuno dei “grandi”, nel pianificare i piani OMS antipandemici del futuro, non abbia chiesto la messa al bando universale degli esperimenti di GOF sui virus?

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